Fontana delle Api

Piazza Barberini, Roma

L’insolita fontanella a forma di conchiglia fungeva anche da “beveratore delli cavalli”, spesso legato ad una fontana maggiore, in questo caso quella del Tritone, alimentata dall’Acquedotto Felice.

Le due fontane furono realizzate da Gian Lorenzo Bernini nel 1644 su commissione del papa Urbano VIII (Maffeo Barberini 1623-1644), come ricorda l’iscrizione in occasione del XXI anniversario di pontificato: “come pubblico ornamento della città”, il Tritone e “per uso dei cittadini” la fontanella delle Api.

La fontana era collocata in origine all’angolo tra la strada Felice, odierna via Sistina, e Piazza Barberini, appoggiata a Palazzo Soderini dove la valva superiore della conchiglia era modellata a seguire lo spigolo dell’edificio. La valva inferiore, più piccola, fungeva da catino e raccoglieva l’acqua scaturita da tre api, simbolo araldico della casata dei Barberini. Con le ristrutturazioni urbanistiche dell’area, la fontana fu rimossa (1865-71) per essere poi ricollocata intorno al 1915-16 nella sistemazione attuale, in posizione isolata, all’innesto di via Veneto. Gran parte della originaria scultura berniniana di marmo di Carrara, danneggiata e dispersa, fu sostituita da ampie integrazioni di travertino che ne hanno profondamente alterato la fisionomia. Le uniche parti originarie dell’opera sono costituite dai frammenti dell’ape centrale e della porzione di valva su cui poggia.

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La fontana

L’insolita fontanella a forma di conchiglia fungeva anche da “beveratore delli cavalli”, spesso legato ad una fontana maggiore, in questo caso quella del Tritone, alimentata dall’Acquedotto Felice.

Le due fontane furono realizzate da Gian Lorenzo Bernini nel 1644 su commissione del papa Urbano VIII (Maffeo Barberini 1623-1644), come ricorda l’iscrizione in occasione del XXI anniversario di pontificato: “come pubblico ornamento della città”, il Tritone e “per uso dei cittadini” la fontanella delle Api.

La fontana era collocata in origine all’angolo tra la strada Felice, odierna via Sistina, e Piazza Barberini, appoggiata a Palazzo Soderini dove la valva superiore della conchiglia era modellata a seguire lo spigolo dell’edificio. La valva inferiore, più piccola, fungeva da catino e raccoglieva l’acqua scaturita da tre api, simbolo araldico della casata dei Barberini. Con le ristrutturazioni urbanistiche dell’area, la fontana fu rimossa (1865-71) per essere poi ricollocata intorno al 1915-16 nella sistemazione attuale, in posizione isolata, all’innesto di via Veneto. Gran parte della originaria scultura berniniana di marmo di Carrara, danneggiata e dispersa, fu sostituita da ampie integrazioni di travertino che ne hanno profondamente alterato la fisionomia. Le uniche parti originarie dell’opera sono costituite dai frammenti dell’ape centrale e della porzione di valva su cui poggia.

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L’insolita fontanella a forma di conchiglia fungeva anche da “beveratore delli cavalli”, spesso legato ad una fontana maggiore, in questo caso quella del Tritone, alimentata dall’Acquedotto Felice.

Le due fontane furono realizzate da Gian Lorenzo Bernini nel 1644 su commissione del papa Urbano VIII (Maffeo Barberini 1623-1644), come ricorda l’iscrizione in occasione del XXI anniversario di pontificato: “come pubblico ornamento della città”, il Tritone e “per uso dei cittadini” la fontanella delle Api.

La fontana era collocata in origine all’angolo tra la strada Felice, odierna via Sistina, e Piazza Barberini, appoggiata a Palazzo Soderini dove la valva superiore della conchiglia era modellata a seguire lo spigolo dell’edificio. La valva inferiore, più piccola, fungeva da catino e raccoglieva l’acqua scaturita da tre api, simbolo araldico della casata dei Barberini. Con le ristrutturazioni urbanistiche dell’area, la fontana fu rimossa (1865-71) per essere poi ricollocata intorno al 1915-16 nella sistemazione attuale, in posizione isolata, all’innesto di via Veneto. Gran parte della originaria scultura berniniana di marmo di Carrara, danneggiata e dispersa, fu sostituita da ampie integrazioni di travertino che ne hanno profondamente alterato la fisionomia. Le uniche parti originarie dell’opera sono costituite dai frammenti dell’ape centrale e della porzione di valva su cui poggia.

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