Museo Archeologico - Tarquinia

Il Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia è stato istituito nel 1916 e inaugurato nel 1924: la sua sede è, sin dall’inizio, il quattrocentesco Palazzo Vitelleschi, vero gioiello dell’architettura del primo Rinascimento, edificato per volere del cardinale Giovanni Vitelleschi tra il 1436 e il 1439 sepolcrali: l’alto prelato tarquiniese verrà ucciso nel 1440 in una congiura a Roma, tra le mura di Castel Sant’Angelo. Il palazzo, usato come alloggio principesco per i pontefici di passaggio nella cittadina laziale, ben presto si avvia a un lento e inesorabile degrado, fino al punto di essere ribattezzato “il palazzaccio”. Nel 1900 le sorti dell’edificio mutano, grazie all’acquisto da parte del Comune di Tarquinia, con l’assenso del Ministero della Pubblica Istruzione. Da un punto di vista architettonico, l’edificio prende a modello le dimore signorili fiorentine del tempo: un ampio cortile interno, munito di pozzo, è circondato su tre lati da tre corpi di fabbrica che si sviluppano su tre livelli: al piano terra i servizi; al primo piano la rappresentanza; al secondo, gli alloggi privati. Il quarto lato del cortile è chiuso da un alto muro munito di camminamento. L’esposizione museale si è arricchita nel corso degli anni: all’iniziale Raccolta Comunale e ai reperti della Collezione Bruschi-Falgari, comprata dallo Stato nel 1913, si sono aggiunti i materiali provenienti dagli scavi condotti sull’abitato e nelle necropoli di Tarquinia e del suo territorio: non a caso D. H. Lawrence, dopo la visita fatta nel 1927, nell’apprezzare il Museo tarquiniese, sottolineò che “Qui gli oggetti esposti sono tutti tarquiniesi e hanno un nesso gli uni con gli altri, formando una specie di tutto organico”.

Orario di apertura: 8,30-19,30; la biglietteria chiude alle 18.30.
Chiuso lunedì, e inoltre 1 gennaio e 25 dicembre.

Il Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia è stato istituito nel 1916 e inaugurato nel 1924: la sua sede è, sin dall’inizio, il quattrocentesco Palazzo Vitelleschi, vero gioiello dell’architettura del primo Rinascimento, edificato per volere del cardinale Giovanni Vitelleschi tra il 1436 e il 1439 sepolcrali: l’alto prelato tarquiniese verrà ucciso nel 1440 in una congiura a Roma, tra le mura di Castel Sant’Angelo. Il palazzo, usato come alloggio principesco per i pontefici di passaggio nella cittadina laziale, ben presto si avvia a un lento e inesorabile degrado, fino al punto di essere ribattezzato “il palazzaccio”. Nel 1900 le sorti dell’edificio mutano, grazie all’acquisto da parte del Comune di Tarquinia, con l’assenso del Ministero della Pubblica Istruzione. Da un punto di vista architettonico, l’edificio prende a modello le dimore signorili fiorentine del tempo: un ampio cortile interno, munito di pozzo, è circondato su tre lati da tre corpi di fabbrica che si sviluppano su tre livelli: al piano terra i servizi; al primo piano la rappresentanza; al secondo, gli alloggi privati. Il quarto lato del cortile è chiuso da un alto muro munito di camminamento. L’esposizione museale si è arricchita nel corso degli anni: all’iniziale Raccolta Comunale e ai reperti della Collezione Bruschi-Falgari, comprata dallo Stato nel 1913, si sono aggiunti i materiali provenienti dagli scavi condotti sull’abitato e nelle necropoli di Tarquinia e del suo territorio: non a caso D. H. Lawrence, dopo la visita fatta nel 1927, nell’apprezzare il Museo tarquiniese, sottolineò che “Qui gli oggetti esposti sono tutti tarquiniesi e hanno un nesso gli uni con gli altri, formando una specie di tutto organico”.

Orario di apertura: 8,30-19,30; la biglietteria chiude alle 18.30.
Chiuso lunedì, e inoltre 1 gennaio e 25 dicembre.

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Il Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia è stato istituito nel 1916 e inaugurato nel 1924: la sua sede è, sin dall’inizio, il quattrocentesco Palazzo Vitelleschi, vero gioiello dell’architettura del primo Rinascimento, edificato per volere del cardinale Giovanni Vitelleschi tra il 1436 e il 1439 sepolcrali: l’alto prelato tarquiniese verrà ucciso nel 1440 in una congiura a Roma, tra le mura di Castel Sant’Angelo. Il palazzo, usato come alloggio principesco per i pontefici di passaggio nella cittadina laziale, ben presto si avvia a un lento e inesorabile degrado, fino al punto di essere ribattezzato “il palazzaccio”. Nel 1900 le sorti dell’edificio mutano, grazie all’acquisto da parte del Comune di Tarquinia, con l’assenso del Ministero della Pubblica Istruzione. Da un punto di vista architettonico, l’edificio prende a modello le dimore signorili fiorentine del tempo: un ampio cortile interno, munito di pozzo, è circondato su tre lati da tre corpi di fabbrica che si sviluppano su tre livelli: al piano terra i servizi; al primo piano la rappresentanza; al secondo, gli alloggi privati. Il quarto lato del cortile è chiuso da un alto muro munito di camminamento. L’esposizione museale si è arricchita nel corso degli anni: all’iniziale Raccolta Comunale e ai reperti della Collezione Bruschi-Falgari, comprata dallo Stato nel 1913, si sono aggiunti i materiali provenienti dagli scavi condotti sull’abitato e nelle necropoli di Tarquinia e del suo territorio: non a caso D. H. Lawrence, dopo la visita fatta nel 1927, nell’apprezzare il Museo tarquiniese, sottolineò che “Qui gli oggetti esposti sono tutti tarquiniesi e hanno un nesso gli uni con gli altri, formando una specie di tutto organico”.

Orario di apertura: 8,30-19,30; la biglietteria chiude alle 18.30.
Chiuso lunedì, e inoltre 1 gennaio e 25 dicembre.

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