Santa Maria in Domnica

Via della Navicella, Roma

La chiesa di Santa Maria in Domnica è localizzata sul Celio nell’area della statio (caserma) della V coorte dei Vigiles le cui strutture sono visibili nei sotterranei. L’edificio sacro, fondato nel VII o VIII secolo, venne interamente ricostruito da papa Pasquale I (817-824) con funzione di diaconia (centro di distribuzione e assistenza caritatevole). La pianta è a tre navate terminanti con absidi, probabilmente un portico (nartece) era posto davanti alla facciata. Tutta la struttura della chiesa è costruita con spolia (materiale proveniente da edifici antichi), sia i mattoni delle pareti che gli ornamenti interni: questa caratteristica è propria di gran parte degli edifici medievali di Roma. Papa Leone X (Giovanni de’Medici, 1513-21) affidò ad Andrea Sansovino (1467-1529) la costruzione della nuova facciata e della fontana antistante. L’appellativo Domnica (signora, padrona) è stato messo in relazione con la presenza nelle vicinanze di un tempio della dea egiziana Iside: dea madre di Horus, spesso raffigurata nell’atto di allattare e invocata con il nome di Regina Coeli. Nei primi secoli della chiesa la lotta al paganesimo veniva condotta anche mediante la sovrapposizione dei luoghi di culto cristiani ai templi pagani: questa funzione venne assolta prima dalla chiesa di Sant’Isidoro e, alla scomparsa di questa, dalla chiesa di Santa Maria in Domnica. Ad origini pagane potrebbe fare riferimento anche la statua della “navicella”, attributo della dea Iside protettrice dei naviganti, posta davanti alla chiesa.

Autore: Sansovino Andrea (1467-1529).

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La chiesa di Santa Maria in Domnica è localizzata sul Celio nell’area della statio (caserma) della V coorte dei Vigiles le cui strutture sono visibili nei sotterranei. L’edificio sacro, fondato nel VII o VIII secolo, venne interamente ricostruito da papa Pasquale I (817-824) con funzione di diaconia (centro di distribuzione e assistenza caritatevole). La pianta è a tre navate terminanti con absidi, probabilmente un portico (nartece) era posto davanti alla facciata. Tutta la struttura della chiesa è costruita con spolia (materiale proveniente da edifici antichi), sia i mattoni delle pareti che gli ornamenti interni: questa caratteristica è propria di gran parte degli edifici medievali di Roma. Papa Leone X (Giovanni de’Medici, 1513-21) affidò ad Andrea Sansovino (1467-1529) la costruzione della nuova facciata e della fontana antistante. L’appellativo Domnica (signora, padrona) è stato messo in relazione con la presenza nelle vicinanze di un tempio della dea egiziana Iside: dea madre di Horus, spesso raffigurata nell’atto di allattare e invocata con il nome di Regina Coeli. Nei primi secoli della chiesa la lotta al paganesimo veniva condotta anche mediante la sovrapposizione dei luoghi di culto cristiani ai templi pagani: questa funzione venne assolta prima dalla chiesa di Sant’Isidoro e, alla scomparsa di questa, dalla chiesa di Santa Maria in Domnica. Ad origini pagane potrebbe fare riferimento anche la statua della “navicella”, attributo della dea Iside protettrice dei naviganti, posta davanti alla chiesa.

Autore: Sansovino Andrea (1467-1529).

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La chiesa di Santa Maria in Domnica è localizzata sul Celio nell’area della statio (caserma) della V coorte dei Vigiles le cui strutture sono visibili nei sotterranei. L’edificio sacro, fondato nel VII o VIII secolo, venne interamente ricostruito da papa Pasquale I (817-824) con funzione di diaconia (centro di distribuzione e assistenza caritatevole). La pianta è a tre navate terminanti con absidi, probabilmente un portico (nartece) era posto davanti alla facciata. Tutta la struttura della chiesa è costruita con spolia (materiale proveniente da edifici antichi), sia i mattoni delle pareti che gli ornamenti interni: questa caratteristica è propria di gran parte degli edifici medievali di Roma. Papa Leone X (Giovanni de’Medici, 1513-21) affidò ad Andrea Sansovino (1467-1529) la costruzione della nuova facciata e della fontana antistante. L’appellativo Domnica (signora, padrona) è stato messo in relazione con la presenza nelle vicinanze di un tempio della dea egiziana Iside: dea madre di Horus, spesso raffigurata nell’atto di allattare e invocata con il nome di Regina Coeli. Nei primi secoli della chiesa la lotta al paganesimo veniva condotta anche mediante la sovrapposizione dei luoghi di culto cristiani ai templi pagani: questa funzione venne assolta prima dalla chiesa di Sant’Isidoro e, alla scomparsa di questa, dalla chiesa di Santa Maria in Domnica. Ad origini pagane potrebbe fare riferimento anche la statua della “navicella”, attributo della dea Iside protettrice dei naviganti, posta davanti alla chiesa.

Autore: Sansovino Andrea (1467-1529).

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