Area sacra di Sant’Omobono

Via L. Petroselli, angolo via Vico Jugario, Roma

Ai piedi del Campidoglio, ai margini settentrionali del Foro Boario, sono localizzati due templi, dedicati rispettivamente a Fortuna e a Mater Matuta (divinità legate al mondo agricolo e femminile) edificati nel VI secolo a.C. e più volte ricostruiti. Dal VI secolo d.C. nella cella del tempio di Mater Matuta venne realizzata in età medievale la chiesa di San Salvatore in portico, successivamente dedicata (1575) a Sant’Omobono, da cui il nome con cui l’area è oggi conosciuta. Allo stato attuale è difficile distinguere tra le tanti strutture presente gli elementi riferibili alle singole fasi dei templi. Le più antiche testimonianze archeologiche si riferiscono al culto di Mater Matuta, ancora però officiato all’aperto. Nel VI sec.a.C. viene costruito un primo tempio, di piccole dimensioni, decorato con splendide terracotte architettoniche (oggi ai Musei della Centrale Montemartini). Agli inizi del V sec.a C. l’edificio viene ricostruito al di sopra di un alto basamento, anche per evitare le inondazione del Tevere, e gli viene affiancato al tempio di Fortuna. Da questo momento la storia dei due edifici, identici nella forma e nelle dimensioni, continua parallelamente fino alle ultime ristrutturazioni del II d.C.. Nel 264 a.C. Fulvio Flacco vi dedicò un donario circolare dopo la conquista dell’etrusca Volsini.Il complesso fu portato alla luce nei lavori di realizzazione della via del Mare del 1937. Negli scavi furono ritrovati frammenti di ceramica della media età del Bronzo, riferibili ad un vicino abitato presumibilmente nell’area del Campidoglio.

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Ai piedi del Campidoglio, ai margini settentrionali del Foro Boario, sono localizzati due templi, dedicati rispettivamente a Fortuna e a Mater Matuta (divinità legate al mondo agricolo e femminile) edificati nel VI secolo a.C. e più volte ricostruiti. Dal VI secolo d.C. nella cella del tempio di Mater Matuta venne realizzata in età medievale la chiesa di San Salvatore in portico, successivamente dedicata (1575) a Sant’Omobono, da cui il nome con cui l’area è oggi conosciuta. Allo stato attuale è difficile distinguere tra le tanti strutture presente gli elementi riferibili alle singole fasi dei templi. Le più antiche testimonianze archeologiche si riferiscono al culto di Mater Matuta, ancora però officiato all’aperto. Nel VI sec.a.C. viene costruito un primo tempio, di piccole dimensioni, decorato con splendide terracotte architettoniche (oggi ai Musei della Centrale Montemartini). Agli inizi del V sec.a C. l’edificio viene ricostruito al di sopra di un alto basamento, anche per evitare le inondazione del Tevere, e gli viene affiancato al tempio di Fortuna. Da questo momento la storia dei due edifici, identici nella forma e nelle dimensioni, continua parallelamente fino alle ultime ristrutturazioni del II d.C.. Nel 264 a.C. Fulvio Flacco vi dedicò un donario circolare dopo la conquista dell’etrusca Volsini.Il complesso fu portato alla luce nei lavori di realizzazione della via del Mare del 1937. Negli scavi furono ritrovati frammenti di ceramica della media età del Bronzo, riferibili ad un vicino abitato presumibilmente nell’area del Campidoglio.

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Ai piedi del Campidoglio, ai margini settentrionali del Foro Boario, sono localizzati due templi, dedicati rispettivamente a Fortuna e a Mater Matuta (divinità legate al mondo agricolo e femminile) edificati nel VI secolo a.C. e più volte ricostruiti. Dal VI secolo d.C. nella cella del tempio di Mater Matuta venne realizzata in età medievale la chiesa di San Salvatore in portico, successivamente dedicata (1575) a Sant’Omobono, da cui il nome con cui l’area è oggi conosciuta. Allo stato attuale è difficile distinguere tra le tanti strutture presente gli elementi riferibili alle singole fasi dei templi. Le più antiche testimonianze archeologiche si riferiscono al culto di Mater Matuta, ancora però officiato all’aperto. Nel VI sec.a.C. viene costruito un primo tempio, di piccole dimensioni, decorato con splendide terracotte architettoniche (oggi ai Musei della Centrale Montemartini). Agli inizi del V sec.a C. l’edificio viene ricostruito al di sopra di un alto basamento, anche per evitare le inondazione del Tevere, e gli viene affiancato al tempio di Fortuna. Da questo momento la storia dei due edifici, identici nella forma e nelle dimensioni, continua parallelamente fino alle ultime ristrutturazioni del II d.C.. Nel 264 a.C. Fulvio Flacco vi dedicò un donario circolare dopo la conquista dell’etrusca Volsini.Il complesso fu portato alla luce nei lavori di realizzazione della via del Mare del 1937. Negli scavi furono ritrovati frammenti di ceramica della media età del Bronzo, riferibili ad un vicino abitato presumibilmente nell’area del Campidoglio.

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