Ghetto di Roma

Via del Portico D'Ottavia, 71-73 Roma

Il 14 luglio 1555 Paolo IV (Giampietro Carafa 1555-1559) con la bolla Cum nimis absurdum, istituiva nel rione Sant’Angelo il Ghetto di Roma, con obbligo di residenza per gli ebrei. Il settore, separato dal resto della città da un muro con tre porte serrate al tramonto, occupava per un ettaro la zona bassa sulla riva sinistra del Tevere, sotto costante minaccia di inondazioni. L’entrata principale era in piazza Giudea (oggi non più esistente), divisa dal muro in due parti. La superficie del Ghetto raggiunse tre ettari con Sisto V (Felice Peretti 1585-1590) nel 1585, tra il Tevere e l’attuale via del Portico d’Ottavia, poi ampliata con un segmento fino a piazza Mattei nel 1825 da Leone XII (Annibale Sermattei 1823-1829).

Durante la prima Repubblica Romana in piazza delle Scole fu innalzato l’Albero della Libertà, dopo l’apertura del Ghetto del 1798, durata solo fino al 1815. Nel 1848 Pio IX fece abbattere il muro ma, nonostante la breve apertura durante la seconda Repubblica Romana, la segregazione finì solo con la presa di Roma del 1870.La via principale (e la più antica) era via Rua, parallela all’attuale via del Portico d’Ottavia. Qui, nel settore più protetto dalle inondazioni, abitavano le famiglie più agiate e si aprivano le botteghe più importanti. Le animate e caratteristiche vie del Ghetto hanno ispirato alcuni tra i migliori acquerelli della serie della Roma Sparita di Ettore Roesler Franz , tra il 1881 e il 1887. In corrispondenza dell’attuale piazza delle cinque scole si aprivano le scuole ebraiche che avevano dato il nome alla piazza, abbattute nei lavori di attuazione del Piano Regolatore del 1888 che bonificò parte del Ghetto. In quella occasione fu realizzato il Tempio Maggiore, terminato nel 1904.

Il Ghetto fu teatro dei drammatici rastrellamenti del 16 ottobre 1943 con la deportazione ad Auschwitz di 1022 ebrei, dei quali solo 17 tornarono.

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Il 14 luglio 1555 Paolo IV (Giampietro Carafa 1555-1559) con la bolla Cum nimis absurdum, istituiva nel rione Sant’Angelo il Ghetto di Roma, con obbligo di residenza per gli ebrei. Il settore, separato dal resto della città da un muro con tre porte serrate al tramonto, occupava per un ettaro la zona bassa sulla riva sinistra del Tevere, sotto costante minaccia di inondazioni. L’entrata principale era in piazza Giudea (oggi non più esistente), divisa dal muro in due parti. La superficie del Ghetto raggiunse tre ettari con Sisto V (Felice Peretti 1585-1590) nel 1585, tra il Tevere e l’attuale via del Portico d’Ottavia, poi ampliata con un segmento fino a piazza Mattei nel 1825 da Leone XII (Annibale Sermattei 1823-1829).

Durante la prima Repubblica Romana in piazza delle Scole fu innalzato l’Albero della Libertà, dopo l’apertura del Ghetto del 1798, durata solo fino al 1815. Nel 1848 Pio IX fece abbattere il muro ma, nonostante la breve apertura durante la seconda Repubblica Romana, la segregazione finì solo con la presa di Roma del 1870.La via principale (e la più antica) era via Rua, parallela all’attuale via del Portico d’Ottavia. Qui, nel settore più protetto dalle inondazioni, abitavano le famiglie più agiate e si aprivano le botteghe più importanti. Le animate e caratteristiche vie del Ghetto hanno ispirato alcuni tra i migliori acquerelli della serie della Roma Sparita di Ettore Roesler Franz , tra il 1881 e il 1887. In corrispondenza dell’attuale piazza delle cinque scole si aprivano le scuole ebraiche che avevano dato il nome alla piazza, abbattute nei lavori di attuazione del Piano Regolatore del 1888 che bonificò parte del Ghetto. In quella occasione fu realizzato il Tempio Maggiore, terminato nel 1904.

Il Ghetto fu teatro dei drammatici rastrellamenti del 16 ottobre 1943 con la deportazione ad Auschwitz di 1022 ebrei, dei quali solo 17 tornarono.

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Il 14 luglio 1555 Paolo IV (Giampietro Carafa 1555-1559) con la bolla Cum nimis absurdum, istituiva nel rione Sant’Angelo il Ghetto di Roma, con obbligo di residenza per gli ebrei. Il settore, separato dal resto della città da un muro con tre porte serrate al tramonto, occupava per un ettaro la zona bassa sulla riva sinistra del Tevere, sotto costante minaccia di inondazioni. L’entrata principale era in piazza Giudea (oggi non più esistente), divisa dal muro in due parti. La superficie del Ghetto raggiunse tre ettari con Sisto V (Felice Peretti 1585-1590) nel 1585, tra il Tevere e l’attuale via del Portico d’Ottavia, poi ampliata con un segmento fino a piazza Mattei nel 1825 da Leone XII (Annibale Sermattei 1823-1829).

Durante la prima Repubblica Romana in piazza delle Scole fu innalzato l’Albero della Libertà, dopo l’apertura del Ghetto del 1798, durata solo fino al 1815. Nel 1848 Pio IX fece abbattere il muro ma, nonostante la breve apertura durante la seconda Repubblica Romana, la segregazione finì solo con la presa di Roma del 1870.La via principale (e la più antica) era via Rua, parallela all’attuale via del Portico d’Ottavia. Qui, nel settore più protetto dalle inondazioni, abitavano le famiglie più agiate e si aprivano le botteghe più importanti. Le animate e caratteristiche vie del Ghetto hanno ispirato alcuni tra i migliori acquerelli della serie della Roma Sparita di Ettore Roesler Franz , tra il 1881 e il 1887. In corrispondenza dell’attuale piazza delle cinque scole si aprivano le scuole ebraiche che avevano dato il nome alla piazza, abbattute nei lavori di attuazione del Piano Regolatore del 1888 che bonificò parte del Ghetto. In quella occasione fu realizzato il Tempio Maggiore, terminato nel 1904.

Il Ghetto fu teatro dei drammatici rastrellamenti del 16 ottobre 1943 con la deportazione ad Auschwitz di 1022 ebrei, dei quali solo 17 tornarono.

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