Piazza Navona

Piazza Navona, 88 Roma

Con l’elezione al soglio pontificio di Innocenzo X (Giovambattista Pamphilj 1644-1655), i Pamphilj vollero fare di piazza Navona uno spazio celebrativo della famiglia, come era avvenuto per i Farnese e per i Barberini nelle piazze antistanti le rispettive residenze.Eccezionale esempio di continuità urbanistica, piazza Navona ha mantenuto pressoché inalterato il suo aspetto per secoli. Sviluppatasi sulle rovine dello stadio di Domiziano, l’area, denominata campus Agonis o Agone, conservò a lungo la funzione di spazio pubblico destinato a spettacoli e giostre. Sulla direttrice di via dell’Anima nel medioevo sorsero le prime torri, presto affiancate da palazzi nobiliari che disegnarono le forme della piazza ricalcando il contorno del monumento romano. Con il trasferimento nel 1477 del mercato cittadino dal Campidoglio, la futura piazza Navona acquistò nuova importanza: vi si concentrarono numerose botteghe artigiane, soprattutto sul lato settentrionale e orientale, mentre i lati ovest e sud tradizionalmente accoglieranno anche in seguito gli edifici delle famiglie aristocratiche. Tra queste gli Orsini, i de Torres e gli Aldobrandini nel settore meridionale, i Millini, i Cybo e i Pamphilj sul lato orientale. Nel XVI secolo l’area tra piazza Navona e piazza Farnese fu al centro di una serie di programmi urbanistici che ne sottolinearono il ruolo di polo cittadino che aveva assunto. Un progetto, mai realizzato, avrebbe voluto congiungere piazza Navona con via dei Baullari, creata per volere del cardinale Alessandro Farnese (poi papa Paolo III 1534-1549) per aprire una prospettiva su palazzo Farnese. Nel 1535, in direzione di sant’Apollinare, fu aperta la strada in Capo d’Agone (oggi via Agonale) sul lato nord, che avrebbe dovuto raccordarsi con un porticato con piazza Madama. Il primo intervento di sistemazione organico della piazza si deve a Gregorio XIII (Ugo Boncompagni 1572-1585) che la regolarizzò e ripavimentò, ornandola alle estremità con le fontane realizzate da Giacomo della Porta (1532-1602). Ma è solo con il grandioso progetto di Innocenzo X che piazza Navona acquistò la fisionomia che oggi conserva, con il nuovo scenografico assetto al quale concorsero i maggiori architetti del Seicento. Girolamo Rainaldi (1570-1655) e Francesco Borromini (1599-1667) concepirono un progetto che doveva unificare le architetture disorganiche della piazza in un complesso che vide tra il 1645 e il 1658 la realizzazione di un unico grande isolato che, inglobando i precedenti edifici, comprendeva il palazzo dei Pamphilj, il nuovo prospetto della chiesa di Sant’Agnese in Agone, con profilo concavo e arretrato rispetto alla piazza, trasformata in chiesa di famiglia e collegata architettonicamente al palazzo e il Collegio Innocenziano. Sul lato sud della piazza fu demolito il palazzo Aldobrandini che comprimeva la prospettiva del nuovo palazzo dei Pamphilj. Il “salotto dei Pamphilj” fu infine completato dall’intervento di Gian Lorenzo Bernini con la realizzazione della monumentale fontana dei Fiumi al centro della piazza, emblematico esempio della teatralità e dell’illusionismo barocco cui l’isolato pamphiliano fa da fondale.Dal 1652, per rinfrescare dalla calura, nelle domeniche di agosto l’acqua delle fontane invadeva alla piazza creando il cosiddetto lago estivo.

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Con l’elezione al soglio pontificio di Innocenzo X (Giovambattista Pamphilj 1644-1655), i Pamphilj vollero fare di piazza Navona uno spazio celebrativo della famiglia, come era avvenuto per i Farnese e per i Barberini nelle piazze antistanti le rispettive residenze.Eccezionale esempio di continuità urbanistica, piazza Navona ha mantenuto pressoché inalterato il suo aspetto per secoli. Sviluppatasi sulle rovine dello stadio di Domiziano, l’area, denominata campus Agonis o Agone, conservò a lungo la funzione di spazio pubblico destinato a spettacoli e giostre. Sulla direttrice di via dell’Anima nel medioevo sorsero le prime torri, presto affiancate da palazzi nobiliari che disegnarono le forme della piazza ricalcando il contorno del monumento romano. Con il trasferimento nel 1477 del mercato cittadino dal Campidoglio, la futura piazza Navona acquistò nuova importanza: vi si concentrarono numerose botteghe artigiane, soprattutto sul lato settentrionale e orientale, mentre i lati ovest e sud tradizionalmente accoglieranno anche in seguito gli edifici delle famiglie aristocratiche. Tra queste gli Orsini, i de Torres e gli Aldobrandini nel settore meridionale, i Millini, i Cybo e i Pamphilj sul lato orientale. Nel XVI secolo l’area tra piazza Navona e piazza Farnese fu al centro di una serie di programmi urbanistici che ne sottolinearono il ruolo di polo cittadino che aveva assunto. Un progetto, mai realizzato, avrebbe voluto congiungere piazza Navona con via dei Baullari, creata per volere del cardinale Alessandro Farnese (poi papa Paolo III 1534-1549) per aprire una prospettiva su palazzo Farnese. Nel 1535, in direzione di sant’Apollinare, fu aperta la strada in Capo d’Agone (oggi via Agonale) sul lato nord, che avrebbe dovuto raccordarsi con un porticato con piazza Madama. Il primo intervento di sistemazione organico della piazza si deve a Gregorio XIII (Ugo Boncompagni 1572-1585) che la regolarizzò e ripavimentò, ornandola alle estremità con le fontane realizzate da Giacomo della Porta (1532-1602). Ma è solo con il grandioso progetto di Innocenzo X che piazza Navona acquistò la fisionomia che oggi conserva, con il nuovo scenografico assetto al quale concorsero i maggiori architetti del Seicento. Girolamo Rainaldi (1570-1655) e Francesco Borromini (1599-1667) concepirono un progetto che doveva unificare le architetture disorganiche della piazza in un complesso che vide tra il 1645 e il 1658 la realizzazione di un unico grande isolato che, inglobando i precedenti edifici, comprendeva il palazzo dei Pamphilj, il nuovo prospetto della chiesa di Sant’Agnese in Agone, con profilo concavo e arretrato rispetto alla piazza, trasformata in chiesa di famiglia e collegata architettonicamente al palazzo e il Collegio Innocenziano. Sul lato sud della piazza fu demolito il palazzo Aldobrandini che comprimeva la prospettiva del nuovo palazzo dei Pamphilj. Il “salotto dei Pamphilj” fu infine completato dall’intervento di Gian Lorenzo Bernini con la realizzazione della monumentale fontana dei Fiumi al centro della piazza, emblematico esempio della teatralità e dell’illusionismo barocco cui l’isolato pamphiliano fa da fondale.Dal 1652, per rinfrescare dalla calura, nelle domeniche di agosto l’acqua delle fontane invadeva alla piazza creando il cosiddetto lago estivo.

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Con l’elezione al soglio pontificio di Innocenzo X (Giovambattista Pamphilj 1644-1655), i Pamphilj vollero fare di piazza Navona uno spazio celebrativo della famiglia, come era avvenuto per i Farnese e per i Barberini nelle piazze antistanti le rispettive residenze.Eccezionale esempio di continuità urbanistica, piazza Navona ha mantenuto pressoché inalterato il suo aspetto per secoli. Sviluppatasi sulle rovine dello stadio di Domiziano, l’area, denominata campus Agonis o Agone, conservò a lungo la funzione di spazio pubblico destinato a spettacoli e giostre. Sulla direttrice di via dell’Anima nel medioevo sorsero le prime torri, presto affiancate da palazzi nobiliari che disegnarono le forme della piazza ricalcando il contorno del monumento romano. Con il trasferimento nel 1477 del mercato cittadino dal Campidoglio, la futura piazza Navona acquistò nuova importanza: vi si concentrarono numerose botteghe artigiane, soprattutto sul lato settentrionale e orientale, mentre i lati ovest e sud tradizionalmente accoglieranno anche in seguito gli edifici delle famiglie aristocratiche. Tra queste gli Orsini, i de Torres e gli Aldobrandini nel settore meridionale, i Millini, i Cybo e i Pamphilj sul lato orientale. Nel XVI secolo l’area tra piazza Navona e piazza Farnese fu al centro di una serie di programmi urbanistici che ne sottolinearono il ruolo di polo cittadino che aveva assunto. Un progetto, mai realizzato, avrebbe voluto congiungere piazza Navona con via dei Baullari, creata per volere del cardinale Alessandro Farnese (poi papa Paolo III 1534-1549) per aprire una prospettiva su palazzo Farnese. Nel 1535, in direzione di sant’Apollinare, fu aperta la strada in Capo d’Agone (oggi via Agonale) sul lato nord, che avrebbe dovuto raccordarsi con un porticato con piazza Madama. Il primo intervento di sistemazione organico della piazza si deve a Gregorio XIII (Ugo Boncompagni 1572-1585) che la regolarizzò e ripavimentò, ornandola alle estremità con le fontane realizzate da Giacomo della Porta (1532-1602). Ma è solo con il grandioso progetto di Innocenzo X che piazza Navona acquistò la fisionomia che oggi conserva, con il nuovo scenografico assetto al quale concorsero i maggiori architetti del Seicento. Girolamo Rainaldi (1570-1655) e Francesco Borromini (1599-1667) concepirono un progetto che doveva unificare le architetture disorganiche della piazza in un complesso che vide tra il 1645 e il 1658 la realizzazione di un unico grande isolato che, inglobando i precedenti edifici, comprendeva il palazzo dei Pamphilj, il nuovo prospetto della chiesa di Sant’Agnese in Agone, con profilo concavo e arretrato rispetto alla piazza, trasformata in chiesa di famiglia e collegata architettonicamente al palazzo e il Collegio Innocenziano. Sul lato sud della piazza fu demolito il palazzo Aldobrandini che comprimeva la prospettiva del nuovo palazzo dei Pamphilj. Il “salotto dei Pamphilj” fu infine completato dall’intervento di Gian Lorenzo Bernini con la realizzazione della monumentale fontana dei Fiumi al centro della piazza, emblematico esempio della teatralità e dell’illusionismo barocco cui l’isolato pamphiliano fa da fondale.Dal 1652, per rinfrescare dalla calura, nelle domeniche di agosto l’acqua delle fontane invadeva alla piazza creando il cosiddetto lago estivo.

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