Cavalli Alati dal Santuario dell'Ara della Regina - Tarquinia

Largo Cavour, 1 tarquinia

La sala 9 del Museo Nazionale Etrusco di Tarquinia conserva il reperto divenuto simbolo della moderna città di Tarquinia: la lastra architettonica con una coppia di cavalli alati in rilievo. La lastra proviene dal santuario dell’Ara della Regina, il luogo sacro che dominava il colle della Civita, il pianoro dove sorgeva la città etrusca. L’Ara della Regina risulta essere il più grande tempio etrusco conosciuto. La lastra era fissata con dei chiodi alla testata di una delle travi portanti del tetto: nel tempio etrusco, a differenza di quello greco, il frontone era aperto, quindi la decorazione architettonica era limitata a lastre come questa. I cavalli alati sono aggiogati ad una biga, della quale si intravede il timone: gli animali sono ritratti nell’istante precedente al volo negli spazi celesti. La coppia fa parte di una scena più articolata che, verosimilmente, continuava su una seconda lastra, andata perduta. Un’attenta osservazione degli animali consente di verificare le sproporzioni dei loro corpi: le zampe, infatti, sono corte rispetto all’altezza complessiva delle figure. Ma non si tratta di un grossolano errore degli artigiani tarquiniesi: al contrario, questi difetti sono il frutto di correzioni ottiche per dare allo spettatore l’impressione che i cavalli siano assolutamente perfetti dal punto di vista anatomico. La lastra, infatti, doveva trovarsi ad un’altezza di 6 – 8 metri dal suolo: se i cavalli fossero stati riprodotti tenendo conto di rapporti corretti, lo spettatore, trovandosi in basso, avrebbe avuto l’impressione che i cavalli avessero un corpo esile sostenuto da zampe troppo lunghe. La lastra appartiene alla fase di ricostruzione e restauro del tempio, datata all’inizio del IV secolo a. C.

La sala 9 del Museo Nazionale Etrusco di Tarquinia conserva il reperto divenuto simbolo della moderna città di Tarquinia: la lastra architettonica con una coppia di cavalli alati in rilievo. La lastra proviene dal santuario dell’Ara della Regina, il luogo sacro che dominava il colle della Civita, il pianoro dove sorgeva la città etrusca. L’Ara della Regina risulta essere il più grande tempio etrusco conosciuto. La lastra era fissata con dei chiodi alla testata di una delle travi portanti del tetto: nel tempio etrusco, a differenza di quello greco, il frontone era aperto, quindi la decorazione architettonica era limitata a lastre come questa. I cavalli alati sono aggiogati ad una biga, della quale si intravede il timone: gli animali sono ritratti nell’istante precedente al volo negli spazi celesti. La coppia fa parte di una scena più articolata che, verosimilmente, continuava su una seconda lastra, andata perduta. Un’attenta osservazione degli animali consente di verificare le sproporzioni dei loro corpi: le zampe, infatti, sono corte rispetto all’altezza complessiva delle figure. Ma non si tratta di un grossolano errore degli artigiani tarquiniesi: al contrario, questi difetti sono il frutto di correzioni ottiche per dare allo spettatore l’impressione che i cavalli siano assolutamente perfetti dal punto di vista anatomico. La lastra, infatti, doveva trovarsi ad un’altezza di 6 – 8 metri dal suolo: se i cavalli fossero stati riprodotti tenendo conto di rapporti corretti, lo spettatore, trovandosi in basso, avrebbe avuto l’impressione che i cavalli avessero un corpo esile sostenuto da zampe troppo lunghe. La lastra appartiene alla fase di ricostruzione e restauro del tempio, datata all’inizio del IV secolo a. C.

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La sala 9 del Museo Nazionale Etrusco di Tarquinia conserva il reperto divenuto simbolo della moderna città di Tarquinia: la lastra architettonica con una coppia di cavalli alati in rilievo. La lastra proviene dal santuario dell’Ara della Regina, il luogo sacro che dominava il colle della Civita, il pianoro dove sorgeva la città etrusca. L’Ara della Regina risulta essere il più grande tempio etrusco conosciuto. La lastra era fissata con dei chiodi alla testata di una delle travi portanti del tetto: nel tempio etrusco, a differenza di quello greco, il frontone era aperto, quindi la decorazione architettonica era limitata a lastre come questa. I cavalli alati sono aggiogati ad una biga, della quale si intravede il timone: gli animali sono ritratti nell’istante precedente al volo negli spazi celesti. La coppia fa parte di una scena più articolata che, verosimilmente, continuava su una seconda lastra, andata perduta. Un’attenta osservazione degli animali consente di verificare le sproporzioni dei loro corpi: le zampe, infatti, sono corte rispetto all’altezza complessiva delle figure. Ma non si tratta di un grossolano errore degli artigiani tarquiniesi: al contrario, questi difetti sono il frutto di correzioni ottiche per dare allo spettatore l’impressione che i cavalli siano assolutamente perfetti dal punto di vista anatomico. La lastra, infatti, doveva trovarsi ad un’altezza di 6 – 8 metri dal suolo: se i cavalli fossero stati riprodotti tenendo conto di rapporti corretti, lo spettatore, trovandosi in basso, avrebbe avuto l’impressione che i cavalli avessero un corpo esile sostenuto da zampe troppo lunghe. La lastra appartiene alla fase di ricostruzione e restauro del tempio, datata all’inizio del IV secolo a. C.

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