Fontana del Mosè o dell’Acqua Felice

Piazza di S. Bernardo, Roma

La fontana del Mosè è la prima delle grandi mostre d’acqua monumentali ideata, come ricorda l’iscrizione, per celebrare la nuova diramazione dell’acquedotto Felice di papa Sisto V (Felice Peretti 1585-1590). Il monumento si ispira direttamente all’arco di trionfo, con tre fornici chiusi di travertino (proveniente dalle vicine Terme di Diocleziano), inquadrati da colonne di marmo, progetto di Domenico e Giovanni Fontana. Il modello deriva inoltre dallo schema del Nymphaeum Alexandri, noto come Trofei di Mario, mostra terminale dell’Acqua Claudia di età romana.

Solo dopo l’inaugurazione del 1587 fu inserita nello spazio centrale la figura di Mosè, scolpita da Leonardo Sormani e Prospero Antichi detto il Bresciano e ispirata alla scultura di Michelangelo, ma con esiti dubbi. Ai due lati, nei nicchioni laterali, gli altorilievi di Giovan Battista della Porta, Flaminio Vacca e Pietro Paolo Olivieri sono ispirati significativamente a scene bibliche legate al ruolo delle acque.

Quattro leoni antichi (provenienti dagli scavi quattrocenteschi al Pantheon e da San Giovanni in Laterano e sostituiti da copie nella metà del 1800) dominano le vasche rettangolari in cui si riversa l’acqua che scaturisce dalle rocce di travertino. Una più antica balaustra di travertino, di Pio IV (Giovannagelo Medici 1559-1565) proveniente dal Belvedere in Vaticano, chiude nella parte anteriore la fontana.

Sull’attico un’edicola inquadrata da due obelischi, aggiunti dopo l’inaugurazione, mostra lo stemma papale tra due angeli,In alto, sopra l’edicola, campeggia la croce in rame dorato, caratteristica ricorrente nelle “fabbriche notabili” commissionate da Sisto V.

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La fontana del Mosè è la prima delle grandi mostre d’acqua monumentali ideata, come ricorda l’iscrizione, per celebrare la nuova diramazione dell’acquedotto Felice di papa Sisto V (Felice Peretti 1585-1590). Il monumento si ispira direttamente all’arco di trionfo, con tre fornici chiusi di travertino (proveniente dalle vicine Terme di Diocleziano), inquadrati da colonne di marmo, progetto di Domenico e Giovanni Fontana. Il modello deriva inoltre dallo schema del Nymphaeum Alexandri, noto come Trofei di Mario, mostra terminale dell’Acqua Claudia di età romana.

Solo dopo l’inaugurazione del 1587 fu inserita nello spazio centrale la figura di Mosè, scolpita da Leonardo Sormani e Prospero Antichi detto il Bresciano e ispirata alla scultura di Michelangelo, ma con esiti dubbi. Ai due lati, nei nicchioni laterali, gli altorilievi di Giovan Battista della Porta, Flaminio Vacca e Pietro Paolo Olivieri sono ispirati significativamente a scene bibliche legate al ruolo delle acque.

Quattro leoni antichi (provenienti dagli scavi quattrocenteschi al Pantheon e da San Giovanni in Laterano e sostituiti da copie nella metà del 1800) dominano le vasche rettangolari in cui si riversa l’acqua che scaturisce dalle rocce di travertino. Una più antica balaustra di travertino, di Pio IV (Giovannagelo Medici 1559-1565) proveniente dal Belvedere in Vaticano, chiude nella parte anteriore la fontana.

Sull’attico un’edicola inquadrata da due obelischi, aggiunti dopo l’inaugurazione, mostra lo stemma papale tra due angeli,In alto, sopra l’edicola, campeggia la croce in rame dorato, caratteristica ricorrente nelle “fabbriche notabili” commissionate da Sisto V.

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La fontana del Mosè è la prima delle grandi mostre d’acqua monumentali ideata, come ricorda l’iscrizione, per celebrare la nuova diramazione dell’acquedotto Felice di papa Sisto V (Felice Peretti 1585-1590). Il monumento si ispira direttamente all’arco di trionfo, con tre fornici chiusi di travertino (proveniente dalle vicine Terme di Diocleziano), inquadrati da colonne di marmo, progetto di Domenico e Giovanni Fontana. Il modello deriva inoltre dallo schema del Nymphaeum Alexandri, noto come Trofei di Mario, mostra terminale dell’Acqua Claudia di età romana.

Solo dopo l’inaugurazione del 1587 fu inserita nello spazio centrale la figura di Mosè, scolpita da Leonardo Sormani e Prospero Antichi detto il Bresciano e ispirata alla scultura di Michelangelo, ma con esiti dubbi. Ai due lati, nei nicchioni laterali, gli altorilievi di Giovan Battista della Porta, Flaminio Vacca e Pietro Paolo Olivieri sono ispirati significativamente a scene bibliche legate al ruolo delle acque.

Quattro leoni antichi (provenienti dagli scavi quattrocenteschi al Pantheon e da San Giovanni in Laterano e sostituiti da copie nella metà del 1800) dominano le vasche rettangolari in cui si riversa l’acqua che scaturisce dalle rocce di travertino. Una più antica balaustra di travertino, di Pio IV (Giovannagelo Medici 1559-1565) proveniente dal Belvedere in Vaticano, chiude nella parte anteriore la fontana.

Sull’attico un’edicola inquadrata da due obelischi, aggiunti dopo l’inaugurazione, mostra lo stemma papale tra due angeli,In alto, sopra l’edicola, campeggia la croce in rame dorato, caratteristica ricorrente nelle “fabbriche notabili” commissionate da Sisto V.

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