Palazzo Baldassini

Via delle Coppelle, 35 Roma

L’avvocato concistoriale Melchiorre Baldassini, consigliere di Leone X (Giovanni de’ Medici 1513-1531) e di Adriano VI (Florisz Boeyens 1522-1523), incaricò l’architetto fiorentino Antonio da Sangallo il Giovane di costruire il palazzo di famiglia tra il 1516 e il 1519. L’edificio, che in parte riutilizzava una torre quattrocentesca, costituisce il primo esempio autonomo di architettura civile del Sangallo e ripete lo schema del palazzo rinascimentale fiorentino, pur in una impostazione più austera. Il prospetto, penalizzato dallo spazio ristretto su cui si apre, si articola su due piani separati da cornici marcapiano aggettanti con fregio a girali. Al centro un elegante portale dorico fiancheggiato da colonne immette nel cortile interno.

L’architettura del palazzo è chiusa in un blocco gravitante sul cortile interno, quadrato, con due ordini di arcate, esempio mirabile dello schema classico ad ordini sovrapposti, con colonne tuscaniche al primo livello e ioniche al secondo. Nel cortile e nella loggia era ospitata una ricca collezione di sculture antiche. Sotto la loggia era dipinto l’elefante Annone, dono del re di Portogallo a Leone X, che aveva suscitato molta curiosità tra i romani.

Rispetto alla villa di delizie, palazzo Baldassini rappresenta un aspetto diverso della vita sociale a Roma: il palazzo di città per trattare gli affari e ricevere i clienti, che dovevano percepire la nobiltà, la sapienza e la giustizia e del padrone di casa.

Rispondeva a questa esigenze anche la decorazione interna, in particolare quella del Salone Grande di rappresentanza, una delle prime opere autonome di Perin del Vaga, con un ciclo decorativo celebrativo incentrato sui temi storici e filosofici, con esempi di giustizia del mondo classico e figure di antichi sapienti, privo di riferimenti mitologici. Le poche testimonianze rimaste degli affreschi sono oggi conservate agli Uffizi a Firenze.

Dopo il 1527 il palazzo, danneggiato durante il sacco di Roma, passò più volte di mano, con modifiche e trasformazioni soprattutto negli spazi interni.

Antonio da Sangallo il giovane(1484-1546).

Futouring Lazio

L’avvocato concistoriale Melchiorre Baldassini, consigliere di Leone X (Giovanni de’ Medici 1513-1531) e di Adriano VI (Florisz Boeyens 1522-1523), incaricò l’architetto fiorentino Antonio da Sangallo il Giovane di costruire il palazzo di famiglia tra il 1516 e il 1519. L’edificio, che in parte riutilizzava una torre quattrocentesca, costituisce il primo esempio autonomo di architettura civile del Sangallo e ripete lo schema del palazzo rinascimentale fiorentino, pur in una impostazione più austera. Il prospetto, penalizzato dallo spazio ristretto su cui si apre, si articola su due piani separati da cornici marcapiano aggettanti con fregio a girali. Al centro un elegante portale dorico fiancheggiato da colonne immette nel cortile interno.

L’architettura del palazzo è chiusa in un blocco gravitante sul cortile interno, quadrato, con due ordini di arcate, esempio mirabile dello schema classico ad ordini sovrapposti, con colonne tuscaniche al primo livello e ioniche al secondo. Nel cortile e nella loggia era ospitata una ricca collezione di sculture antiche. Sotto la loggia era dipinto l’elefante Annone, dono del re di Portogallo a Leone X, che aveva suscitato molta curiosità tra i romani.

Rispetto alla villa di delizie, palazzo Baldassini rappresenta un aspetto diverso della vita sociale a Roma: il palazzo di città per trattare gli affari e ricevere i clienti, che dovevano percepire la nobiltà, la sapienza e la giustizia e del padrone di casa.

Rispondeva a questa esigenze anche la decorazione interna, in particolare quella del Salone Grande di rappresentanza, una delle prime opere autonome di Perin del Vaga, con un ciclo decorativo celebrativo incentrato sui temi storici e filosofici, con esempi di giustizia del mondo classico e figure di antichi sapienti, privo di riferimenti mitologici. Le poche testimonianze rimaste degli affreschi sono oggi conservate agli Uffizi a Firenze.

Dopo il 1527 il palazzo, danneggiato durante il sacco di Roma, passò più volte di mano, con modifiche e trasformazioni soprattutto negli spazi interni.

Antonio da Sangallo il giovane(1484-1546).

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L’avvocato concistoriale Melchiorre Baldassini, consigliere di Leone X (Giovanni de’ Medici 1513-1531) e di Adriano VI (Florisz Boeyens 1522-1523), incaricò l’architetto fiorentino Antonio da Sangallo il Giovane di costruire il palazzo di famiglia tra il 1516 e il 1519. L’edificio, che in parte riutilizzava una torre quattrocentesca, costituisce il primo esempio autonomo di architettura civile del Sangallo e ripete lo schema del palazzo rinascimentale fiorentino, pur in una impostazione più austera. Il prospetto, penalizzato dallo spazio ristretto su cui si apre, si articola su due piani separati da cornici marcapiano aggettanti con fregio a girali. Al centro un elegante portale dorico fiancheggiato da colonne immette nel cortile interno.

L’architettura del palazzo è chiusa in un blocco gravitante sul cortile interno, quadrato, con due ordini di arcate, esempio mirabile dello schema classico ad ordini sovrapposti, con colonne tuscaniche al primo livello e ioniche al secondo. Nel cortile e nella loggia era ospitata una ricca collezione di sculture antiche. Sotto la loggia era dipinto l’elefante Annone, dono del re di Portogallo a Leone X, che aveva suscitato molta curiosità tra i romani.

Rispetto alla villa di delizie, palazzo Baldassini rappresenta un aspetto diverso della vita sociale a Roma: il palazzo di città per trattare gli affari e ricevere i clienti, che dovevano percepire la nobiltà, la sapienza e la giustizia e del padrone di casa.

Rispondeva a questa esigenze anche la decorazione interna, in particolare quella del Salone Grande di rappresentanza, una delle prime opere autonome di Perin del Vaga, con un ciclo decorativo celebrativo incentrato sui temi storici e filosofici, con esempi di giustizia del mondo classico e figure di antichi sapienti, privo di riferimenti mitologici. Le poche testimonianze rimaste degli affreschi sono oggi conservate agli Uffizi a Firenze.

Dopo il 1527 il palazzo, danneggiato durante il sacco di Roma, passò più volte di mano, con modifiche e trasformazioni soprattutto negli spazi interni.

Antonio da Sangallo il giovane(1484-1546).

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