Palazzo Farnese

Piazza Farnese, 96 Roma

Emblematico e maestoso esempio dell’architettura del Cinquecento e maggiore palazzo privato della città, sorse per volontà del cardinale Alessandro Farnese (poi papa Paolo III, 1534-1549) che incaricò intorno al 1514 Antonio da Sangallo il Giovane di costruire la propria residenza, sulle proprietà già acquisite dal 1494. Alla realizzazione dell’edificio, che proseguì dopo la morte del papa, si succedettero Michelangelo nel 1546, il Vignola nel 1565 e infine Giacomo della Porta che completò i lavori nel 1589. Il Sangallo riprese lo schema tradizionale del palazzo rinascimentale fiorentino, con facciata severa e vestibolo monumentale che dà accesso al cortile interno porticato, caratterizzato da logge sovrapposte che ripropongono la successione classica degli ordini (dorico a piano terra, ionico al piano nobile, corinzio al secondo piano). Michelangelo modificò il progetto con il poderoso cornicione fortemente aggettante a coronamento del palazzo e con l’inserimento della loggia balaustrata al centro del piano nobile, delimitata da quattro colonne architravate e posta sul grande portale di accesso bugnato. Sopra di essa, il grande stemma dei Farnese. Noto tra le quattro meraviglie di Roma del Cinquecento come cubo dei Farnese il palazzo, vera reggia rinascimentale, domina lo spazio urbano aprendosi sulla piazza e prolungandosi verso il Tevere attraverso il cosiddetto Arco Farnese su via Giulia. Sul lato opposto del fiume si estendeva la villa detta la Farnesina che un progetto di Michelangelo, mai realizzato, voleva collegare attraverso un ponte al palazzo. All’interno, il ciclo di affreschi cinquecenteschi di Francesco Salviati e Taddeo Zuccari (Fasti Farnesiani) e la celebre Galleria (1597-1604) con gli affreschi di Annibale Carracci sul tema degli amori nella mitologia. Con la fine dei Farnese il palazzo con gli arredi e le collezioni d’arte, passò ai Borbone di Napoli. Oggi ospita l’Ambasciata di Francia.

Antonio da Sangallo il Giovane (1484-1546).

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Emblematico e maestoso esempio dell’architettura del Cinquecento e maggiore palazzo privato della città, sorse per volontà del cardinale Alessandro Farnese (poi papa Paolo III, 1534-1549) che incaricò intorno al 1514 Antonio da Sangallo il Giovane di costruire la propria residenza, sulle proprietà già acquisite dal 1494. Alla realizzazione dell’edificio, che proseguì dopo la morte del papa, si succedettero Michelangelo nel 1546, il Vignola nel 1565 e infine Giacomo della Porta che completò i lavori nel 1589. Il Sangallo riprese lo schema tradizionale del palazzo rinascimentale fiorentino, con facciata severa e vestibolo monumentale che dà accesso al cortile interno porticato, caratterizzato da logge sovrapposte che ripropongono la successione classica degli ordini (dorico a piano terra, ionico al piano nobile, corinzio al secondo piano). Michelangelo modificò il progetto con il poderoso cornicione fortemente aggettante a coronamento del palazzo e con l’inserimento della loggia balaustrata al centro del piano nobile, delimitata da quattro colonne architravate e posta sul grande portale di accesso bugnato. Sopra di essa, il grande stemma dei Farnese. Noto tra le quattro meraviglie di Roma del Cinquecento come cubo dei Farnese il palazzo, vera reggia rinascimentale, domina lo spazio urbano aprendosi sulla piazza e prolungandosi verso il Tevere attraverso il cosiddetto Arco Farnese su via Giulia. Sul lato opposto del fiume si estendeva la villa detta la Farnesina che un progetto di Michelangelo, mai realizzato, voleva collegare attraverso un ponte al palazzo. All’interno, il ciclo di affreschi cinquecenteschi di Francesco Salviati e Taddeo Zuccari (Fasti Farnesiani) e la celebre Galleria (1597-1604) con gli affreschi di Annibale Carracci sul tema degli amori nella mitologia. Con la fine dei Farnese il palazzo con gli arredi e le collezioni d’arte, passò ai Borbone di Napoli. Oggi ospita l’Ambasciata di Francia.

Antonio da Sangallo il Giovane (1484-1546).

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Emblematico e maestoso esempio dell’architettura del Cinquecento e maggiore palazzo privato della città, sorse per volontà del cardinale Alessandro Farnese (poi papa Paolo III, 1534-1549) che incaricò intorno al 1514 Antonio da Sangallo il Giovane di costruire la propria residenza, sulle proprietà già acquisite dal 1494. Alla realizzazione dell’edificio, che proseguì dopo la morte del papa, si succedettero Michelangelo nel 1546, il Vignola nel 1565 e infine Giacomo della Porta che completò i lavori nel 1589. Il Sangallo riprese lo schema tradizionale del palazzo rinascimentale fiorentino, con facciata severa e vestibolo monumentale che dà accesso al cortile interno porticato, caratterizzato da logge sovrapposte che ripropongono la successione classica degli ordini (dorico a piano terra, ionico al piano nobile, corinzio al secondo piano). Michelangelo modificò il progetto con il poderoso cornicione fortemente aggettante a coronamento del palazzo e con l’inserimento della loggia balaustrata al centro del piano nobile, delimitata da quattro colonne architravate e posta sul grande portale di accesso bugnato. Sopra di essa, il grande stemma dei Farnese. Noto tra le quattro meraviglie di Roma del Cinquecento come cubo dei Farnese il palazzo, vera reggia rinascimentale, domina lo spazio urbano aprendosi sulla piazza e prolungandosi verso il Tevere attraverso il cosiddetto Arco Farnese su via Giulia. Sul lato opposto del fiume si estendeva la villa detta la Farnesina che un progetto di Michelangelo, mai realizzato, voleva collegare attraverso un ponte al palazzo. All’interno, il ciclo di affreschi cinquecenteschi di Francesco Salviati e Taddeo Zuccari (Fasti Farnesiani) e la celebre Galleria (1597-1604) con gli affreschi di Annibale Carracci sul tema degli amori nella mitologia. Con la fine dei Farnese il palazzo con gli arredi e le collezioni d’arte, passò ai Borbone di Napoli. Oggi ospita l’Ambasciata di Francia.

Antonio da Sangallo il Giovane (1484-1546).

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