Palazzo della Cancelleria

Via del Pellegrino, 193 Roma

Il complesso fu costruito nel 1485 per volere del cardinale Raffaele Riario, nipote di Sisto IV (Francesco della Rovere 1471-1484) e titolare dell’ antica basilica di San Lorenzo in Damaso, smantellata e inserita nella nuova costruzione. Sotto il palazzo furono rinvenuti i resti del canale romano detto Euripo e il sepolcro di Aulo Irzio. Alla realizzazione dell’edificio, uno degli esempi romani più rappresentativi di palazzo rinascimentale, partecipò forse Antonio da Montecavallo (come riporta anche il Vasari), da alcuni identificato con Antonio Bregno fratello di Andrea, con un intervento di Donato Bramante almeno nelle fasi conclusive. I lavori terminarono nel 1513, durante il pontificato di Giulio II (Giuliano della Rovere 1503-1513). La struttura compatta, di forma trapezoidale, è realizzata con un bugnato liscio di travertino proveniente dalle rovine del teatro di Pompeo e dal Colosseo. Il prospetto è scandito da doppie lesene che inquadrano le finestre, con due cornici marcapiani orizzontali che segnano i tre piani dell’edificio, con l’ingresso in posizione decentrata. Al primo piano la rosa, emblema del cardinale Riario, sul cantonale, lo stemma di Giulio II. Sul cortile monumentale centrale, opera del Bramante, con doppio ordine di loggiati si imposta un terzo piano con lesene, che richiama il motivo della facciata esterna. L’elegante balcone su via del Pellegrino è attribuito ad Andrea Bregno. Confiscato ai Riario, il palazzo divenne sede della Cancelleria Apostolica. Nel XVI secolo Domenico Fontana eseguì una serie di restauri per volere di Papa Sisto V (Felice Peretti 1585-1590) e nel XVIII secolo Filippo Juvarra vi realizzò il piccolo teatro Ottoboni, poi demolito.All’interno, affreschi del Baciccia, di Giorgio Vasari e di Perin del Vaga.

Nel 1798 fu Sede del tribunale della I Repubblica Romana e nel 1809 accolse la corte imperiale Napoleonica. Dal 1870 fu nuovamente sede della Cancelleria Apostolica, con privilegio di extraterritorialità. Oggi ospita la Pontificia Accademia Romana di Archeologia.

Autori: Bramante Donato (1444-1514), Antonio da Montecavallo, Bregno Andrea (?) (1418 ca.-1503), Fontana Domenico (1543-1607), Juvarra Filippo (1678-1736).

Futouring Lazio

Il complesso fu costruito nel 1485 per volere del cardinale Raffaele Riario, nipote di Sisto IV (Francesco della Rovere 1471-1484) e titolare dell’ antica basilica di San Lorenzo in Damaso, smantellata e inserita nella nuova costruzione. Sotto il palazzo furono rinvenuti i resti del canale romano detto Euripo e il sepolcro di Aulo Irzio. Alla realizzazione dell’edificio, uno degli esempi romani più rappresentativi di palazzo rinascimentale, partecipò forse Antonio da Montecavallo (come riporta anche il Vasari), da alcuni identificato con Antonio Bregno fratello di Andrea, con un intervento di Donato Bramante almeno nelle fasi conclusive. I lavori terminarono nel 1513, durante il pontificato di Giulio II (Giuliano della Rovere 1503-1513). La struttura compatta, di forma trapezoidale, è realizzata con un bugnato liscio di travertino proveniente dalle rovine del teatro di Pompeo e dal Colosseo. Il prospetto è scandito da doppie lesene che inquadrano le finestre, con due cornici marcapiani orizzontali che segnano i tre piani dell’edificio, con l’ingresso in posizione decentrata. Al primo piano la rosa, emblema del cardinale Riario, sul cantonale, lo stemma di Giulio II. Sul cortile monumentale centrale, opera del Bramante, con doppio ordine di loggiati si imposta un terzo piano con lesene, che richiama il motivo della facciata esterna. L’elegante balcone su via del Pellegrino è attribuito ad Andrea Bregno. Confiscato ai Riario, il palazzo divenne sede della Cancelleria Apostolica. Nel XVI secolo Domenico Fontana eseguì una serie di restauri per volere di Papa Sisto V (Felice Peretti 1585-1590) e nel XVIII secolo Filippo Juvarra vi realizzò il piccolo teatro Ottoboni, poi demolito.All’interno, affreschi del Baciccia, di Giorgio Vasari e di Perin del Vaga.

Nel 1798 fu Sede del tribunale della I Repubblica Romana e nel 1809 accolse la corte imperiale Napoleonica. Dal 1870 fu nuovamente sede della Cancelleria Apostolica, con privilegio di extraterritorialità. Oggi ospita la Pontificia Accademia Romana di Archeologia.

Autori: Bramante Donato (1444-1514), Antonio da Montecavallo, Bregno Andrea (?) (1418 ca.-1503), Fontana Domenico (1543-1607), Juvarra Filippo (1678-1736).

Futouring Lazio

41.89663,12.471623,17

Il complesso fu costruito nel 1485 per volere del cardinale Raffaele Riario, nipote di Sisto IV (Francesco della Rovere 1471-1484) e titolare dell’ antica basilica di San Lorenzo in Damaso, smantellata e inserita nella nuova costruzione. Sotto il palazzo furono rinvenuti i resti del canale romano detto Euripo e il sepolcro di Aulo Irzio. Alla realizzazione dell’edificio, uno degli esempi romani più rappresentativi di palazzo rinascimentale, partecipò forse Antonio da Montecavallo (come riporta anche il Vasari), da alcuni identificato con Antonio Bregno fratello di Andrea, con un intervento di Donato Bramante almeno nelle fasi conclusive. I lavori terminarono nel 1513, durante il pontificato di Giulio II (Giuliano della Rovere 1503-1513). La struttura compatta, di forma trapezoidale, è realizzata con un bugnato liscio di travertino proveniente dalle rovine del teatro di Pompeo e dal Colosseo. Il prospetto è scandito da doppie lesene che inquadrano le finestre, con due cornici marcapiani orizzontali che segnano i tre piani dell’edificio, con l’ingresso in posizione decentrata. Al primo piano la rosa, emblema del cardinale Riario, sul cantonale, lo stemma di Giulio II. Sul cortile monumentale centrale, opera del Bramante, con doppio ordine di loggiati si imposta un terzo piano con lesene, che richiama il motivo della facciata esterna. L’elegante balcone su via del Pellegrino è attribuito ad Andrea Bregno. Confiscato ai Riario, il palazzo divenne sede della Cancelleria Apostolica. Nel XVI secolo Domenico Fontana eseguì una serie di restauri per volere di Papa Sisto V (Felice Peretti 1585-1590) e nel XVIII secolo Filippo Juvarra vi realizzò il piccolo teatro Ottoboni, poi demolito.All’interno, affreschi del Baciccia, di Giorgio Vasari e di Perin del Vaga.

Nel 1798 fu Sede del tribunale della I Repubblica Romana e nel 1809 accolse la corte imperiale Napoleonica. Dal 1870 fu nuovamente sede della Cancelleria Apostolica, con privilegio di extraterritorialità. Oggi ospita la Pontificia Accademia Romana di Archeologia.

Autori: Bramante Donato (1444-1514), Antonio da Montecavallo, Bregno Andrea (?) (1418 ca.-1503), Fontana Domenico (1543-1607), Juvarra Filippo (1678-1736).

Futouring Lazio

itinerari che contengono questo punto di interesse

Nei pressi

  • Bistrot

    I vicini bistrot

    Via di Torre Argentina, 70, Roma