Convento e Oratorio dei Filippini

Piazza della Chiesa Nuova, 18 Roma

Il complesso del convento con l’annesso oratorio dei Padri Filippini fu in gran parte realizzato da Francesco Borromini a partire dal 1637, anno in cui ebbe l’incarico di costruire la nuova sede della Confraternita di San Filippo Neri accanto alla chiesa officiata dalla congregazione (Santa Maria in Vallicella o Chiesa Nuova). I lavori, già iniziati nel 1621 con la costruzione della sagrestia, furono seguiti dal 1637 al 1649 dal Borromini, al quale si devono l’Oratorio, il refettorio, la sala di ricreazione, i cortili, la biblioteca, le stanze dei confratelli e la Torre dell’Orologio. Il complesso fu ultimato nel 1666 da Camillo Arcucci. La facciata in laterizi ripete lo schema caratteristico dell’architettura del Borromini, con alternanza di superfici concave e convesse che prospetta sulla piazza della Chiesa Nuova. È ripartita in cinque settori da lesene su due ordini, sopra i quali è realizzato un timpano mistilineo, arcuato sui lati e triangolare nel centro. La costruzione dell’Oratorio (detto anche Sala Borromini) è collegata ad una delle più importanti istituzioni religiose e culturali del primo Seicento, il cosiddetto “Oratorio secolare”, nel quale, secondo i precetti di San Filippo Neri, la preghiera era alternata all’esecuzione di canti anche accompagnati da strumenti. Tale pratica diede origine alla forma musicale dell’”Oratorio”. La specifica destinazione della sala, che ha forma rettangolare ad angoli smussi coperta con una volta a botte ribassata, determinò la costruzione di due logge opposte sui lati brevi, una destinata ai cardinali e l’altra per i cantori e i musici. L’Oratorio è ancora utilizzato come sala per concerti. Nel palazzo hanno oggi sede l'Archivio Storico Capitolino, l’Istituto Storico Italiano per il Medio Evo e la biblioteca Vallicelliana. I lavori di ampliamento per la realizzazione di Corso Vittorio Emanuele II degli ultimi decenni dell’Ottocento hanno alterato l’originario inserimento del complesso nell’assetto urbano, un tempo all’interno di un fitto tessuto viario in raccordo con lo spazio antistante. Borromini Francesco (1599-1667)

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Il complesso

Il complesso del convento con l’annesso oratorio dei Padri Filippini fu in gran parte realizzato da Francesco Borromini a partire dal 1637, anno in cui ebbe l’incarico di costruire la nuova sede della Confraternita di San Filippo Neri accanto alla chiesa officiata dalla congregazione (Santa Maria in Vallicella o Chiesa Nuova). I lavori, già iniziati nel 1621 con la costruzione della sagrestia, furono seguiti dal 1637 al 1649 dal Borromini, al quale si devono l’Oratorio, il refettorio, la sala di ricreazione, i cortili, la biblioteca, le stanze dei confratelli e la Torre dell’Orologio. Il complesso fu ultimato nel 1666 da Camillo Arcucci. La facciata in laterizi ripete lo schema caratteristico dell’architettura del Borromini, con alternanza di superfici concave e convesse che prospetta sulla piazza della Chiesa Nuova. È ripartita in cinque settori da lesene su due ordini, sopra i quali è realizzato un timpano mistilineo, arcuato sui lati e triangolare nel centro. La costruzione dell’Oratorio (detto anche Sala Borromini) è collegata ad una delle più importanti istituzioni religiose e culturali del primo Seicento, il cosiddetto “Oratorio secolare”, nel quale, secondo i precetti di San Filippo Neri, la preghiera era alternata all’esecuzione di canti anche accompagnati da strumenti. Tale pratica diede origine alla forma musicale dell’”Oratorio”. La specifica destinazione della sala, che ha forma rettangolare ad angoli smussi coperta con una volta a botte ribassata, determinò la costruzione di due logge opposte sui lati brevi, una destinata ai cardinali e l’altra per i cantori e i musici. L’Oratorio è ancora utilizzato come sala per concerti. Nel palazzo hanno oggi sede l'Archivio Storico Capitolino, l’Istituto Storico Italiano per il Medio Evo e la biblioteca Vallicelliana. I lavori di ampliamento per la realizzazione di Corso Vittorio Emanuele II degli ultimi decenni dell’Ottocento hanno alterato l’originario inserimento del complesso nell’assetto urbano, un tempo all’interno di un fitto tessuto viario in raccordo con lo spazio antistante. Borromini Francesco (1599-1667)

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Il complesso del convento con l’annesso oratorio dei Padri Filippini fu in gran parte realizzato da Francesco Borromini a partire dal 1637, anno in cui ebbe l’incarico di costruire la nuova sede della Confraternita di San Filippo Neri accanto alla chiesa officiata dalla congregazione (Santa Maria in Vallicella o Chiesa Nuova). I lavori, già iniziati nel 1621 con la costruzione della sagrestia, furono seguiti dal 1637 al 1649 dal Borromini, al quale si devono l’Oratorio, il refettorio, la sala di ricreazione, i cortili, la biblioteca, le stanze dei confratelli e la Torre dell’Orologio. Il complesso fu ultimato nel 1666 da Camillo Arcucci. La facciata in laterizi ripete lo schema caratteristico dell’architettura del Borromini, con alternanza di superfici concave e convesse che prospetta sulla piazza della Chiesa Nuova. È ripartita in cinque settori da lesene su due ordini, sopra i quali è realizzato un timpano mistilineo, arcuato sui lati e triangolare nel centro. La costruzione dell’Oratorio (detto anche Sala Borromini) è collegata ad una delle più importanti istituzioni religiose e culturali del primo Seicento, il cosiddetto “Oratorio secolare”, nel quale, secondo i precetti di San Filippo Neri, la preghiera era alternata all’esecuzione di canti anche accompagnati da strumenti. Tale pratica diede origine alla forma musicale dell’”Oratorio”. La specifica destinazione della sala, che ha forma rettangolare ad angoli smussi coperta con una volta a botte ribassata, determinò la costruzione di due logge opposte sui lati brevi, una destinata ai cardinali e l’altra per i cantori e i musici. L’Oratorio è ancora utilizzato come sala per concerti. Nel palazzo hanno oggi sede l'Archivio Storico Capitolino, l’Istituto Storico Italiano per il Medio Evo e la biblioteca Vallicelliana. I lavori di ampliamento per la realizzazione di Corso Vittorio Emanuele II degli ultimi decenni dell’Ottocento hanno alterato l’originario inserimento del complesso nell’assetto urbano, un tempo all’interno di un fitto tessuto viario in raccordo con lo spazio antistante. Borromini Francesco (1599-1667)

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