Santa Lucia in Selci

Via in Selci, 72 Roma

La chiesa di Santa Lucia trae la denominazione “in Selci” dalla presenza della strada romana basolata (l’antico clivus Suburanus). La chiesa era detta anche “in Orfea” in ricordo di una fontana monumentale, il lacus Orphei, posta al termine della strada, nell’odierna piazza di san Martino ai Monti. La struttura più antica, che risale all’inizio del VI secolo, faceva parte di un monastero fortificato costruito su un edificio romano, di cui sono visibili nella muratura esterna le grandi arcate tamponate nel XII secolo. Il complesso passò dai padri Benedettini ai Certosini e infine alle suore Agostiniane che lo detengono dal 1604. In questo periodo fu completamente ricostruito in stile barocco da Carlo Maderno. Nel 1637-1638 l'edificio fu restaurato da Francesco Borromini che realizzò nella controfacciata una cantoria. La chiesa, a navata unica, conserva un’immagine di Dio Padre del Cavalier d’Arpino. Di Giovanni Lanfranco sono gli stucchi dell’altare di Santa Lucia e la pala con la rappresentazione del martirio della Santa. Nella cappella Landi, opera di Borromini, si conservano un altare, considerato una delle prime opere dell’artista, e la pala della Trinità con i Santi Agostino e Monica del Cavalier d’Arpino.

Autori: Maderno Carlo (1556-1629), Borromini Francesco (1599-1667).

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La chiesa di Santa Lucia trae la denominazione “in Selci” dalla presenza della strada romana basolata (l’antico clivus Suburanus). La chiesa era detta anche “in Orfea” in ricordo di una fontana monumentale, il lacus Orphei, posta al termine della strada, nell’odierna piazza di san Martino ai Monti. La struttura più antica, che risale all’inizio del VI secolo, faceva parte di un monastero fortificato costruito su un edificio romano, di cui sono visibili nella muratura esterna le grandi arcate tamponate nel XII secolo. Il complesso passò dai padri Benedettini ai Certosini e infine alle suore Agostiniane che lo detengono dal 1604. In questo periodo fu completamente ricostruito in stile barocco da Carlo Maderno. Nel 1637-1638 l'edificio fu restaurato da Francesco Borromini che realizzò nella controfacciata una cantoria. La chiesa, a navata unica, conserva un’immagine di Dio Padre del Cavalier d’Arpino. Di Giovanni Lanfranco sono gli stucchi dell’altare di Santa Lucia e la pala con la rappresentazione del martirio della Santa. Nella cappella Landi, opera di Borromini, si conservano un altare, considerato una delle prime opere dell’artista, e la pala della Trinità con i Santi Agostino e Monica del Cavalier d’Arpino.

Autori: Maderno Carlo (1556-1629), Borromini Francesco (1599-1667).

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La chiesa di Santa Lucia trae la denominazione “in Selci” dalla presenza della strada romana basolata (l’antico clivus Suburanus). La chiesa era detta anche “in Orfea” in ricordo di una fontana monumentale, il lacus Orphei, posta al termine della strada, nell’odierna piazza di san Martino ai Monti. La struttura più antica, che risale all’inizio del VI secolo, faceva parte di un monastero fortificato costruito su un edificio romano, di cui sono visibili nella muratura esterna le grandi arcate tamponate nel XII secolo. Il complesso passò dai padri Benedettini ai Certosini e infine alle suore Agostiniane che lo detengono dal 1604. In questo periodo fu completamente ricostruito in stile barocco da Carlo Maderno. Nel 1637-1638 l'edificio fu restaurato da Francesco Borromini che realizzò nella controfacciata una cantoria. La chiesa, a navata unica, conserva un’immagine di Dio Padre del Cavalier d’Arpino. Di Giovanni Lanfranco sono gli stucchi dell’altare di Santa Lucia e la pala con la rappresentazione del martirio della Santa. Nella cappella Landi, opera di Borromini, si conservano un altare, considerato una delle prime opere dell’artista, e la pala della Trinità con i Santi Agostino e Monica del Cavalier d’Arpino.

Autori: Maderno Carlo (1556-1629), Borromini Francesco (1599-1667).

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