Arco di Tito

Via Sacra, Roma
060608

Il monumento, posto al culmine della Via Sacra nella sella che unisce il colle Palatino alla Velia, venne realizzato dopo la morte dell’imperatore Tito (79-81 d.C.) per celebrare la sua divinizzazione. È un arco a un solo fornice, in blocchi di marmo e nucleo interno in conglomerato cementizio con lo zoccolo di base è in blocchi di travertino. I pilastri sono decorati con colonne di ordine composito. L’attico conserva sul lato orientale l’iscrizione originaria con la dedica dell’arco da parte del Senato al “divo Tito Vespasiano Augusto figlio del divo Vespasiano”. All’interno del fornice due grandi pannelli illustrano l’evento più memorabile nella carriera militare dell’imperatore: il trionfo riportato a Roma dopo la conquista di Gerusalemme (71 d.C.).

Da notare la raffigurazione degli arredi sacri saccheggiati dal tempio di Gerusalemme (uno dei candelabri a sette braccia, la tavola con i vasi sacri, le trombe d'argento). Nel Medioevo l'arco venne incorporato nella fortezza dei Frangipane e in seguito nelle strutture annesse al convento di Santa Francesca Romana. Il monumento costituiva una delle tappe della “Possessio” ovvero del corteo trionfale che si snodava da San Pietro a San Giovanni in Laterano con il quale ogni nuovo pontefice “prendeva possesso” della città di Roma. Il restauro dell’Arco di Tito, iniziato nel 1818 da Raffaele Stern ed ultimato da Giuseppe Valadier (1824), è esemplare per l’impiego nelle parti aggiunte dell’elevato di un materiale diverso (il travertino) rispetto a quello originario (il marmo).

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Il monumento, posto al culmine della Via Sacra nella sella che unisce il colle Palatino alla Velia, venne realizzato dopo la morte dell’imperatore Tito (79-81 d.C.) per celebrare la sua divinizzazione. È un arco a un solo fornice, in blocchi di marmo e nucleo interno in conglomerato cementizio con lo zoccolo di base è in blocchi di travertino. I pilastri sono decorati con colonne di ordine composito. L’attico conserva sul lato orientale l’iscrizione originaria con la dedica dell’arco da parte del Senato al “divo Tito Vespasiano Augusto figlio del divo Vespasiano”. All’interno del fornice due grandi pannelli illustrano l’evento più memorabile nella carriera militare dell’imperatore: il trionfo riportato a Roma dopo la conquista di Gerusalemme (71 d.C.).

Da notare la raffigurazione degli arredi sacri saccheggiati dal tempio di Gerusalemme (uno dei candelabri a sette braccia, la tavola con i vasi sacri, le trombe d'argento). Nel Medioevo l'arco venne incorporato nella fortezza dei Frangipane e in seguito nelle strutture annesse al convento di Santa Francesca Romana. Il monumento costituiva una delle tappe della “Possessio” ovvero del corteo trionfale che si snodava da San Pietro a San Giovanni in Laterano con il quale ogni nuovo pontefice “prendeva possesso” della città di Roma. Il restauro dell’Arco di Tito, iniziato nel 1818 da Raffaele Stern ed ultimato da Giuseppe Valadier (1824), è esemplare per l’impiego nelle parti aggiunte dell’elevato di un materiale diverso (il travertino) rispetto a quello originario (il marmo).

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Il monumento, posto al culmine della Via Sacra nella sella che unisce il colle Palatino alla Velia, venne realizzato dopo la morte dell’imperatore Tito (79-81 d.C.) per celebrare la sua divinizzazione. È un arco a un solo fornice, in blocchi di marmo e nucleo interno in conglomerato cementizio con lo zoccolo di base è in blocchi di travertino. I pilastri sono decorati con colonne di ordine composito. L’attico conserva sul lato orientale l’iscrizione originaria con la dedica dell’arco da parte del Senato al “divo Tito Vespasiano Augusto figlio del divo Vespasiano”. All’interno del fornice due grandi pannelli illustrano l’evento più memorabile nella carriera militare dell’imperatore: il trionfo riportato a Roma dopo la conquista di Gerusalemme (71 d.C.).

Da notare la raffigurazione degli arredi sacri saccheggiati dal tempio di Gerusalemme (uno dei candelabri a sette braccia, la tavola con i vasi sacri, le trombe d'argento). Nel Medioevo l'arco venne incorporato nella fortezza dei Frangipane e in seguito nelle strutture annesse al convento di Santa Francesca Romana. Il monumento costituiva una delle tappe della “Possessio” ovvero del corteo trionfale che si snodava da San Pietro a San Giovanni in Laterano con il quale ogni nuovo pontefice “prendeva possesso” della città di Roma. Il restauro dell’Arco di Tito, iniziato nel 1818 da Raffaele Stern ed ultimato da Giuseppe Valadier (1824), è esemplare per l’impiego nelle parti aggiunte dell’elevato di un materiale diverso (il travertino) rispetto a quello originario (il marmo).

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