Area Sacra di Largo Argentina

Largo Argentina, Roma

Le demolizioni della fine degli anni Venti del Novecento misero in luce uno straordinario complesso di templi di epoca repubblicana situati tra le vie Florida, di San Nicola ai Cesarini e di Torre Argentina. Si tratta della zona centrale di un più ampio quadriportico identificato con la Porticus Minucia Vetus costruita nel 110 a.C. dal console M. Minucius Rufus, in seguito al suo trionfo sugli Scordisci, antica popolazione della Tracia. La piazza era delimitata su tutti i lati da portoci: a nord dall’Hecatostylum (Portico delle cento colonne) e dalle terme di Agrippa, ad ovest dai portici del Teatro di Pompeo e ad est dalla Porticus Minucia Frumentaria. Per convenzione i templi sono denominati A, B, C, D a partire da destra (est). Dei quattro templi di Largo Argentina, il più antico risulta essere il tempio C, databile alla fine del IV-inizi III sec. a.C., periptero sine postico, su alto podio di tufo e probabilmente dedicato a Feronia. Subito dopo, nel III sec. a.C., venne costruito il tempio A oggetto nel tempo di numerose trasformazioni. I resti attuali, che sembrano potersi riferire al restauro di Pompeo, mostrano un periptero con colonne in tufo e capitelli in travertino. L’identificazione è ancora controversa in quanto potrebbe trattarsi del tempio dedicato a Iuno Curritis, dedicato da Q. Lutazio Cercone dopo la vittoria su Falerii nel 241 a.C., o a Giuturna, votato da Q. Lutazio Catulo dopo la sconfitta dei Cartaginesi nello stesso anno. Segue il tempio D, il più grande, che occupa l’estremità meridionale dell’area e che attualmente conserva i resti di un restauro tardo repubblicano in travertino. L’edificio era stato dedicato nel 179 a.C. da M. Emilio Lepido ai Lari Permarini. L’ultimo tempio ad essere costruito nell’area fu l’edificio B, a pianta circolare su podio con scalinata anteriore e identificato con l’aedes Fortunae Huiusce Diei. Questo, eretto da Q. Lutazio Catulo nel 101 a.C. in seguito alla vittoria di Vercelli sui Cimbri, aveva la peristasi in tufo con basi attiche e capitelli corinzi in travertino. I templi più antichi vennero edificati direttamente sul piano di campagna, mentre nel 111 a.C., forse in seguito ad un incendio, un nuovo pavimento tufaceo unitario e rialzato incluse i tre templi in un unico complesso monumentale, sul quale sorse l’edificio di culto più tardo. In epoca imperiale la zona sacra venne interessata da restauri (tra cui la nuova pavimentazione in travertino, dopo l’incendio dell’80 d.C.) e da alcune trasformazioni. In particolare nel III secolo furono realizzati gli uffici dai quali dipendevano gli acquedotti, unificati in epoca severiana in un’unica amministrazione con quelli preposti alle distribuzione gratuite del grano. Durante gli scavi degli anni Venti furono demoliti gli edifici sorti sull’area sacra. Nei restauri degli anni Trenta e Quaranta fu rimontato accanto alla Torre del Papito, ai margini dell’area Sacra, il piccolo portico, riutilizzando i materiali della vicina struttura medievale di via San Nicola dei Cesarini, 42.

Futouring Lazio

Le demolizioni della fine degli anni Venti del Novecento misero in luce uno straordinario complesso di templi di epoca repubblicana situati tra le vie Florida, di San Nicola ai Cesarini e di Torre Argentina. Si tratta della zona centrale di un più ampio quadriportico identificato con la Porticus Minucia Vetus costruita nel 110 a.C. dal console M. Minucius Rufus, in seguito al suo trionfo sugli Scordisci, antica popolazione della Tracia. La piazza era delimitata su tutti i lati da portoci: a nord dall’Hecatostylum (Portico delle cento colonne) e dalle terme di Agrippa, ad ovest dai portici del Teatro di Pompeo e ad est dalla Porticus Minucia Frumentaria. Per convenzione i templi sono denominati A, B, C, D a partire da destra (est). Dei quattro templi di Largo Argentina, il più antico risulta essere il tempio C, databile alla fine del IV-inizi III sec. a.C., periptero sine postico, su alto podio di tufo e probabilmente dedicato a Feronia. Subito dopo, nel III sec. a.C., venne costruito il tempio A oggetto nel tempo di numerose trasformazioni. I resti attuali, che sembrano potersi riferire al restauro di Pompeo, mostrano un periptero con colonne in tufo e capitelli in travertino. L’identificazione è ancora controversa in quanto potrebbe trattarsi del tempio dedicato a Iuno Curritis, dedicato da Q. Lutazio Cercone dopo la vittoria su Falerii nel 241 a.C., o a Giuturna, votato da Q. Lutazio Catulo dopo la sconfitta dei Cartaginesi nello stesso anno. Segue il tempio D, il più grande, che occupa l’estremità meridionale dell’area e che attualmente conserva i resti di un restauro tardo repubblicano in travertino. L’edificio era stato dedicato nel 179 a.C. da M. Emilio Lepido ai Lari Permarini. L’ultimo tempio ad essere costruito nell’area fu l’edificio B, a pianta circolare su podio con scalinata anteriore e identificato con l’aedes Fortunae Huiusce Diei. Questo, eretto da Q. Lutazio Catulo nel 101 a.C. in seguito alla vittoria di Vercelli sui Cimbri, aveva la peristasi in tufo con basi attiche e capitelli corinzi in travertino. I templi più antichi vennero edificati direttamente sul piano di campagna, mentre nel 111 a.C., forse in seguito ad un incendio, un nuovo pavimento tufaceo unitario e rialzato incluse i tre templi in un unico complesso monumentale, sul quale sorse l’edificio di culto più tardo. In epoca imperiale la zona sacra venne interessata da restauri (tra cui la nuova pavimentazione in travertino, dopo l’incendio dell’80 d.C.) e da alcune trasformazioni. In particolare nel III secolo furono realizzati gli uffici dai quali dipendevano gli acquedotti, unificati in epoca severiana in un’unica amministrazione con quelli preposti alle distribuzione gratuite del grano. Durante gli scavi degli anni Venti furono demoliti gli edifici sorti sull’area sacra. Nei restauri degli anni Trenta e Quaranta fu rimontato accanto alla Torre del Papito, ai margini dell’area Sacra, il piccolo portico, riutilizzando i materiali della vicina struttura medievale di via San Nicola dei Cesarini, 42.

Futouring Lazio

41.89528,12.476944,17

Le demolizioni della fine degli anni Venti del Novecento misero in luce uno straordinario complesso di templi di epoca repubblicana situati tra le vie Florida, di San Nicola ai Cesarini e di Torre Argentina. Si tratta della zona centrale di un più ampio quadriportico identificato con la Porticus Minucia Vetus costruita nel 110 a.C. dal console M. Minucius Rufus, in seguito al suo trionfo sugli Scordisci, antica popolazione della Tracia. La piazza era delimitata su tutti i lati da portoci: a nord dall’Hecatostylum (Portico delle cento colonne) e dalle terme di Agrippa, ad ovest dai portici del Teatro di Pompeo e ad est dalla Porticus Minucia Frumentaria. Per convenzione i templi sono denominati A, B, C, D a partire da destra (est). Dei quattro templi di Largo Argentina, il più antico risulta essere il tempio C, databile alla fine del IV-inizi III sec. a.C., periptero sine postico, su alto podio di tufo e probabilmente dedicato a Feronia. Subito dopo, nel III sec. a.C., venne costruito il tempio A oggetto nel tempo di numerose trasformazioni. I resti attuali, che sembrano potersi riferire al restauro di Pompeo, mostrano un periptero con colonne in tufo e capitelli in travertino. L’identificazione è ancora controversa in quanto potrebbe trattarsi del tempio dedicato a Iuno Curritis, dedicato da Q. Lutazio Cercone dopo la vittoria su Falerii nel 241 a.C., o a Giuturna, votato da Q. Lutazio Catulo dopo la sconfitta dei Cartaginesi nello stesso anno. Segue il tempio D, il più grande, che occupa l’estremità meridionale dell’area e che attualmente conserva i resti di un restauro tardo repubblicano in travertino. L’edificio era stato dedicato nel 179 a.C. da M. Emilio Lepido ai Lari Permarini. L’ultimo tempio ad essere costruito nell’area fu l’edificio B, a pianta circolare su podio con scalinata anteriore e identificato con l’aedes Fortunae Huiusce Diei. Questo, eretto da Q. Lutazio Catulo nel 101 a.C. in seguito alla vittoria di Vercelli sui Cimbri, aveva la peristasi in tufo con basi attiche e capitelli corinzi in travertino. I templi più antichi vennero edificati direttamente sul piano di campagna, mentre nel 111 a.C., forse in seguito ad un incendio, un nuovo pavimento tufaceo unitario e rialzato incluse i tre templi in un unico complesso monumentale, sul quale sorse l’edificio di culto più tardo. In epoca imperiale la zona sacra venne interessata da restauri (tra cui la nuova pavimentazione in travertino, dopo l’incendio dell’80 d.C.) e da alcune trasformazioni. In particolare nel III secolo furono realizzati gli uffici dai quali dipendevano gli acquedotti, unificati in epoca severiana in un’unica amministrazione con quelli preposti alle distribuzione gratuite del grano. Durante gli scavi degli anni Venti furono demoliti gli edifici sorti sull’area sacra. Nei restauri degli anni Trenta e Quaranta fu rimontato accanto alla Torre del Papito, ai margini dell’area Sacra, il piccolo portico, riutilizzando i materiali della vicina struttura medievale di via San Nicola dei Cesarini, 42.

Futouring Lazio

itinerari che contengono questo punto di interesse

Nei pressi

  • Bistrot

    I vicini bistrot

    Via di Torre Argentina, 70, Roma