Foro di Augusto

Il Foro di Augusto, con il tempio dedicato a Marte Ultore fu inaugurato nel 2 d.C., mantenendo così fede al voto compiuto alla vigilia della battaglia di Filippi nel 42 a.C. Il Foro era separato dal popoloso quartiere della Subura da un poderoso muro in blocchi di peperino, dove ai lati del tempio addossato al lato di fondo, si aprivano due ingressi abbelliti nel 19 d.C. da archi dedicati ai principi Druso e Germanico. Sul muro di fondo si aprivano due ingressi secondari uno dei quali era conosciuto nel medioevo come Arco dei Pantani. La grande piazza rettangolare a pianta allungata, pavimentata in lastre di marmo bianco lunense, era dominata dal tempio fiancheggiato da due lunghi portici, dietro i quali si aprivano due coppie di emicicli. I due emicicli meridionali, dalle dimensioni inferiori, furono demoliti con la costruzione dei Fori di Nerva e di Traiano. Una scalinata frontale, con fontane alle estremità e altare centrale, dava accesso al tempio su alto podio. La cella addossata al lato di fondo era circondata su tre lati da un colonnato in marmo lunense in stile corinzio. Rimangono visibili le ultime tre colonne del lato sud ovest, con un tratto di architrave. All’interno la cella, riccamente decorata, conteneva nell’abside di fondo le statue di culto di Marte e Venere. Ad ovest del tempio era l’aula destinata al culto della figura imperiale con la statua colossale del Genio di Augusto. I lati porticati del Foro, con colonne corinzie in marmo giallo antico e preziose pavimentazioni in marmi policromi, erano ornati da un attico decorato da figure femminili di cariatidi alternate a clipei con teste di Giove Ammone e altre divinità. Dai portici si accedeva agli emicicli decorati da una grande nicchia centrale con i gruppi statuari di Enea e di Romolo, affiancate da due file sovrapposte di nicchie minori. La galleria di statue raffiguranti personaggi reali della famiglia Giulia e mitologici della storia di Roma presenti nelle esedre e nei portici esprimeva il manifesto ideologico di Augusto incentrato nella celebrazione della nuova età dell'oro inaugurata con l’avvento del suo principato. Con l’abbandono del Foro in epoca tardo antica cominciarono le demolizione delle strutture architettoniche. All’inizio del IX secolo sul sito del tempio di Marte Ultore si impiantò un monastero dedicato a San Basilio, entrato a far parte, all’inizio del XIII secolo, delle proprietà dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, futuri Cavalieri di Rodi ed infine di Malta, che ne fecero la sede del loro priorato romano. Alla stessa epoca è ascrivibile una chiesa con piccola abside posta a m 6 sopra il piano pavimentale del Foro, testimonianza dell’imponente rialzamento che aveva obliterato le antiche vestigia del monumento. Nella seconda metà del XVI secolo vi si impostò il Quartiere Alessandrino, oggi demolito, impostato sulla via Alessandrina.

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Il Foro di Augusto, con il tempio dedicato a Marte Ultore fu inaugurato nel 2 d.C., mantenendo così fede al voto compiuto alla vigilia della battaglia di Filippi nel 42 a.C. Il Foro era separato dal popoloso quartiere della Subura da un poderoso muro in blocchi di peperino, dove ai lati del tempio addossato al lato di fondo, si aprivano due ingressi abbelliti nel 19 d.C. da archi dedicati ai principi Druso e Germanico. Sul muro di fondo si aprivano due ingressi secondari uno dei quali era conosciuto nel medioevo come Arco dei Pantani. La grande piazza rettangolare a pianta allungata, pavimentata in lastre di marmo bianco lunense, era dominata dal tempio fiancheggiato da due lunghi portici, dietro i quali si aprivano due coppie di emicicli. I due emicicli meridionali, dalle dimensioni inferiori, furono demoliti con la costruzione dei Fori di Nerva e di Traiano. Una scalinata frontale, con fontane alle estremità e altare centrale, dava accesso al tempio su alto podio. La cella addossata al lato di fondo era circondata su tre lati da un colonnato in marmo lunense in stile corinzio. Rimangono visibili le ultime tre colonne del lato sud ovest, con un tratto di architrave. All’interno la cella, riccamente decorata, conteneva nell’abside di fondo le statue di culto di Marte e Venere. Ad ovest del tempio era l’aula destinata al culto della figura imperiale con la statua colossale del Genio di Augusto. I lati porticati del Foro, con colonne corinzie in marmo giallo antico e preziose pavimentazioni in marmi policromi, erano ornati da un attico decorato da figure femminili di cariatidi alternate a clipei con teste di Giove Ammone e altre divinità. Dai portici si accedeva agli emicicli decorati da una grande nicchia centrale con i gruppi statuari di Enea e di Romolo, affiancate da due file sovrapposte di nicchie minori. La galleria di statue raffiguranti personaggi reali della famiglia Giulia e mitologici della storia di Roma presenti nelle esedre e nei portici esprimeva il manifesto ideologico di Augusto incentrato nella celebrazione della nuova età dell'oro inaugurata con l’avvento del suo principato. Con l’abbandono del Foro in epoca tardo antica cominciarono le demolizione delle strutture architettoniche. All’inizio del IX secolo sul sito del tempio di Marte Ultore si impiantò un monastero dedicato a San Basilio, entrato a far parte, all’inizio del XIII secolo, delle proprietà dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, futuri Cavalieri di Rodi ed infine di Malta, che ne fecero la sede del loro priorato romano. Alla stessa epoca è ascrivibile una chiesa con piccola abside posta a m 6 sopra il piano pavimentale del Foro, testimonianza dell’imponente rialzamento che aveva obliterato le antiche vestigia del monumento. Nella seconda metà del XVI secolo vi si impostò il Quartiere Alessandrino, oggi demolito, impostato sulla via Alessandrina.

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Il Foro di Augusto, con il tempio dedicato a Marte Ultore fu inaugurato nel 2 d.C., mantenendo così fede al voto compiuto alla vigilia della battaglia di Filippi nel 42 a.C. Il Foro era separato dal popoloso quartiere della Subura da un poderoso muro in blocchi di peperino, dove ai lati del tempio addossato al lato di fondo, si aprivano due ingressi abbelliti nel 19 d.C. da archi dedicati ai principi Druso e Germanico. Sul muro di fondo si aprivano due ingressi secondari uno dei quali era conosciuto nel medioevo come Arco dei Pantani. La grande piazza rettangolare a pianta allungata, pavimentata in lastre di marmo bianco lunense, era dominata dal tempio fiancheggiato da due lunghi portici, dietro i quali si aprivano due coppie di emicicli. I due emicicli meridionali, dalle dimensioni inferiori, furono demoliti con la costruzione dei Fori di Nerva e di Traiano. Una scalinata frontale, con fontane alle estremità e altare centrale, dava accesso al tempio su alto podio. La cella addossata al lato di fondo era circondata su tre lati da un colonnato in marmo lunense in stile corinzio. Rimangono visibili le ultime tre colonne del lato sud ovest, con un tratto di architrave. All’interno la cella, riccamente decorata, conteneva nell’abside di fondo le statue di culto di Marte e Venere. Ad ovest del tempio era l’aula destinata al culto della figura imperiale con la statua colossale del Genio di Augusto. I lati porticati del Foro, con colonne corinzie in marmo giallo antico e preziose pavimentazioni in marmi policromi, erano ornati da un attico decorato da figure femminili di cariatidi alternate a clipei con teste di Giove Ammone e altre divinità. Dai portici si accedeva agli emicicli decorati da una grande nicchia centrale con i gruppi statuari di Enea e di Romolo, affiancate da due file sovrapposte di nicchie minori. La galleria di statue raffiguranti personaggi reali della famiglia Giulia e mitologici della storia di Roma presenti nelle esedre e nei portici esprimeva il manifesto ideologico di Augusto incentrato nella celebrazione della nuova età dell'oro inaugurata con l’avvento del suo principato. Con l’abbandono del Foro in epoca tardo antica cominciarono le demolizione delle strutture architettoniche. All’inizio del IX secolo sul sito del tempio di Marte Ultore si impiantò un monastero dedicato a San Basilio, entrato a far parte, all’inizio del XIII secolo, delle proprietà dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, futuri Cavalieri di Rodi ed infine di Malta, che ne fecero la sede del loro priorato romano. Alla stessa epoca è ascrivibile una chiesa con piccola abside posta a m 6 sopra il piano pavimentale del Foro, testimonianza dell’imponente rialzamento che aveva obliterato le antiche vestigia del monumento. Nella seconda metà del XVI secolo vi si impostò il Quartiere Alessandrino, oggi demolito, impostato sulla via Alessandrina.

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