Complesso di palazzo Venezia

Piazza Venezia, 3 Roma

Il complesso fu iniziato nel 1455 per volere del cardinale veneziano Pietro Barbo (poi papa Paolo II, 1464-1471). L’edificio, inizialmente basso e di forma rettangolare, univa alle caratteristiche del castello-fortezza medievale quelle della dimora aristocratica del primo Rinascimento, con volume compatto e torre angolare, dotato di cortile interno porticato e loggiato.
Divenuto papa, Paolo II ampliò il complesso e fece costruire il celebre giardino pensile trapezoidale porticato, noto come viridarium, nel palazzetto San Marco, originariamente all’angolo sud orientale del complesso.Progettato come grande residenza papale utilizzata fino a Clemente VIII (Ippolito Aldobrandini 1592-1605), fu la più grande dimora rinascimentale di Roma, collegata alla chiesa di San Marco e inserita nella complessiva sistemazione della piazza, la Platea Nova, nel primo grande intervento urbanistico rinascimentale della città.

Il prospetto, coronato da merlatura, si apriva con finestre centinate al primo piano, crociate al secondo, a cornici semplici al terzo. Sulla piazza il portale, attribuito allo scultore Giovanni Dalmata (1440-1515), conduceva all’androne coperto da volta a botte cassettonata, che richiama le architetture dei grandi monumenti antichi, come la Basilica di Massenzio e il Pantheon.Il palazzo costituiva una quinta architettonica del punto di arrivo (ripresa) delle corse dei cavalli barberi per il carnevale, spostate qui dal Testaccio da Paolo II. L’edificio assunse le forme attuali nel 1471 con il cardinale Lorenzo Cybo, nipote di papa Innocenzo VIII (Giovambattista Cybo 1484-1492).
La paternità del progetto è stata variamente attribuita ai maggiori artisti del Rinascimento, dal toscano Giuliano da Maiano (1432-1490), a Bernardo Rossellini (1409-1464) architetto e scultore, allo stesso Leon Battista Alberti (1404-1472) a cui il palazzo è stato più volte attribuito. Tra il 1465 e il 1468 ebbe incarichi di direzione il toscano Francesco del Borgo.

Durante il suo pontificato, Paolo III (Alessandro Farnese 1534-1549) collegò il complesso residenziale con la torre monumentale costruita sul Campidoglio attraverso un corridore, poi distrutto per la costruzione del Vittoriano.Il palazzetto, demolito tra il 1909 e il 1911 fu ricostruito, in posizione speculare, a sinistra della chiesa, privato dell’originario porticato del piano terra.Residenza degli ambasciatori della repubblica di Venezia con Pio IV (Giovannagelo Medici 1559-1565) fino al 1797, passò poi alla Francia, all’Austria e nel 1916 allo Stato italiano.
All’interno, la sala regia, destinata all’attesa degli ambasciatori e la sala del Concistoro. Nella sala del Mappamondo Mussolini ebbe il suo gabinetto di lavoro. Dal balcone del palazzo fu annunciata l’entrata in guerra dell‘Italia nel 1940.

Il complesso ospita oggi il Museo nazionale di Palazzo Venezia.

Autori: Leon Battista Alberti (1404/1472), Giovanni Dalmata (1440/1515), Francesco del Borgo.

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Il complesso fu iniziato nel 1455 per volere del cardinale veneziano Pietro Barbo (poi papa Paolo II, 1464-1471). L’edificio, inizialmente basso e di forma rettangolare, univa alle caratteristiche del castello-fortezza medievale quelle della dimora aristocratica del primo Rinascimento, con volume compatto e torre angolare, dotato di cortile interno porticato e loggiato.
Divenuto papa, Paolo II ampliò il complesso e fece costruire il celebre giardino pensile trapezoidale porticato, noto come viridarium, nel palazzetto San Marco, originariamente all’angolo sud orientale del complesso.Progettato come grande residenza papale utilizzata fino a Clemente VIII (Ippolito Aldobrandini 1592-1605), fu la più grande dimora rinascimentale di Roma, collegata alla chiesa di San Marco e inserita nella complessiva sistemazione della piazza, la Platea Nova, nel primo grande intervento urbanistico rinascimentale della città.

Il prospetto, coronato da merlatura, si apriva con finestre centinate al primo piano, crociate al secondo, a cornici semplici al terzo. Sulla piazza il portale, attribuito allo scultore Giovanni Dalmata (1440-1515), conduceva all’androne coperto da volta a botte cassettonata, che richiama le architetture dei grandi monumenti antichi, come la Basilica di Massenzio e il Pantheon.Il palazzo costituiva una quinta architettonica del punto di arrivo (ripresa) delle corse dei cavalli barberi per il carnevale, spostate qui dal Testaccio da Paolo II. L’edificio assunse le forme attuali nel 1471 con il cardinale Lorenzo Cybo, nipote di papa Innocenzo VIII (Giovambattista Cybo 1484-1492).
La paternità del progetto è stata variamente attribuita ai maggiori artisti del Rinascimento, dal toscano Giuliano da Maiano (1432-1490), a Bernardo Rossellini (1409-1464) architetto e scultore, allo stesso Leon Battista Alberti (1404-1472) a cui il palazzo è stato più volte attribuito. Tra il 1465 e il 1468 ebbe incarichi di direzione il toscano Francesco del Borgo.

Durante il suo pontificato, Paolo III (Alessandro Farnese 1534-1549) collegò il complesso residenziale con la torre monumentale costruita sul Campidoglio attraverso un corridore, poi distrutto per la costruzione del Vittoriano.Il palazzetto, demolito tra il 1909 e il 1911 fu ricostruito, in posizione speculare, a sinistra della chiesa, privato dell’originario porticato del piano terra.Residenza degli ambasciatori della repubblica di Venezia con Pio IV (Giovannagelo Medici 1559-1565) fino al 1797, passò poi alla Francia, all’Austria e nel 1916 allo Stato italiano.
All’interno, la sala regia, destinata all’attesa degli ambasciatori e la sala del Concistoro. Nella sala del Mappamondo Mussolini ebbe il suo gabinetto di lavoro. Dal balcone del palazzo fu annunciata l’entrata in guerra dell‘Italia nel 1940.

Il complesso ospita oggi il Museo nazionale di Palazzo Venezia.

Autori: Leon Battista Alberti (1404/1472), Giovanni Dalmata (1440/1515), Francesco del Borgo.

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Il complesso fu iniziato nel 1455 per volere del cardinale veneziano Pietro Barbo (poi papa Paolo II, 1464-1471). L’edificio, inizialmente basso e di forma rettangolare, univa alle caratteristiche del castello-fortezza medievale quelle della dimora aristocratica del primo Rinascimento, con volume compatto e torre angolare, dotato di cortile interno porticato e loggiato.
Divenuto papa, Paolo II ampliò il complesso e fece costruire il celebre giardino pensile trapezoidale porticato, noto come viridarium, nel palazzetto San Marco, originariamente all’angolo sud orientale del complesso.Progettato come grande residenza papale utilizzata fino a Clemente VIII (Ippolito Aldobrandini 1592-1605), fu la più grande dimora rinascimentale di Roma, collegata alla chiesa di San Marco e inserita nella complessiva sistemazione della piazza, la Platea Nova, nel primo grande intervento urbanistico rinascimentale della città.

Il prospetto, coronato da merlatura, si apriva con finestre centinate al primo piano, crociate al secondo, a cornici semplici al terzo. Sulla piazza il portale, attribuito allo scultore Giovanni Dalmata (1440-1515), conduceva all’androne coperto da volta a botte cassettonata, che richiama le architetture dei grandi monumenti antichi, come la Basilica di Massenzio e il Pantheon.Il palazzo costituiva una quinta architettonica del punto di arrivo (ripresa) delle corse dei cavalli barberi per il carnevale, spostate qui dal Testaccio da Paolo II. L’edificio assunse le forme attuali nel 1471 con il cardinale Lorenzo Cybo, nipote di papa Innocenzo VIII (Giovambattista Cybo 1484-1492).
La paternità del progetto è stata variamente attribuita ai maggiori artisti del Rinascimento, dal toscano Giuliano da Maiano (1432-1490), a Bernardo Rossellini (1409-1464) architetto e scultore, allo stesso Leon Battista Alberti (1404-1472) a cui il palazzo è stato più volte attribuito. Tra il 1465 e il 1468 ebbe incarichi di direzione il toscano Francesco del Borgo.

Durante il suo pontificato, Paolo III (Alessandro Farnese 1534-1549) collegò il complesso residenziale con la torre monumentale costruita sul Campidoglio attraverso un corridore, poi distrutto per la costruzione del Vittoriano.Il palazzetto, demolito tra il 1909 e il 1911 fu ricostruito, in posizione speculare, a sinistra della chiesa, privato dell’originario porticato del piano terra.Residenza degli ambasciatori della repubblica di Venezia con Pio IV (Giovannagelo Medici 1559-1565) fino al 1797, passò poi alla Francia, all’Austria e nel 1916 allo Stato italiano.
All’interno, la sala regia, destinata all’attesa degli ambasciatori e la sala del Concistoro. Nella sala del Mappamondo Mussolini ebbe il suo gabinetto di lavoro. Dal balcone del palazzo fu annunciata l’entrata in guerra dell‘Italia nel 1940.

Il complesso ospita oggi il Museo nazionale di Palazzo Venezia.

Autori: Leon Battista Alberti (1404/1472), Giovanni Dalmata (1440/1515), Francesco del Borgo.

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