Chiesa di Santa Maria del Popolo

Piazza del Popolo 12, Roma
063610836

La chiesa di Santa Maria del Popolo, posta vicino le antiche mura di Roma - realizzate dall’imperatore Aureliano a partire dall’anno 273 d.C. - e contigua alla antica Porta Flaminea, rappresentò sempre, fin dalla sua fondazione, il primo luogo di devozione per chiunque, pellegrino o Re, religioso o artista, mercante o Papa, entrasse a Roma provenendo da Nord.

Nel luogo dove oggi sorge la chiesa, originariamente era situata un’antica cappella realizzata da papa Pasquale II nel 1099, posta a protezione di un’area che era ritenuta infestata dai diavoli, poiché un tempo vi sorgeva il Mausoleo dei Domizi Enobarbi, in cui era sepolto l’imperatore Nerone. Nel 1227 la cappella fu ingrandita da papa Gregorio IX per poter decorosamente ospitare l’immagine miracolosa di Santa Maria del Popolo, traslata dalla cappella del Santissimo Salvatore nella Chiesa di San Giovanni in Laterano.

Da quel momento la cappella divenne meta di pellegrinaggio per i fedeli. Nell’ambito di un esteso progetto di rinnovamento della città di Roma, promosso da papa Sisto IV, anche la chiesa fu oggetto di lavori di ampliamento e ammodernamento tra il 1471 e il 1477, affidati all’artista lombardo Andrea Bregno, che le conferì un aspetto rinascimentale. Interventi successivi coinvolsero sia l’interno che l’esterno della chiesa: nel XVI secolo, su disegno di Donato Bramante, venne modificata la zona del coro; nel medesimo periodo Raffaello progettò la ristrutturazione e la decorazione della cappella Chigi (1507), compiutamente realizzata dopo la morte dell’artista. Tra il 1655 e il 1660 Gian Lorenzo Bernini si occupò del restauro della chiesa: intervenne sia sulla facciata che sull’interno, donandole un’impronta squisitamente barocca che si può ammirare ancora oggi. Agli inizi dell'Ottocento, per la sistemazione della piazza e del Pincio, fu sacrificato il vasto convento agostiniano annesso alla chiesa, nel quale aveva soggiornato anche Martin Lutero durante la sua permanenza in Italia. Il nuovo convento, sul quale svetta il campanile quattrocentesco con la caratteristica terminazione conica, è opera di Giuseppe Valadier.

Da un punto di vista artistico, la Chiesa di Santa Maria del Popolo costituisce un scrigno architettonico che custodisce importanti e pregevoli opere d’arte, eseguite da vari artisti in epoche diverse.
L’aspetto attuale della facciata, realizzata in travertino, è il risultato dagli interventi operati da Gian Lorenzo Bernini il quale cercò conferirle un aspetto moderno eliminando i diaframmi delle bifore e gli elementi marmorei che costituivano i raggi del rosone centrale, per convogliare maggiore luce all’interno. Sempre al Bernini si deve l’inserimento dei mezzi timpani ricurvi che racchiudono quello centrale, triangolare, posto a coronamento, all’interno del quale dominava il grande stemma con la rovere di Sisto IV, di cui oggi resta solo una porzione.

Salendo l’alta scalinata su cui si eleva la Chiesa, che produce un effetto monumentale simile ad un antico tempio romano, ed entrando dalla porta centrale, si resta invece colpiti dall’armonia stilistica tra i due registri diversi che la caratterizzano: rinascimentale e barocco. L’interno a tre navate, è scandito da una sequenza di pilastri cruciformi, su cui si innestano le grandi volte a crociera della navata centrale. Verso il fondo della chiesa, entro una pala marmorea posta sopra l’altare maggiore, si può ammirare l’ immagine della Madonna del Popolo. Nella zona del coro si trovano invece i monumenti funebri dei cardinali Ascanio Sforza e Girolamo Basso della Rovere, opera di Andrea Sansovino, mentre le vele della volta sono decorate con affreschi raffiguranti i quattro Evangelisti, Sibille e Dottori della Chiesa, realizzati dal Pinturicchio. La cupola quattrocentesca, che si eleva sull’incrocio tra il braccio del transetto e la navata centrale, è ornata con dipinti del senese Raffaele Vanni, fatti eseguire da papa Alessandro VII Chigi.

Il transetto, anche questo rinnovato per opera del Bernini, si conclude con due absidi contenenti gli altari con le tele di Bernardino Mei e Giovanni Battista Morandi. Nel transetto si trova la celebre cappella Cerasi, in origine fondata dal cardinale veneziano Pietro Foscari, il cui prezioso sarcofago marmoreo con la statua bronzea vi rimase fin verso la fine del XVI secolo. Acquistata dal tesoriere papale Tiberio Cerasi, questi volle farla decorare con le storie dei santi Pietro e Paolo a cui la cappella era dedicata, e ne affidò l’incarico ai due maggiori artisti dell’epoca: Caravaggio e Annibale Carracci. Il primo eseguì la “Crocifissione di San Pietro” e la “Conversione di San Paolo”, rispettivamente poste sulle pareti laterali; mentre il secondo realizzò la pala d’altare raffigurante l’“Assunzione della Vergine”. Su ciascuna navata minore si aprono cinque cappelle, decorate con pitture di celebri artisti del quattro, cinque e seicento, e ospitanti monumenti funebri e tombe di importanti uomini politici e religiosi. Tra le cappelle delle navate minori, la Chigi è sicuramente tra le più note. Dedicata alla Madonna di Loreto, il suo ampliamento venne commissionato, nel 1507, da Agostino Chigi il Magnifico a Raffaello.

Con il progetto decorativo per la cappella Chigi, Raffaello raggiunge il vertice più elevato di ricerca architettonica, pittorica e scultorea, tanto da rappresentare la più complessa invenzione simbolica e formale mai realizzata dall’artista urbinate. Purtroppo né il suo committente né il pittore videro l’opera finita. Esternamente la cappella si presenta in forme semplici, in adesione a un simbolismo di natura platonica: cubo, cilindro e sfera. La cupola semisferica accoglie il ciclo della creazione del mondo, con i pianeti, i segni dello zodiaco e al centro Dio creatore. Tutto ciò realizzato in mosaico da Luigi de Pace, un mosaicista fatto giungere appositamente da Venezia, che mise in opera i disegni - ancora oggi conservati - di Raffaello e che terminò il lavoro nel 1516, come scrisse nello scomparto con la figurazione di Venere. La pittura sull’altare, eseguita a olio direttamente su una parete di blocchetti di pietra, rappresenta la Natività ed è opera di Sebastiano dal Piombo. Intorno alla metà del XVII secolo, il cardinale Fabio Chigi, intraprese lavori di restauro della cappella e in particolar modo la riconfigurazione in una forma più austera dei due monumenti sepolcrali, progettati da Raffaello in forma piramidale, rimasti imperfetti o danneggiati. In questa occasione furono aggiunte le statue dei due profeti Abacuc e Daniele, realizzate rispettivamente da Gianlorenzo Bernini e Alessandro Algardi.

ORARI:

Giorni feriali 7:15-12:30 / 16:00-19:00
Venerdì-Sabato: 7:30-19:00
Festivi 7:30-13:30 / 16:30-19:30

La chiesa di Santa Maria del Popolo, posta vicino le antiche mura di Roma - realizzate dall’imperatore Aureliano a partire dall’anno 273 d.C. - e contigua alla antica Porta Flaminea, rappresentò sempre, fin dalla sua fondazione, il primo luogo di devozione per chiunque, pellegrino o Re, religioso o artista, mercante o Papa, entrasse a Roma provenendo da Nord.

Nel luogo dove oggi sorge la chiesa, originariamente era situata un’antica cappella realizzata da papa Pasquale II nel 1099, posta a protezione di un’area che era ritenuta infestata dai diavoli, poiché un tempo vi sorgeva il Mausoleo dei Domizi Enobarbi, in cui era sepolto l’imperatore Nerone. Nel 1227 la cappella fu ingrandita da papa Gregorio IX per poter decorosamente ospitare l’immagine miracolosa di Santa Maria del Popolo, traslata dalla cappella del Santissimo Salvatore nella Chiesa di San Giovanni in Laterano.

Da quel momento la cappella divenne meta di pellegrinaggio per i fedeli. Nell’ambito di un esteso progetto di rinnovamento della città di Roma, promosso da papa Sisto IV, anche la chiesa fu oggetto di lavori di ampliamento e ammodernamento tra il 1471 e il 1477, affidati all’artista lombardo Andrea Bregno, che le conferì un aspetto rinascimentale. Interventi successivi coinvolsero sia l’interno che l’esterno della chiesa: nel XVI secolo, su disegno di Donato Bramante, venne modificata la zona del coro; nel medesimo periodo Raffaello progettò la ristrutturazione e la decorazione della cappella Chigi (1507), compiutamente realizzata dopo la morte dell’artista. Tra il 1655 e il 1660 Gian Lorenzo Bernini si occupò del restauro della chiesa: intervenne sia sulla facciata che sull’interno, donandole un’impronta squisitamente barocca che si può ammirare ancora oggi. Agli inizi dell'Ottocento, per la sistemazione della piazza e del Pincio, fu sacrificato il vasto convento agostiniano annesso alla chiesa, nel quale aveva soggiornato anche Martin Lutero durante la sua permanenza in Italia. Il nuovo convento, sul quale svetta il campanile quattrocentesco con la caratteristica terminazione conica, è opera di Giuseppe Valadier.

Da un punto di vista artistico, la Chiesa di Santa Maria del Popolo costituisce un scrigno architettonico che custodisce importanti e pregevoli opere d’arte, eseguite da vari artisti in epoche diverse.
L’aspetto attuale della facciata, realizzata in travertino, è il risultato dagli interventi operati da Gian Lorenzo Bernini il quale cercò conferirle un aspetto moderno eliminando i diaframmi delle bifore e gli elementi marmorei che costituivano i raggi del rosone centrale, per convogliare maggiore luce all’interno. Sempre al Bernini si deve l’inserimento dei mezzi timpani ricurvi che racchiudono quello centrale, triangolare, posto a coronamento, all’interno del quale dominava il grande stemma con la rovere di Sisto IV, di cui oggi resta solo una porzione.

Salendo l’alta scalinata su cui si eleva la Chiesa, che produce un effetto monumentale simile ad un antico tempio romano, ed entrando dalla porta centrale, si resta invece colpiti dall’armonia stilistica tra i due registri diversi che la caratterizzano: rinascimentale e barocco. L’interno a tre navate, è scandito da una sequenza di pilastri cruciformi, su cui si innestano le grandi volte a crociera della navata centrale. Verso il fondo della chiesa, entro una pala marmorea posta sopra l’altare maggiore, si può ammirare l’ immagine della Madonna del Popolo. Nella zona del coro si trovano invece i monumenti funebri dei cardinali Ascanio Sforza e Girolamo Basso della Rovere, opera di Andrea Sansovino, mentre le vele della volta sono decorate con affreschi raffiguranti i quattro Evangelisti, Sibille e Dottori della Chiesa, realizzati dal Pinturicchio. La cupola quattrocentesca, che si eleva sull’incrocio tra il braccio del transetto e la navata centrale, è ornata con dipinti del senese Raffaele Vanni, fatti eseguire da papa Alessandro VII Chigi.

Il transetto, anche questo rinnovato per opera del Bernini, si conclude con due absidi contenenti gli altari con le tele di Bernardino Mei e Giovanni Battista Morandi. Nel transetto si trova la celebre cappella Cerasi, in origine fondata dal cardinale veneziano Pietro Foscari, il cui prezioso sarcofago marmoreo con la statua bronzea vi rimase fin verso la fine del XVI secolo. Acquistata dal tesoriere papale Tiberio Cerasi, questi volle farla decorare con le storie dei santi Pietro e Paolo a cui la cappella era dedicata, e ne affidò l’incarico ai due maggiori artisti dell’epoca: Caravaggio e Annibale Carracci. Il primo eseguì la “Crocifissione di San Pietro” e la “Conversione di San Paolo”, rispettivamente poste sulle pareti laterali; mentre il secondo realizzò la pala d’altare raffigurante l’“Assunzione della Vergine”. Su ciascuna navata minore si aprono cinque cappelle, decorate con pitture di celebri artisti del quattro, cinque e seicento, e ospitanti monumenti funebri e tombe di importanti uomini politici e religiosi. Tra le cappelle delle navate minori, la Chigi è sicuramente tra le più note. Dedicata alla Madonna di Loreto, il suo ampliamento venne commissionato, nel 1507, da Agostino Chigi il Magnifico a Raffaello.

Con il progetto decorativo per la cappella Chigi, Raffaello raggiunge il vertice più elevato di ricerca architettonica, pittorica e scultorea, tanto da rappresentare la più complessa invenzione simbolica e formale mai realizzata dall’artista urbinate. Purtroppo né il suo committente né il pittore videro l’opera finita. Esternamente la cappella si presenta in forme semplici, in adesione a un simbolismo di natura platonica: cubo, cilindro e sfera. La cupola semisferica accoglie il ciclo della creazione del mondo, con i pianeti, i segni dello zodiaco e al centro Dio creatore. Tutto ciò realizzato in mosaico da Luigi de Pace, un mosaicista fatto giungere appositamente da Venezia, che mise in opera i disegni - ancora oggi conservati - di Raffaello e che terminò il lavoro nel 1516, come scrisse nello scomparto con la figurazione di Venere. La pittura sull’altare, eseguita a olio direttamente su una parete di blocchetti di pietra, rappresenta la Natività ed è opera di Sebastiano dal Piombo. Intorno alla metà del XVII secolo, il cardinale Fabio Chigi, intraprese lavori di restauro della cappella e in particolar modo la riconfigurazione in una forma più austera dei due monumenti sepolcrali, progettati da Raffaello in forma piramidale, rimasti imperfetti o danneggiati. In questa occasione furono aggiunte le statue dei due profeti Abacuc e Daniele, realizzate rispettivamente da Gianlorenzo Bernini e Alessandro Algardi.

ORARI:

Giorni feriali 7:15-12:30 / 16:00-19:00
Venerdì-Sabato: 7:30-19:00
Festivi 7:30-13:30 / 16:30-19:30

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La chiesa di Santa Maria del Popolo, posta vicino le antiche mura di Roma - realizzate dall’imperatore Aureliano a partire dall’anno 273 d.C. - e contigua alla antica Porta Flaminea, rappresentò sempre, fin dalla sua fondazione, il primo luogo di devozione per chiunque, pellegrino o Re, religioso o artista, mercante o Papa, entrasse a Roma provenendo da Nord.

Nel luogo dove oggi sorge la chiesa, originariamente era situata un’antica cappella realizzata da papa Pasquale II nel 1099, posta a protezione di un’area che era ritenuta infestata dai diavoli, poiché un tempo vi sorgeva il Mausoleo dei Domizi Enobarbi, in cui era sepolto l’imperatore Nerone. Nel 1227 la cappella fu ingrandita da papa Gregorio IX per poter decorosamente ospitare l’immagine miracolosa di Santa Maria del Popolo, traslata dalla cappella del Santissimo Salvatore nella Chiesa di San Giovanni in Laterano.

Da quel momento la cappella divenne meta di pellegrinaggio per i fedeli. Nell’ambito di un esteso progetto di rinnovamento della città di Roma, promosso da papa Sisto IV, anche la chiesa fu oggetto di lavori di ampliamento e ammodernamento tra il 1471 e il 1477, affidati all’artista lombardo Andrea Bregno, che le conferì un aspetto rinascimentale. Interventi successivi coinvolsero sia l’interno che l’esterno della chiesa: nel XVI secolo, su disegno di Donato Bramante, venne modificata la zona del coro; nel medesimo periodo Raffaello progettò la ristrutturazione e la decorazione della cappella Chigi (1507), compiutamente realizzata dopo la morte dell’artista. Tra il 1655 e il 1660 Gian Lorenzo Bernini si occupò del restauro della chiesa: intervenne sia sulla facciata che sull’interno, donandole un’impronta squisitamente barocca che si può ammirare ancora oggi. Agli inizi dell'Ottocento, per la sistemazione della piazza e del Pincio, fu sacrificato il vasto convento agostiniano annesso alla chiesa, nel quale aveva soggiornato anche Martin Lutero durante la sua permanenza in Italia. Il nuovo convento, sul quale svetta il campanile quattrocentesco con la caratteristica terminazione conica, è opera di Giuseppe Valadier.

Da un punto di vista artistico, la Chiesa di Santa Maria del Popolo costituisce un scrigno architettonico che custodisce importanti e pregevoli opere d’arte, eseguite da vari artisti in epoche diverse.
L’aspetto attuale della facciata, realizzata in travertino, è il risultato dagli interventi operati da Gian Lorenzo Bernini il quale cercò conferirle un aspetto moderno eliminando i diaframmi delle bifore e gli elementi marmorei che costituivano i raggi del rosone centrale, per convogliare maggiore luce all’interno. Sempre al Bernini si deve l’inserimento dei mezzi timpani ricurvi che racchiudono quello centrale, triangolare, posto a coronamento, all’interno del quale dominava il grande stemma con la rovere di Sisto IV, di cui oggi resta solo una porzione.

Salendo l’alta scalinata su cui si eleva la Chiesa, che produce un effetto monumentale simile ad un antico tempio romano, ed entrando dalla porta centrale, si resta invece colpiti dall’armonia stilistica tra i due registri diversi che la caratterizzano: rinascimentale e barocco. L’interno a tre navate, è scandito da una sequenza di pilastri cruciformi, su cui si innestano le grandi volte a crociera della navata centrale. Verso il fondo della chiesa, entro una pala marmorea posta sopra l’altare maggiore, si può ammirare l’ immagine della Madonna del Popolo. Nella zona del coro si trovano invece i monumenti funebri dei cardinali Ascanio Sforza e Girolamo Basso della Rovere, opera di Andrea Sansovino, mentre le vele della volta sono decorate con affreschi raffiguranti i quattro Evangelisti, Sibille e Dottori della Chiesa, realizzati dal Pinturicchio. La cupola quattrocentesca, che si eleva sull’incrocio tra il braccio del transetto e la navata centrale, è ornata con dipinti del senese Raffaele Vanni, fatti eseguire da papa Alessandro VII Chigi.

Il transetto, anche questo rinnovato per opera del Bernini, si conclude con due absidi contenenti gli altari con le tele di Bernardino Mei e Giovanni Battista Morandi. Nel transetto si trova la celebre cappella Cerasi, in origine fondata dal cardinale veneziano Pietro Foscari, il cui prezioso sarcofago marmoreo con la statua bronzea vi rimase fin verso la fine del XVI secolo. Acquistata dal tesoriere papale Tiberio Cerasi, questi volle farla decorare con le storie dei santi Pietro e Paolo a cui la cappella era dedicata, e ne affidò l’incarico ai due maggiori artisti dell’epoca: Caravaggio e Annibale Carracci. Il primo eseguì la “Crocifissione di San Pietro” e la “Conversione di San Paolo”, rispettivamente poste sulle pareti laterali; mentre il secondo realizzò la pala d’altare raffigurante l’“Assunzione della Vergine”. Su ciascuna navata minore si aprono cinque cappelle, decorate con pitture di celebri artisti del quattro, cinque e seicento, e ospitanti monumenti funebri e tombe di importanti uomini politici e religiosi. Tra le cappelle delle navate minori, la Chigi è sicuramente tra le più note. Dedicata alla Madonna di Loreto, il suo ampliamento venne commissionato, nel 1507, da Agostino Chigi il Magnifico a Raffaello.

Con il progetto decorativo per la cappella Chigi, Raffaello raggiunge il vertice più elevato di ricerca architettonica, pittorica e scultorea, tanto da rappresentare la più complessa invenzione simbolica e formale mai realizzata dall’artista urbinate. Purtroppo né il suo committente né il pittore videro l’opera finita. Esternamente la cappella si presenta in forme semplici, in adesione a un simbolismo di natura platonica: cubo, cilindro e sfera. La cupola semisferica accoglie il ciclo della creazione del mondo, con i pianeti, i segni dello zodiaco e al centro Dio creatore. Tutto ciò realizzato in mosaico da Luigi de Pace, un mosaicista fatto giungere appositamente da Venezia, che mise in opera i disegni - ancora oggi conservati - di Raffaello e che terminò il lavoro nel 1516, come scrisse nello scomparto con la figurazione di Venere. La pittura sull’altare, eseguita a olio direttamente su una parete di blocchetti di pietra, rappresenta la Natività ed è opera di Sebastiano dal Piombo. Intorno alla metà del XVII secolo, il cardinale Fabio Chigi, intraprese lavori di restauro della cappella e in particolar modo la riconfigurazione in una forma più austera dei due monumenti sepolcrali, progettati da Raffaello in forma piramidale, rimasti imperfetti o danneggiati. In questa occasione furono aggiunte le statue dei due profeti Abacuc e Daniele, realizzate rispettivamente da Gianlorenzo Bernini e Alessandro Algardi.

ORARI:

Giorni feriali 7:15-12:30 / 16:00-19:00
Venerdì-Sabato: 7:30-19:00
Festivi 7:30-13:30 / 16:30-19:30

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