Obelisco di Montecitorio

Piazza di Montecitorio, 115-118 Roma

L’obelisco di granito rosso, alto 21,79 metri, proveniva da Eliopolis dove era stato innalzato da Psammetico II. Fatto portare a Roma da Augusto nel 10 a.C., fu collocato nella meridiana del Campo Marzio settentrionale, della quale fungeva da braccio indicatore (gnomone).

La meridiana, conservata nella sua fase domizianea successiva all’incendio dell’80 d.C., era costituita da un quadrante di travertino di circa 160 x 75 metri, con lettere di bronzo che individuavano le ore. Lo gnomone era stato collocato in modo da proiettare la sua ombra, nel giorno del compleanno di Augusto, sull’Ara Pacis (nella sua collocazione originaria, lungo l’attuale via del Corso).

Caduto dopo l’età romana e interratosi progressivamente, fu portato alla luce in più riprese. Nel 1748, durante il pontificato di Benedetto XIV (Prospero Lambertini 1740-1758) l’obelisco fu messo in luce in più pezzi, che furono integrati con i frammenti di granito rosso di una colonna dedicata ad Antonino Pio, rinvenuta nell’area. Innalzato tra il 1790 e il 1792 dall’architetto Giovanni Antinori, per volere di Pio VI (Giovannangelo Braschi 1775-1799) fu decorato sulla sommità con una sfera di metallo forata che, attraversata dal sole a mezzogiorno, convogliava il raggio a terra.

Autore: Antinori Giovanni (1734-1792).

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L’obelisco di granito rosso, alto 21,79 metri, proveniva da Eliopolis dove era stato innalzato da Psammetico II. Fatto portare a Roma da Augusto nel 10 a.C., fu collocato nella meridiana del Campo Marzio settentrionale, della quale fungeva da braccio indicatore (gnomone).

La meridiana, conservata nella sua fase domizianea successiva all’incendio dell’80 d.C., era costituita da un quadrante di travertino di circa 160 x 75 metri, con lettere di bronzo che individuavano le ore. Lo gnomone era stato collocato in modo da proiettare la sua ombra, nel giorno del compleanno di Augusto, sull’Ara Pacis (nella sua collocazione originaria, lungo l’attuale via del Corso).

Caduto dopo l’età romana e interratosi progressivamente, fu portato alla luce in più riprese. Nel 1748, durante il pontificato di Benedetto XIV (Prospero Lambertini 1740-1758) l’obelisco fu messo in luce in più pezzi, che furono integrati con i frammenti di granito rosso di una colonna dedicata ad Antonino Pio, rinvenuta nell’area. Innalzato tra il 1790 e il 1792 dall’architetto Giovanni Antinori, per volere di Pio VI (Giovannangelo Braschi 1775-1799) fu decorato sulla sommità con una sfera di metallo forata che, attraversata dal sole a mezzogiorno, convogliava il raggio a terra.

Autore: Antinori Giovanni (1734-1792).

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L’obelisco di granito rosso, alto 21,79 metri, proveniva da Eliopolis dove era stato innalzato da Psammetico II. Fatto portare a Roma da Augusto nel 10 a.C., fu collocato nella meridiana del Campo Marzio settentrionale, della quale fungeva da braccio indicatore (gnomone).

La meridiana, conservata nella sua fase domizianea successiva all’incendio dell’80 d.C., era costituita da un quadrante di travertino di circa 160 x 75 metri, con lettere di bronzo che individuavano le ore. Lo gnomone era stato collocato in modo da proiettare la sua ombra, nel giorno del compleanno di Augusto, sull’Ara Pacis (nella sua collocazione originaria, lungo l’attuale via del Corso).

Caduto dopo l’età romana e interratosi progressivamente, fu portato alla luce in più riprese. Nel 1748, durante il pontificato di Benedetto XIV (Prospero Lambertini 1740-1758) l’obelisco fu messo in luce in più pezzi, che furono integrati con i frammenti di granito rosso di una colonna dedicata ad Antonino Pio, rinvenuta nell’area. Innalzato tra il 1790 e il 1792 dall’architetto Giovanni Antinori, per volere di Pio VI (Giovannangelo Braschi 1775-1799) fu decorato sulla sommità con una sfera di metallo forata che, attraversata dal sole a mezzogiorno, convogliava il raggio a terra.

Autore: Antinori Giovanni (1734-1792).

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