Palazzo Chigi Odescalchi ai Santi Apostoli

Piazza SS. Apostoli, 80-81

Su un precedente edificio quattrocentesco Carlo Maderno nel 1623 ristrutturò la residenza di Ludovico Ludovisi, di fronte alla chiesa dei Santi Apostoli, con un grande cortile interno porticato. Riacquistato dai Colonna, dal 1661 fu dimora di Flavio Chigi, nipote del papa Alessandro VII (Fabio Chigi 1655-1667) che volle ampliarlo nel 1664, incaricando Gian Lorenzo Bernini del progetto. Il Bernini lasciò inalterata la facciata su via del Corso, mentre volle rinnovare completamente quella sui Santi Apostoli, che divenne paradigma dei palazzi patrizi romani barocchi, con corpo centrale leggermente avanzato e un maestoso portale fiancheggiato da colonne e sormontato da una finestra con un ampio balcone balaustrato. Il corpo di fabbrica, a due piani scanditi da lesene, aveva finestre con timpani centinati e triangolari alternati al primo piano e architravati al secondo. Quando i Chigi si trasferirono nel palazzo di piazza Colonna, il palazzo fu residenza del cardinale Benedetto Odescalchi e del nipote Livio. A questa fase si deve sistemazione del cortile interno porticato, opera di Carlo Maderno. Nel 1750 con Baldassarre Odescalchi il palazzo fu ampliato ancora da Nicola Salvi, che progettò la celebre fontana di Trevi e Luigi Vanvitelli, rivaleggiando con la residenza dei Colonna, sul lato opposto della piazza. Il nuovo prospetto riprendeva quello berniniano.

Nel XIX secolo il prospetto su piazza Santi Apostoli fu gravemente danneggiato da un incendio e la facciata su via del Corso fu ricostruita in forme eclettiche neorinascimentali.

All’interno, nella collezione d’arte è conservato il dipinto del Caravaggio della Conversione di Saul, forse prima versione del dipinto per la cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo. L’edifico ospita l’Archivio Odescalchi.

Maderno Carlo (1556-1629) - Bernini Gian Lorenzo (1598-1680) - Salvi Nicola (1697-1751) - Vanvitelli Luigi (1700-1773).

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Su un precedente edificio quattrocentesco Carlo Maderno nel 1623 ristrutturò la residenza di Ludovico Ludovisi, di fronte alla chiesa dei Santi Apostoli, con un grande cortile interno porticato. Riacquistato dai Colonna, dal 1661 fu dimora di Flavio Chigi, nipote del papa Alessandro VII (Fabio Chigi 1655-1667) che volle ampliarlo nel 1664, incaricando Gian Lorenzo Bernini del progetto. Il Bernini lasciò inalterata la facciata su via del Corso, mentre volle rinnovare completamente quella sui Santi Apostoli, che divenne paradigma dei palazzi patrizi romani barocchi, con corpo centrale leggermente avanzato e un maestoso portale fiancheggiato da colonne e sormontato da una finestra con un ampio balcone balaustrato. Il corpo di fabbrica, a due piani scanditi da lesene, aveva finestre con timpani centinati e triangolari alternati al primo piano e architravati al secondo. Quando i Chigi si trasferirono nel palazzo di piazza Colonna, il palazzo fu residenza del cardinale Benedetto Odescalchi e del nipote Livio. A questa fase si deve sistemazione del cortile interno porticato, opera di Carlo Maderno. Nel 1750 con Baldassarre Odescalchi il palazzo fu ampliato ancora da Nicola Salvi, che progettò la celebre fontana di Trevi e Luigi Vanvitelli, rivaleggiando con la residenza dei Colonna, sul lato opposto della piazza. Il nuovo prospetto riprendeva quello berniniano.

Nel XIX secolo il prospetto su piazza Santi Apostoli fu gravemente danneggiato da un incendio e la facciata su via del Corso fu ricostruita in forme eclettiche neorinascimentali.

All’interno, nella collezione d’arte è conservato il dipinto del Caravaggio della Conversione di Saul, forse prima versione del dipinto per la cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo. L’edifico ospita l’Archivio Odescalchi.

Maderno Carlo (1556-1629) - Bernini Gian Lorenzo (1598-1680) - Salvi Nicola (1697-1751) - Vanvitelli Luigi (1700-1773).

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Su un precedente edificio quattrocentesco Carlo Maderno nel 1623 ristrutturò la residenza di Ludovico Ludovisi, di fronte alla chiesa dei Santi Apostoli, con un grande cortile interno porticato. Riacquistato dai Colonna, dal 1661 fu dimora di Flavio Chigi, nipote del papa Alessandro VII (Fabio Chigi 1655-1667) che volle ampliarlo nel 1664, incaricando Gian Lorenzo Bernini del progetto. Il Bernini lasciò inalterata la facciata su via del Corso, mentre volle rinnovare completamente quella sui Santi Apostoli, che divenne paradigma dei palazzi patrizi romani barocchi, con corpo centrale leggermente avanzato e un maestoso portale fiancheggiato da colonne e sormontato da una finestra con un ampio balcone balaustrato. Il corpo di fabbrica, a due piani scanditi da lesene, aveva finestre con timpani centinati e triangolari alternati al primo piano e architravati al secondo. Quando i Chigi si trasferirono nel palazzo di piazza Colonna, il palazzo fu residenza del cardinale Benedetto Odescalchi e del nipote Livio. A questa fase si deve sistemazione del cortile interno porticato, opera di Carlo Maderno. Nel 1750 con Baldassarre Odescalchi il palazzo fu ampliato ancora da Nicola Salvi, che progettò la celebre fontana di Trevi e Luigi Vanvitelli, rivaleggiando con la residenza dei Colonna, sul lato opposto della piazza. Il nuovo prospetto riprendeva quello berniniano.

Nel XIX secolo il prospetto su piazza Santi Apostoli fu gravemente danneggiato da un incendio e la facciata su via del Corso fu ricostruita in forme eclettiche neorinascimentali.

All’interno, nella collezione d’arte è conservato il dipinto del Caravaggio della Conversione di Saul, forse prima versione del dipinto per la cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo. L’edifico ospita l’Archivio Odescalchi.

Maderno Carlo (1556-1629) - Bernini Gian Lorenzo (1598-1680) - Salvi Nicola (1697-1751) - Vanvitelli Luigi (1700-1773).

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