Palazzo Mattei di Giove

Via Michelangelo Caetani, 32 Roma

L’edificio fu costruito a partire dal 1598 da Carlo Maderno su incarico di Asdrubale Mattei marchese di Monte Giove, che aveva sposato Costanza Gonzaga. Gli interessi della famiglia Mattei già dalla seconda metà del Quattrocento si erano concentrati nel Rione Sant’Angelo, nel grande isolato sorto presso i resti dell’antico teatro di Balbo, dove nel IX secolo si era sviluppato l’insediamento fortificato detto Castrum Aureum. Il palazzo fu l’ultimo degli edifici di famiglia che costituivano l’isola dei Mattei. All’esterno si presenta come corpo chiuso, in forme tardo cinquecentesche, seguendo il modello tradizionale con il cortile principale separato da un loggiato ad unico livello dal giardino posteriore. In realtà l’architettura rivela uno schema più aperto, che suggerisce una lettura del complesso per parti autonome, con un contrasto tra la semplicità dell’esterno e la ricchezza del cortile interno, con rilievi e statue antiche.

Il palazzo ha due accessi e due prospetti, di cui quello principale è rivolto verso la chiesa di Santa Caterina dei Funari, l’altro sulla via dei Funari. I due accessi offrivano prospettive simili, ma con sviluppo diverso: da quello carrozzabile di via dei Funari si inquadra il loggiato del cortile interno che accoglieva una della maggiori raccolte di marmi antichi della città; quello su via Caetani, apre sul pianerottolo dello scalone a quattro rampe, fiancheggiato da statue. Il palazzo, a tre piani, è sormontato da un cornicione decorato con i motivi araldici dei Mattei e dei Gonzaga e da un’altana con loggiato, impostata sulla torre medievale nota come turris Salitulae.

All’interno, dipinti con temi tratti dall’Antico Testamento, opere dei maggiori pittori attivi a Roma nel primo Seicento: Francesco Albani, Lanfranco, Pomarancio e Pietro da Cortona.

Maderno Carlo (1556-1629).

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L’edificio fu costruito a partire dal 1598 da Carlo Maderno su incarico di Asdrubale Mattei marchese di Monte Giove, che aveva sposato Costanza Gonzaga. Gli interessi della famiglia Mattei già dalla seconda metà del Quattrocento si erano concentrati nel Rione Sant’Angelo, nel grande isolato sorto presso i resti dell’antico teatro di Balbo, dove nel IX secolo si era sviluppato l’insediamento fortificato detto Castrum Aureum. Il palazzo fu l’ultimo degli edifici di famiglia che costituivano l’isola dei Mattei. All’esterno si presenta come corpo chiuso, in forme tardo cinquecentesche, seguendo il modello tradizionale con il cortile principale separato da un loggiato ad unico livello dal giardino posteriore. In realtà l’architettura rivela uno schema più aperto, che suggerisce una lettura del complesso per parti autonome, con un contrasto tra la semplicità dell’esterno e la ricchezza del cortile interno, con rilievi e statue antiche.

Il palazzo ha due accessi e due prospetti, di cui quello principale è rivolto verso la chiesa di Santa Caterina dei Funari, l’altro sulla via dei Funari. I due accessi offrivano prospettive simili, ma con sviluppo diverso: da quello carrozzabile di via dei Funari si inquadra il loggiato del cortile interno che accoglieva una della maggiori raccolte di marmi antichi della città; quello su via Caetani, apre sul pianerottolo dello scalone a quattro rampe, fiancheggiato da statue. Il palazzo, a tre piani, è sormontato da un cornicione decorato con i motivi araldici dei Mattei e dei Gonzaga e da un’altana con loggiato, impostata sulla torre medievale nota come turris Salitulae.

All’interno, dipinti con temi tratti dall’Antico Testamento, opere dei maggiori pittori attivi a Roma nel primo Seicento: Francesco Albani, Lanfranco, Pomarancio e Pietro da Cortona.

Maderno Carlo (1556-1629).

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L’edificio fu costruito a partire dal 1598 da Carlo Maderno su incarico di Asdrubale Mattei marchese di Monte Giove, che aveva sposato Costanza Gonzaga. Gli interessi della famiglia Mattei già dalla seconda metà del Quattrocento si erano concentrati nel Rione Sant’Angelo, nel grande isolato sorto presso i resti dell’antico teatro di Balbo, dove nel IX secolo si era sviluppato l’insediamento fortificato detto Castrum Aureum. Il palazzo fu l’ultimo degli edifici di famiglia che costituivano l’isola dei Mattei. All’esterno si presenta come corpo chiuso, in forme tardo cinquecentesche, seguendo il modello tradizionale con il cortile principale separato da un loggiato ad unico livello dal giardino posteriore. In realtà l’architettura rivela uno schema più aperto, che suggerisce una lettura del complesso per parti autonome, con un contrasto tra la semplicità dell’esterno e la ricchezza del cortile interno, con rilievi e statue antiche.

Il palazzo ha due accessi e due prospetti, di cui quello principale è rivolto verso la chiesa di Santa Caterina dei Funari, l’altro sulla via dei Funari. I due accessi offrivano prospettive simili, ma con sviluppo diverso: da quello carrozzabile di via dei Funari si inquadra il loggiato del cortile interno che accoglieva una della maggiori raccolte di marmi antichi della città; quello su via Caetani, apre sul pianerottolo dello scalone a quattro rampe, fiancheggiato da statue. Il palazzo, a tre piani, è sormontato da un cornicione decorato con i motivi araldici dei Mattei e dei Gonzaga e da un’altana con loggiato, impostata sulla torre medievale nota come turris Salitulae.

All’interno, dipinti con temi tratti dall’Antico Testamento, opere dei maggiori pittori attivi a Roma nel primo Seicento: Francesco Albani, Lanfranco, Pomarancio e Pietro da Cortona.

Maderno Carlo (1556-1629).

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