Palazzo Pamphilj

Con l’elezione di Giovambattista Pamphilj al soglio pontificio come Innocenzo X (1644-1655), la famiglia volle ampliare il vecchio palazzo cardinalizio di Piazza Navona, chiamando a Roma da Parma Girolamo Rainaldi a dirigere i lavori, affiancato dal giovane Francesco Borromini nel 1644. Il progetto prevedeva di incorporare, oltre al vecchio palazzo di famiglia e al palazzo cardinalizio già di Sertorio Teofili, i palazzi adiacenti Cybo e Mellini. Per gli interni, decorati da Pietro da Cortona e Gaspard Dughet, furono utilizzati materiali provenienti dalle demolizioni della basilica di San Pietro. Il programma decorativo era incentrato sulle storie di Enea (nella grande galleria 1651-1654) riferimento alla ricostruzione genealogica dei Pamphilj, che si ritenevano discendenti di Numa Pompilio (corrotto in Pamphilio). Il prospetto sulla piazza, a sviluppo verticale, fu disegnato da Rainaldi e Borromini. Nel progetto borrominiano erano previste tre altane con lo schema a serliana. Nella realizzazione finale, il lungo prospetto si articola in una parte centrale più alta, al centro della facciata dove si aprivano tre finestroni centinati, alternati a finestre con timpano curvo. Al di sotto, l’ingresso monumentale sormontato dal maestoso balcone, con un arco cieco con la colomba e il ramo d’ulivo, stemma araldico dei Pamphilj.

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Con l’elezione di Giovambattista Pamphilj al soglio pontificio come Innocenzo X (1644-1655), la famiglia volle ampliare il vecchio palazzo cardinalizio di Piazza Navona, chiamando a Roma da Parma Girolamo Rainaldi a dirigere i lavori, affiancato dal giovane Francesco Borromini nel 1644. Il progetto prevedeva di incorporare, oltre al vecchio palazzo di famiglia e al palazzo cardinalizio già di Sertorio Teofili, i palazzi adiacenti Cybo e Mellini. Per gli interni, decorati da Pietro da Cortona e Gaspard Dughet, furono utilizzati materiali provenienti dalle demolizioni della basilica di San Pietro. Il programma decorativo era incentrato sulle storie di Enea (nella grande galleria 1651-1654) riferimento alla ricostruzione genealogica dei Pamphilj, che si ritenevano discendenti di Numa Pompilio (corrotto in Pamphilio). Il prospetto sulla piazza, a sviluppo verticale, fu disegnato da Rainaldi e Borromini. Nel progetto borrominiano erano previste tre altane con lo schema a serliana. Nella realizzazione finale, il lungo prospetto si articola in una parte centrale più alta, al centro della facciata dove si aprivano tre finestroni centinati, alternati a finestre con timpano curvo. Al di sotto, l’ingresso monumentale sormontato dal maestoso balcone, con un arco cieco con la colomba e il ramo d’ulivo, stemma araldico dei Pamphilj.

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Con l’elezione di Giovambattista Pamphilj al soglio pontificio come Innocenzo X (1644-1655), la famiglia volle ampliare il vecchio palazzo cardinalizio di Piazza Navona, chiamando a Roma da Parma Girolamo Rainaldi a dirigere i lavori, affiancato dal giovane Francesco Borromini nel 1644. Il progetto prevedeva di incorporare, oltre al vecchio palazzo di famiglia e al palazzo cardinalizio già di Sertorio Teofili, i palazzi adiacenti Cybo e Mellini. Per gli interni, decorati da Pietro da Cortona e Gaspard Dughet, furono utilizzati materiali provenienti dalle demolizioni della basilica di San Pietro. Il programma decorativo era incentrato sulle storie di Enea (nella grande galleria 1651-1654) riferimento alla ricostruzione genealogica dei Pamphilj, che si ritenevano discendenti di Numa Pompilio (corrotto in Pamphilio). Il prospetto sulla piazza, a sviluppo verticale, fu disegnato da Rainaldi e Borromini. Nel progetto borrominiano erano previste tre altane con lo schema a serliana. Nella realizzazione finale, il lungo prospetto si articola in una parte centrale più alta, al centro della facciata dove si aprivano tre finestroni centinati, alternati a finestre con timpano curvo. Al di sotto, l’ingresso monumentale sormontato dal maestoso balcone, con un arco cieco con la colomba e il ramo d’ulivo, stemma araldico dei Pamphilj.

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