Celio e Valle del Colosseo

Piazza del Colosseo, Roma

La valle del Colosseo, inclusa nella III regione Augustea, una depressione naturale tra il colle Oppio, la Velia e il Celio conosce una nuova pianificazione urbanistica con Nerone che dopo l’incendio del 64 annette l’area alla sua Domus Aurea. Qui sorse il lago artificiale conosciuto come Stagnum Neronis, circondato da boschetti, giardini e padiglioni, dove in seguito sarà costruito il Colosseo. L’anfiteatro Flavio fu inaugurato nell’80 da Tito e nelle vicinanze sorsero strutture accessorie e di servizio, come le caserme dei gladiatori (Ludus Magnus, Dacicus, Matutinus, Gallicus, dei marinai della flotta del Miseno) e altre compagini connesse all’anfiteatro come il Summum Choragium (per la conservazione degli apparati scenici) e l’Armamentarium (magazzino per le armi). Nella medesima area era situata la fontana monumentale detta Meta Sudans e la colossale statua di Nerone Helios. Lungo il percorso seguito dai cortei trionfali fu eretto l’arco di Costantino. La collina del Celio, che deve il nome all’etrusco Celio Vibenna legato a Servio Tullio, è formata da una dorsale di 2 km circa che va da Porta Maggiore al Colosseo, attraversata dalla via Coelimontana, che ne costituisce la viabilità principale, oggi ripercorsa dalle vie di Santo Stefano Rotondo e Statilia. In età repubblicana divenne zona residenziale di prestigio, conservando in seguito testimonianze di complessi di edilizia privata dove coesistono edifici abitativi di livello diverso, sia domus che insulae.
Nel III e IV secolo d. C. si svilupparono diverse abitazioni aristocratiche, come quella dei Valeri o dei Simmaci. Il colle ospitò alcune caserme tra cui quelle della guardia a cavallo dell’imperatore (Equites Singulares) e la caserma della V coorte dei vigili, presso Santa Maria in Domnica. In diversi punti del colle rimangono le monumentali arcate del ramo neroniano dell’acquedotto Claudio.
Durante l’impero di Costantino fu costruito il primo nucleo del complesso cristiano di San Giovanni in Laterano. Sui più antichi tituli (antichi luoghi di culto cristiano), a partire dall’età tardo antica sorsero diverse chiese, tra le quali i Santi Giovanni e Paolo, il complesso fortificato dei Santi Quattro Coronati, Santa Maria in Domnica, di Santo Stefano Rotondo, San Giovanni a Porta Latina, San Gregorio con l’annesso oratorio, San Tommaso in Formis e San Sisto Vecchio. Nel Rinascimento sul colle si estendeva la villa dei Mattei, poi villa Celimontana.

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La valle del Colosseo, inclusa nella III regione Augustea, una depressione naturale tra il colle Oppio, la Velia e il Celio conosce una nuova pianificazione urbanistica con Nerone che dopo l’incendio del 64 annette l’area alla sua Domus Aurea. Qui sorse il lago artificiale conosciuto come Stagnum Neronis, circondato da boschetti, giardini e padiglioni, dove in seguito sarà costruito il Colosseo. L’anfiteatro Flavio fu inaugurato nell’80 da Tito e nelle vicinanze sorsero strutture accessorie e di servizio, come le caserme dei gladiatori (Ludus Magnus, Dacicus, Matutinus, Gallicus, dei marinai della flotta del Miseno) e altre compagini connesse all’anfiteatro come il Summum Choragium (per la conservazione degli apparati scenici) e l’Armamentarium (magazzino per le armi). Nella medesima area era situata la fontana monumentale detta Meta Sudans e la colossale statua di Nerone Helios. Lungo il percorso seguito dai cortei trionfali fu eretto l’arco di Costantino. La collina del Celio, che deve il nome all’etrusco Celio Vibenna legato a Servio Tullio, è formata da una dorsale di 2 km circa che va da Porta Maggiore al Colosseo, attraversata dalla via Coelimontana, che ne costituisce la viabilità principale, oggi ripercorsa dalle vie di Santo Stefano Rotondo e Statilia. In età repubblicana divenne zona residenziale di prestigio, conservando in seguito testimonianze di complessi di edilizia privata dove coesistono edifici abitativi di livello diverso, sia domus che insulae.
Nel III e IV secolo d. C. si svilupparono diverse abitazioni aristocratiche, come quella dei Valeri o dei Simmaci. Il colle ospitò alcune caserme tra cui quelle della guardia a cavallo dell’imperatore (Equites Singulares) e la caserma della V coorte dei vigili, presso Santa Maria in Domnica. In diversi punti del colle rimangono le monumentali arcate del ramo neroniano dell’acquedotto Claudio.
Durante l’impero di Costantino fu costruito il primo nucleo del complesso cristiano di San Giovanni in Laterano. Sui più antichi tituli (antichi luoghi di culto cristiano), a partire dall’età tardo antica sorsero diverse chiese, tra le quali i Santi Giovanni e Paolo, il complesso fortificato dei Santi Quattro Coronati, Santa Maria in Domnica, di Santo Stefano Rotondo, San Giovanni a Porta Latina, San Gregorio con l’annesso oratorio, San Tommaso in Formis e San Sisto Vecchio. Nel Rinascimento sul colle si estendeva la villa dei Mattei, poi villa Celimontana.

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La valle del Colosseo, inclusa nella III regione Augustea, una depressione naturale tra il colle Oppio, la Velia e il Celio conosce una nuova pianificazione urbanistica con Nerone che dopo l’incendio del 64 annette l’area alla sua Domus Aurea. Qui sorse il lago artificiale conosciuto come Stagnum Neronis, circondato da boschetti, giardini e padiglioni, dove in seguito sarà costruito il Colosseo. L’anfiteatro Flavio fu inaugurato nell’80 da Tito e nelle vicinanze sorsero strutture accessorie e di servizio, come le caserme dei gladiatori (Ludus Magnus, Dacicus, Matutinus, Gallicus, dei marinai della flotta del Miseno) e altre compagini connesse all’anfiteatro come il Summum Choragium (per la conservazione degli apparati scenici) e l’Armamentarium (magazzino per le armi). Nella medesima area era situata la fontana monumentale detta Meta Sudans e la colossale statua di Nerone Helios. Lungo il percorso seguito dai cortei trionfali fu eretto l’arco di Costantino. La collina del Celio, che deve il nome all’etrusco Celio Vibenna legato a Servio Tullio, è formata da una dorsale di 2 km circa che va da Porta Maggiore al Colosseo, attraversata dalla via Coelimontana, che ne costituisce la viabilità principale, oggi ripercorsa dalle vie di Santo Stefano Rotondo e Statilia. In età repubblicana divenne zona residenziale di prestigio, conservando in seguito testimonianze di complessi di edilizia privata dove coesistono edifici abitativi di livello diverso, sia domus che insulae.
Nel III e IV secolo d. C. si svilupparono diverse abitazioni aristocratiche, come quella dei Valeri o dei Simmaci. Il colle ospitò alcune caserme tra cui quelle della guardia a cavallo dell’imperatore (Equites Singulares) e la caserma della V coorte dei vigili, presso Santa Maria in Domnica. In diversi punti del colle rimangono le monumentali arcate del ramo neroniano dell’acquedotto Claudio.
Durante l’impero di Costantino fu costruito il primo nucleo del complesso cristiano di San Giovanni in Laterano. Sui più antichi tituli (antichi luoghi di culto cristiano), a partire dall’età tardo antica sorsero diverse chiese, tra le quali i Santi Giovanni e Paolo, il complesso fortificato dei Santi Quattro Coronati, Santa Maria in Domnica, di Santo Stefano Rotondo, San Giovanni a Porta Latina, San Gregorio con l’annesso oratorio, San Tommaso in Formis e San Sisto Vecchio. Nel Rinascimento sul colle si estendeva la villa dei Mattei, poi villa Celimontana.

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