Palazzo della famiglia Pamphilj

Nel 1470 Antonio Pamphilj, procuratore fiscale della Camera Apostolica, acquistò per settecento ducati d’oro, una casa che affacciava sull’attuale piazza di Pasquino e sulla retrostante piazza Navona, con tre piani di tre finestre ciascuno. L’edificio costituì il nucleo iniziale delle proprietà dei Pamphilj nell’area, ampliato tra il 1471 e il 1478 da Antonio, cresciuto d’importanza con papa Sisto IV (Francesco della Rovere 1471-1484) e Innocenzo VIII (Giovan Battista Cybo 1484-1492).

Il figlio Angelo proseguì le acquisizioni degli edifici adiacenti nel 1479, ampliando i possedimenti della famiglia Pamphilj in direzione nord, fino ad occupare il vicolo detto dei Pamphilj, tra il palazzo della famiglia e quello del patrizio Sertorio Teofili.

Nel 1604 con la nomina del nipote di Angelo, Girolamo Pamphilj a cardinale da parte di Clemente VIII (Ippolito Aldobrandini 1596-1638), l’edificio di famiglia, ormai ampliatosi, si sviluppa per lo più sulla piazza di Pasquino, con un affaccio ancora limitato su piazza Navona.

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Nel 1470 Antonio Pamphilj, procuratore fiscale della Camera Apostolica, acquistò per settecento ducati d’oro, una casa che affacciava sull’attuale piazza di Pasquino e sulla retrostante piazza Navona, con tre piani di tre finestre ciascuno. L’edificio costituì il nucleo iniziale delle proprietà dei Pamphilj nell’area, ampliato tra il 1471 e il 1478 da Antonio, cresciuto d’importanza con papa Sisto IV (Francesco della Rovere 1471-1484) e Innocenzo VIII (Giovan Battista Cybo 1484-1492).

Il figlio Angelo proseguì le acquisizioni degli edifici adiacenti nel 1479, ampliando i possedimenti della famiglia Pamphilj in direzione nord, fino ad occupare il vicolo detto dei Pamphilj, tra il palazzo della famiglia e quello del patrizio Sertorio Teofili.

Nel 1604 con la nomina del nipote di Angelo, Girolamo Pamphilj a cardinale da parte di Clemente VIII (Ippolito Aldobrandini 1596-1638), l’edificio di famiglia, ormai ampliatosi, si sviluppa per lo più sulla piazza di Pasquino, con un affaccio ancora limitato su piazza Navona.

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Nel 1470 Antonio Pamphilj, procuratore fiscale della Camera Apostolica, acquistò per settecento ducati d’oro, una casa che affacciava sull’attuale piazza di Pasquino e sulla retrostante piazza Navona, con tre piani di tre finestre ciascuno. L’edificio costituì il nucleo iniziale delle proprietà dei Pamphilj nell’area, ampliato tra il 1471 e il 1478 da Antonio, cresciuto d’importanza con papa Sisto IV (Francesco della Rovere 1471-1484) e Innocenzo VIII (Giovan Battista Cybo 1484-1492).

Il figlio Angelo proseguì le acquisizioni degli edifici adiacenti nel 1479, ampliando i possedimenti della famiglia Pamphilj in direzione nord, fino ad occupare il vicolo detto dei Pamphilj, tra il palazzo della famiglia e quello del patrizio Sertorio Teofili.

Nel 1604 con la nomina del nipote di Angelo, Girolamo Pamphilj a cardinale da parte di Clemente VIII (Ippolito Aldobrandini 1596-1638), l’edificio di famiglia, ormai ampliatosi, si sviluppa per lo più sulla piazza di Pasquino, con un affaccio ancora limitato su piazza Navona.

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