Terme di Tito e Terme di Traiano

Viale Serapide, Roma

Nel mondo romano la pratica del bagno rappresentò un fatto di enorme rilevanza sociale. Il “programma” dei bagni avveniva secondo un percorso stabilito che rispondeva a precise regole igieniche. All’ingresso delle terme era collocato lo spogliatoio (apodytherium) dal quale l’utente poteva entrare in un ambiente tiepido (tepidarium) oppure praticare un’attività sportiva nella palestra. Successivamente entrava nella sauna (laconicum) e da qui in una sala calda (caldarium). Il percorso si concludeva con l’immersione nella vasca di acqua fredda del frigidarium , oppure con un bagno in una grande piscina (natatio). Le Terme di Tito vennero costruite dall’imperatore Tito (79-81 d.C.) sul sito della Domus Aurea, nell’ambito del programma urbanistico degli imperatori della dinastia flavia di restituzione al popolo romano degli spazi già occupati da Nerone. L'intero complesso subì in età post-antica pesanti spoliazioni e oggi i resti visibili sono piuttosto scarsi: la pianta del monumento è nota attraverso i disegni di Andrea Palladio (1508-1580). Nel 104 d.C. a questo vennero affiancate le grandiose terme di Traiano (98-117 d.C.) realizzate su progetto dell’architetto Apollodoro di Damasco. Le terme, che sfruttano in fondazione le strutture della Domus Aurea, presentano un orientamento divergente rispetto alle strutture precedenti, finalizzato alla ricerca di una migliore esposizione al sole e ai venti. La ricchezza dell’apparato decorativo è testimoniata dal gruppo scultoreo del Laocoonte, oggi conservato nei Musei Vaticani. L'approvvigionamento idrico era assicurato da un ramo dell'acquedotto Traiano che alimentava una grandiosa cisterna detta delle "Sette Sale" della capacità di 8 milioni di litri d'acqua. Sulla terrazza di copertura della cisterna era presente una ricca domus restaurata nel IV secolo e decorata con pavimenti a mosaico e in opus sectile. I resti delle terme di Traiano furono il soggetto di numerose vedute e disegni di antichità nel XVIII secolo, come quelle dell’architetto e incisore Giovanni Battista Piranesi (1720-1778).

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Nel mondo romano la pratica del bagno rappresentò un fatto di enorme rilevanza sociale. Il “programma” dei bagni avveniva secondo un percorso stabilito che rispondeva a precise regole igieniche. All’ingresso delle terme era collocato lo spogliatoio (apodytherium) dal quale l’utente poteva entrare in un ambiente tiepido (tepidarium) oppure praticare un’attività sportiva nella palestra. Successivamente entrava nella sauna (laconicum) e da qui in una sala calda (caldarium). Il percorso si concludeva con l’immersione nella vasca di acqua fredda del frigidarium , oppure con un bagno in una grande piscina (natatio). Le Terme di Tito vennero costruite dall’imperatore Tito (79-81 d.C.) sul sito della Domus Aurea, nell’ambito del programma urbanistico degli imperatori della dinastia flavia di restituzione al popolo romano degli spazi già occupati da Nerone. L'intero complesso subì in età post-antica pesanti spoliazioni e oggi i resti visibili sono piuttosto scarsi: la pianta del monumento è nota attraverso i disegni di Andrea Palladio (1508-1580). Nel 104 d.C. a questo vennero affiancate le grandiose terme di Traiano (98-117 d.C.) realizzate su progetto dell’architetto Apollodoro di Damasco. Le terme, che sfruttano in fondazione le strutture della Domus Aurea, presentano un orientamento divergente rispetto alle strutture precedenti, finalizzato alla ricerca di una migliore esposizione al sole e ai venti. La ricchezza dell’apparato decorativo è testimoniata dal gruppo scultoreo del Laocoonte, oggi conservato nei Musei Vaticani. L'approvvigionamento idrico era assicurato da un ramo dell'acquedotto Traiano che alimentava una grandiosa cisterna detta delle "Sette Sale" della capacità di 8 milioni di litri d'acqua. Sulla terrazza di copertura della cisterna era presente una ricca domus restaurata nel IV secolo e decorata con pavimenti a mosaico e in opus sectile. I resti delle terme di Traiano furono il soggetto di numerose vedute e disegni di antichità nel XVIII secolo, come quelle dell’architetto e incisore Giovanni Battista Piranesi (1720-1778).

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Nel mondo romano la pratica del bagno rappresentò un fatto di enorme rilevanza sociale. Il “programma” dei bagni avveniva secondo un percorso stabilito che rispondeva a precise regole igieniche. All’ingresso delle terme era collocato lo spogliatoio (apodytherium) dal quale l’utente poteva entrare in un ambiente tiepido (tepidarium) oppure praticare un’attività sportiva nella palestra. Successivamente entrava nella sauna (laconicum) e da qui in una sala calda (caldarium). Il percorso si concludeva con l’immersione nella vasca di acqua fredda del frigidarium , oppure con un bagno in una grande piscina (natatio). Le Terme di Tito vennero costruite dall’imperatore Tito (79-81 d.C.) sul sito della Domus Aurea, nell’ambito del programma urbanistico degli imperatori della dinastia flavia di restituzione al popolo romano degli spazi già occupati da Nerone. L'intero complesso subì in età post-antica pesanti spoliazioni e oggi i resti visibili sono piuttosto scarsi: la pianta del monumento è nota attraverso i disegni di Andrea Palladio (1508-1580). Nel 104 d.C. a questo vennero affiancate le grandiose terme di Traiano (98-117 d.C.) realizzate su progetto dell’architetto Apollodoro di Damasco. Le terme, che sfruttano in fondazione le strutture della Domus Aurea, presentano un orientamento divergente rispetto alle strutture precedenti, finalizzato alla ricerca di una migliore esposizione al sole e ai venti. La ricchezza dell’apparato decorativo è testimoniata dal gruppo scultoreo del Laocoonte, oggi conservato nei Musei Vaticani. L'approvvigionamento idrico era assicurato da un ramo dell'acquedotto Traiano che alimentava una grandiosa cisterna detta delle "Sette Sale" della capacità di 8 milioni di litri d'acqua. Sulla terrazza di copertura della cisterna era presente una ricca domus restaurata nel IV secolo e decorata con pavimenti a mosaico e in opus sectile. I resti delle terme di Traiano furono il soggetto di numerose vedute e disegni di antichità nel XVIII secolo, come quelle dell’architetto e incisore Giovanni Battista Piranesi (1720-1778).

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