Descrizione

La Damnatio memoriae di Nerone

Nerone fu l’ultimo imperatore della dinastia Giulio-Claudia e regnò per quattordici anni dal 54 d.C. al 68 d.C., anno del suo suicidio. Le fonti che ci sono pervenute lo descrivono come un tiranno, un imperatore crudele e senza scrupoli, un uomo appariscente e pazzo. In realtà oggi sappiamo che Nerone ebbe comportamenti molto simili ad altri imperatori che non furono ugualmente giudicati. Fu un imperatore amante della poesia, del canto, del ballo; era solito organizzare feste, giochi pubblici e spettacoli ai quali prendeva parte in prima persona esibendosi come uno showman. Nerone era un imperatore attento ai fabbisogni del popolo, di cui voleva migliorare le condizioni di vita limitando i privilegi delle classi aristocratiche e senatorie. Per questo motivo gli uomini di potere gli furono avversi durante tutto il corso del suo regno, alla fine del quale, lo detronizzarono dichiarandolo nemico pubblico e condannandolo all’oblio della damnatio memoriae.

 

La damnatio memoriae consisteva nella cancellazione della memoria di una persona e nella distruzione di qualsiasi traccia potesse ricordarla, motivo per cui della maggior parte delle sue opere non vi è più traccia. A seguito di questa condanna, all’imperatore non fu concessa la sepoltura nel Mausoleo di Augusto, monumento eretto dal primo imperatore per accogliere tutta la sua famiglia e i suoi eredi. Il corpo di Nerone fu seppellito, quindi, nel Mausoleo dei Domizi Enobarbi, di proprietà della famiglia paterna, ubicato nell’odierna piazza del Popolo. L’imperatore fu così tanto amato dal popolo che, dopo la sua morte, molti cittadini cominciarono a sperare che non fosse morto realmente, ma si fosse solo allontanato da Roma e nacquero così delle leggende sul suo ritorno in città come difensore della plebe. Nel 1099 il Mausoleo dei Domizi Enobarbi fu demolito per costruirvi sopra la Basilica di Santa Maria del Popolo.

Uno dei tanti interventi urbanistici di Nerone furono le Terme, che si estendevano nella zona tra piazza della Rotonda, via del Pozzo delle Cornacchie e via della Dogana Vecchia. Oggi rimane molto poco di questo grande edificio (anch’esso costruito per il godimento del popolo), ma potrete ammirare una vasca di granito nero e rosso che doveva essere utilizzata nella sala del calidarium, trovata sotto Palazzo Madama e oggi utilizzata come fontana. Poco distante, a via di Sant’Eustachio, si erigono due colonne di granito riconducibili alle terme neroniane. Ora, guardando il pronao antistante il Pantheon, riuscite ad individuare le due colonne di granito rosa appartenenti alle terme che nel 1666 sono state qui posizionate per sostituire quelle danneggiate?

Tra via dè Neri e corso Vittorio Emanuele II si stendeva lo Stagnum Agrippae, un laghetto artificiale che doveva fungere da piscina per il nuoto delle terme di Agrippa e poi successivamente per quelle di Nerone. In queste acque, Tacito racconta, che Nerone organizzò una lussuosa e sfarzosa cena: fu costruita una zattera su cui avvenne il convitto e questa era trainata da navi riccamente decorate d’oro e d’avorio. I boschi attorno erano stati tutti illuminati e nella piscina nuotavano pesci provenienti dall’oceano, portati per l’occasione.

Proseguendo il vostro itinerario, s’innalzerà davanti ai vostri occhi la Torre delle Milizie. Qui una leggenda narra che l’imperatore Nerone abbia cantato, suonando la cetra, alcuni versi da lui stesso composti per l'incendio della città di Troia, mentre ammirava Roma andare in fiamme. Era il 64 d.C. quando, nella notte tra il 18-19 luglio, durante una serata calda e ventosa, nella città si scatenò l’inferno che durò quasi nove giorni. Sappiamo che il rogo iniziò nel circo Massimo e dilagò rapidamente su tutta Roma mettendo in ginocchio tutti, plebei ed aristocratici. Furono rase al suolo tre regioni della città e duecentomila le persone che si ritrovarono senza casa. Le fonti antiche narrano che Nerone seppe della tragedia mentre alloggiava nella sua residenza di Anzio e che si precipitò a Roma non appena ebbe la notizia; il 28 luglio, tra le rovine fumanti, l’imperatore organizzò tempestivamente degli alloggi improvvisati e temporanei in tutto il Campo Marzio, nelle terme di Agrippa ed aprì anche i suoi giardini privati posti nell’area del Vaticano. Ma tutto questo non bastò. Fin dai primi giorni dell’incendio cominciarono a circolare voci che fosse stato l’imperatore stesso ad aver dato ordini precisi di appiccare il fuoco. Da queste dicerie nasce quindi la leggenda della Torre che vi abbiamo appena raccontato, leggenda impossibile da credere anche considerando il fatto che la costruzione è databile al periodo medievale.

Percorrendo Via dei Fori Imperiali alzate lo sguardo alla vostra sinistra e avrete un’altra visione della torre delle Milizie che si staglia su tutte le rovine del cuore pulsante di Roma. Immaginate il nostro imperatore guardare la propria città andare in fiamme. Oggi è difficile dar credito alle fonti antiche notoriamente di parte, ma fino a non poco tempo fa questa storia risultava ai più molto romantica e suggestiva. Sappiamo anche infatti, che a Roma erano molto frequenti gli incendi, dato il materiale deperibile con cui erano costruite le case comuni.

Arrivando ai piedi del Colosseo, immaginate una valle completamente libera da costruzioni. Così questo posto doveva apparire durante il regno di Nerone. Dopo il grande incendio, l’imperatore costruì un lago artificiale proprio sul sito dove ora sorge il Colosseo, che doveva fare da sfondo alla sua nuova dimora, la Domus Aurea, edificata dopo il 64 d.C. In questa valle si ergeva la colossale statua in bronzo di Nerone che, alla sua morte, a causa della damnatio memoriae, fu modificata in volto affinchè rappresentasse il dio Sole e fu posizionata nel Tempio di Venere e Roma. Il Colosseo deve proprio a questa statua il suo nome, statua che andò distrutta probabilmente nel 410 d.C..

Oltrepassando il Colosseo potrete vedere quello che rimane del Tempio di Claudio nella sua omonima via. La struttura subì gravi danni durante l’incendio, così Nerone, sfruttando la parte illesa, riadattò a ninfeo che racchiuse nei giardini della sua nuova dimora. L’imperatore costruì anche un Acquedotto, di cui oggi abbiamo pochi resti sparsi, che doveva rifornire la sua nuova casa e il laghetto artificiale annesso. Perdendovi tra queste strade e arrivando fino al colle Oppio, provate finalmente ad immaginare la Domus Aurea, che si estendeva per quasi 250 ettari. La residenza era composta per la maggior parte della sua superficie da giardini, boschi e vigne. La Domus Aurea deve il suo nome ai suoi immensi rivestimenti di oro colato, ma vi erano anche soffitti con pietre preziose e lamine d’avorio. Gli autori antichi ci descrivono come la casa fosse principalmente sfruttata da Nerone per accogliere grandi e suntuose feste. Pochi sono gli ambienti che ci sono rimasti e molti di essi sono difficilmente riconoscibili, a causa della damnatio memoriae che colpì l’imperatore.

La Domus Aurea non fu una mossa felice da parte dell’imperatore nei confronti del popolo, il quale, dopo l’incendio, si era visto sottrarre non solo le proprie abitazioni, ma lo stesso suolo pubblico in favore di una sfarzosa residenza imperiale, costruita a spese dello stato. Probabilmente proprio da questa vicenda Nerone perse anche la fiducia del popolo, andando così incontro ad una fine poco dignitosa considerando quello che aveva fatto in vita. Per lungo tempo le fonti antiche hanno avuto la meglio sulla storia effettiva, radicando durante il medioevo la convinzione di una figura negativa. Oggi però siamo in grado di rivalutare molti aspetti di questo imperatore, per lungo tempo amato dal popolo e in seguito compianto, ma avverso a quella nobiltà senatoria che nella Roma imperiale ha sempre avuto un peso imprescindibile.

Punti di interesse

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Santa Maria del Popolo

La leggenda vuole che nel 1099 papa Pasquale II (Raniero di Bieda 1099-1118) dedicasse la cappell... ...

Terme Neroniane o Alessandrine

Nel mondo romano la pratica del bagno rappresentò un fatto di enorme rilevanza sociale. Il “progr... ...

Stagnum Agrippae

Collocato nell’avvallamento naturale nell’area compresa tra l’odierno Corso Vittorio Emanuele II ... ...

Torre delle Milizie

Eretta ai margini dei Mercati di Traiano e alle pendici del Quirinale è la testimonianza di uno d... ...

Anfiteatro Flavio (Colosseo)

L’Anfiteatro Flavio fu detto Colosseo in età medievale per la presenza della statua colossale di ... ...

Tempio del Divo Claudio

Il tempio venne dedicato all’imperatore Claudio (41-54 d.C.), divinizzato dopo la morte, dalla mo... ...

Acquedotto Neroniano

L’acquedotto, successivamente denominato “Acquedotto Celimontano”, venne fatto costruire dall’Imp... ...

Domus Aurea

Dopo l’ incendio che sconvolse Roma, a partire dalla notte del 18 luglio del 64 d.C. e per nove g... ...

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