San Sisto Vecchio

Via di Santo Stefano Rotondo, 7 Roma

La chiesa sorge in un’area, intensamente edificata nell’antichità, posta lungo il tratto urbano della via Appia antistante le Terme di Caracalla. L’edificio paleocristiano, fondato probabilmente nell’ultimo decennio del IV secolo a seguito del lascito di una donna chiamata Crescentiana e intitolato nel corso del VI secolo a papa Sisto III (432-440 d.C.), era costituito da un’aula a tre navate divise da tredici colonne di granito grigio con capitelli “a foglie d’acqua” sorreggenti archi. La navata maggiore era completata da un’abside, coperta da un semplice tetto, ai lati della quale erano disposti due ambienti con funzione di sacrestia. La chiesa, restaurata nell'VIII secolo da Adriano I, fu ricostruita durante il pontificato di Innocenzo III (1198-1216): a quest’epoca risale il campanile romanico. Nel XIII secolo venne realizzato l’attiguo monastero delle suore Domenicane che, nel XVI secolo, venne trasferito nella nuova chiesa dei Santi Domenico e Sisto presso il Quirinale: da qui la denominazione di San Sisto Vecchio. Tra il 1725 e il 1727 il complesso venne ristrutturato dall'architetto Filippo Raguzzini, che realizzò l'attuale facciata a lesene, con portale sormontato da un timpano triangolare, e l’interno a navata unica. Nell'antico orto delle monache è collocato, dal 1812, il Semenzaio Comunale da cui provengono le piante e i fiori che decorano la città.

Autore: Raguzzini Filippo (1680-1771).

Futouring Lazio

La chiesa sorge in un’area, intensamente edificata nell’antichità, posta lungo il tratto urbano della via Appia antistante le Terme di Caracalla. L’edificio paleocristiano, fondato probabilmente nell’ultimo decennio del IV secolo a seguito del lascito di una donna chiamata Crescentiana e intitolato nel corso del VI secolo a papa Sisto III (432-440 d.C.), era costituito da un’aula a tre navate divise da tredici colonne di granito grigio con capitelli “a foglie d’acqua” sorreggenti archi. La navata maggiore era completata da un’abside, coperta da un semplice tetto, ai lati della quale erano disposti due ambienti con funzione di sacrestia. La chiesa, restaurata nell'VIII secolo da Adriano I, fu ricostruita durante il pontificato di Innocenzo III (1198-1216): a quest’epoca risale il campanile romanico. Nel XIII secolo venne realizzato l’attiguo monastero delle suore Domenicane che, nel XVI secolo, venne trasferito nella nuova chiesa dei Santi Domenico e Sisto presso il Quirinale: da qui la denominazione di San Sisto Vecchio. Tra il 1725 e il 1727 il complesso venne ristrutturato dall'architetto Filippo Raguzzini, che realizzò l'attuale facciata a lesene, con portale sormontato da un timpano triangolare, e l’interno a navata unica. Nell'antico orto delle monache è collocato, dal 1812, il Semenzaio Comunale da cui provengono le piante e i fiori che decorano la città.

Autore: Raguzzini Filippo (1680-1771).

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La chiesa sorge in un’area, intensamente edificata nell’antichità, posta lungo il tratto urbano della via Appia antistante le Terme di Caracalla. L’edificio paleocristiano, fondato probabilmente nell’ultimo decennio del IV secolo a seguito del lascito di una donna chiamata Crescentiana e intitolato nel corso del VI secolo a papa Sisto III (432-440 d.C.), era costituito da un’aula a tre navate divise da tredici colonne di granito grigio con capitelli “a foglie d’acqua” sorreggenti archi. La navata maggiore era completata da un’abside, coperta da un semplice tetto, ai lati della quale erano disposti due ambienti con funzione di sacrestia. La chiesa, restaurata nell'VIII secolo da Adriano I, fu ricostruita durante il pontificato di Innocenzo III (1198-1216): a quest’epoca risale il campanile romanico. Nel XIII secolo venne realizzato l’attiguo monastero delle suore Domenicane che, nel XVI secolo, venne trasferito nella nuova chiesa dei Santi Domenico e Sisto presso il Quirinale: da qui la denominazione di San Sisto Vecchio. Tra il 1725 e il 1727 il complesso venne ristrutturato dall'architetto Filippo Raguzzini, che realizzò l'attuale facciata a lesene, con portale sormontato da un timpano triangolare, e l’interno a navata unica. Nell'antico orto delle monache è collocato, dal 1812, il Semenzaio Comunale da cui provengono le piante e i fiori che decorano la città.

Autore: Raguzzini Filippo (1680-1771).

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