Porta Caelimontana e Arco di Dolabella e Silano

Via Celimontana, Roma

Costruite da Servio Tullio alla metà del VI secolo a.C., le mura serviane subirono ampliamenti e risistemazioni sostanziali nel IV secolo a.C. quando la cinta più antica in cappellaccio fu sostituita con quella in opera quadrata di blocchi di tufo giallo, della quale sono conservati alcuni tratti. Sul Celio si apriva una delle porte della cinta delle mura cosiddette serviane situata sul tracciato del clivus Scauri (corrispondente alla attuale via di San Paolo della Croce) e della via Caelimontana (ricalcante l’odierna via di Santo Stefano Rotondo), nota come porta Caelimontana. Secondo Cicerone la porta sorgeva non lontano dal Campus Martialis, purtroppo di incerta ubicazione, destinato ad esercitazioni militari forse del corpo scelto degli Equites singulares. La struttura della porta, pertinente alla cinta del 378 a. C., è stata riconosciuta nei blocchi di tufo di Grotta Oscura inglobati in uno dei pilastri dell’Arco di travertino di Dolabella e di Silano, eretto nel 10 d.C dai consoli Publius Cornelius Dolabella e Caius Iunius Silanus, oggi visibile tra via di San Paolo della Croce e piazza della Navicella. Nel 211 d.C. fu incluso nell’acquedotto Neroniano, ramo secondario dell’Aqua Claudia, per sorreggerne le arcate.

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Costruite da Servio Tullio alla metà del VI secolo a.C., le mura serviane subirono ampliamenti e risistemazioni sostanziali nel IV secolo a.C. quando la cinta più antica in cappellaccio fu sostituita con quella in opera quadrata di blocchi di tufo giallo, della quale sono conservati alcuni tratti. Sul Celio si apriva una delle porte della cinta delle mura cosiddette serviane situata sul tracciato del clivus Scauri (corrispondente alla attuale via di San Paolo della Croce) e della via Caelimontana (ricalcante l’odierna via di Santo Stefano Rotondo), nota come porta Caelimontana. Secondo Cicerone la porta sorgeva non lontano dal Campus Martialis, purtroppo di incerta ubicazione, destinato ad esercitazioni militari forse del corpo scelto degli Equites singulares. La struttura della porta, pertinente alla cinta del 378 a. C., è stata riconosciuta nei blocchi di tufo di Grotta Oscura inglobati in uno dei pilastri dell’Arco di travertino di Dolabella e di Silano, eretto nel 10 d.C dai consoli Publius Cornelius Dolabella e Caius Iunius Silanus, oggi visibile tra via di San Paolo della Croce e piazza della Navicella. Nel 211 d.C. fu incluso nell’acquedotto Neroniano, ramo secondario dell’Aqua Claudia, per sorreggerne le arcate.

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Costruite da Servio Tullio alla metà del VI secolo a.C., le mura serviane subirono ampliamenti e risistemazioni sostanziali nel IV secolo a.C. quando la cinta più antica in cappellaccio fu sostituita con quella in opera quadrata di blocchi di tufo giallo, della quale sono conservati alcuni tratti. Sul Celio si apriva una delle porte della cinta delle mura cosiddette serviane situata sul tracciato del clivus Scauri (corrispondente alla attuale via di San Paolo della Croce) e della via Caelimontana (ricalcante l’odierna via di Santo Stefano Rotondo), nota come porta Caelimontana. Secondo Cicerone la porta sorgeva non lontano dal Campus Martialis, purtroppo di incerta ubicazione, destinato ad esercitazioni militari forse del corpo scelto degli Equites singulares. La struttura della porta, pertinente alla cinta del 378 a. C., è stata riconosciuta nei blocchi di tufo di Grotta Oscura inglobati in uno dei pilastri dell’Arco di travertino di Dolabella e di Silano, eretto nel 10 d.C dai consoli Publius Cornelius Dolabella e Caius Iunius Silanus, oggi visibile tra via di San Paolo della Croce e piazza della Navicella. Nel 211 d.C. fu incluso nell’acquedotto Neroniano, ramo secondario dell’Aqua Claudia, per sorreggerne le arcate.

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