Ponte Cestio o Ponte San Bartolomeo

Lungotevere degli Anguillara

L’antico ponte Cestio collegava l’isola Tiberina e la riva destra del Tevere. La precedente struttura di legno fu sostituita dal ponte in muratura, presumibilmente della metà del I sec.a.C circa, contemporaneo al Ponte Fabricio sull’altro lato dell’Isola. L’opera è attribuita a L. Cestio (46 a.C.), fratello del C. Cestio che costruì la celebre Piramide a Porta Ostiense.

Il ponte, in pietra, subì continui restauri, nel 152 d.C. e soprattutto nel 365 d.C. quando gli imperatori Valentiniano I, Valente e Graziano lo ricostruiscono, intervento di cui resta l’iscrizione dedicatoria dell’imperatore Graziano del 370 e che comportò la nuova denominazione del Ponte in Pons Gratiani. In questa occasione furono riutilizzati i blocchi di travertino provenienti dal portico del teatro di Marcello. Dal Medioevo è noto come ponte San Bartolomeo, perché conduceva alla piazza e alla chiesa omonima sull’Isola Tiberina dal lungotevere degli Anguillara, mentre nel seicento fu chiamato anche ponte Ferrato per la presenza dei numerosi molini ormeggiati con catene. La struttura di travertino del ponte Cestio, con grande arco centrale e due archi laterali minori, ha subito notevoli rimaneggiamenti nel corso dei secoli.

Oltre ai numerosi restauri cui andò soggetto, come quello attestato nel 1191-1193 di Benedictus, senatore del popolo di Roma, di Eugenio IV (Gabriele Condulmer 1431-1447) nel XV sec. e di Innocenzo XI (Benedetto Odescalchi 1676-1689) nel 1679, alla fine dell’ottocento i lavori di Raffaele Canevari per i nuovi argini comportarono la demolizione del vecchio ponte, il cui rivestimento originario di travertino fu riutilizzato nella nuova struttura.

L’ampliamento del ramo destro del Tevere comportò l’allargamento delle arcate laterali.

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L’antico ponte Cestio collegava l’isola Tiberina e la riva destra del Tevere. La precedente struttura di legno fu sostituita dal ponte in muratura, presumibilmente della metà del I sec.a.C circa, contemporaneo al Ponte Fabricio sull’altro lato dell’Isola. L’opera è attribuita a L. Cestio (46 a.C.), fratello del C. Cestio che costruì la celebre Piramide a Porta Ostiense.

Il ponte, in pietra, subì continui restauri, nel 152 d.C. e soprattutto nel 365 d.C. quando gli imperatori Valentiniano I, Valente e Graziano lo ricostruiscono, intervento di cui resta l’iscrizione dedicatoria dell’imperatore Graziano del 370 e che comportò la nuova denominazione del Ponte in Pons Gratiani. In questa occasione furono riutilizzati i blocchi di travertino provenienti dal portico del teatro di Marcello. Dal Medioevo è noto come ponte San Bartolomeo, perché conduceva alla piazza e alla chiesa omonima sull’Isola Tiberina dal lungotevere degli Anguillara, mentre nel seicento fu chiamato anche ponte Ferrato per la presenza dei numerosi molini ormeggiati con catene. La struttura di travertino del ponte Cestio, con grande arco centrale e due archi laterali minori, ha subito notevoli rimaneggiamenti nel corso dei secoli.

Oltre ai numerosi restauri cui andò soggetto, come quello attestato nel 1191-1193 di Benedictus, senatore del popolo di Roma, di Eugenio IV (Gabriele Condulmer 1431-1447) nel XV sec. e di Innocenzo XI (Benedetto Odescalchi 1676-1689) nel 1679, alla fine dell’ottocento i lavori di Raffaele Canevari per i nuovi argini comportarono la demolizione del vecchio ponte, il cui rivestimento originario di travertino fu riutilizzato nella nuova struttura.

L’ampliamento del ramo destro del Tevere comportò l’allargamento delle arcate laterali.

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L’antico ponte Cestio collegava l’isola Tiberina e la riva destra del Tevere. La precedente struttura di legno fu sostituita dal ponte in muratura, presumibilmente della metà del I sec.a.C circa, contemporaneo al Ponte Fabricio sull’altro lato dell’Isola. L’opera è attribuita a L. Cestio (46 a.C.), fratello del C. Cestio che costruì la celebre Piramide a Porta Ostiense.

Il ponte, in pietra, subì continui restauri, nel 152 d.C. e soprattutto nel 365 d.C. quando gli imperatori Valentiniano I, Valente e Graziano lo ricostruiscono, intervento di cui resta l’iscrizione dedicatoria dell’imperatore Graziano del 370 e che comportò la nuova denominazione del Ponte in Pons Gratiani. In questa occasione furono riutilizzati i blocchi di travertino provenienti dal portico del teatro di Marcello. Dal Medioevo è noto come ponte San Bartolomeo, perché conduceva alla piazza e alla chiesa omonima sull’Isola Tiberina dal lungotevere degli Anguillara, mentre nel seicento fu chiamato anche ponte Ferrato per la presenza dei numerosi molini ormeggiati con catene. La struttura di travertino del ponte Cestio, con grande arco centrale e due archi laterali minori, ha subito notevoli rimaneggiamenti nel corso dei secoli.

Oltre ai numerosi restauri cui andò soggetto, come quello attestato nel 1191-1193 di Benedictus, senatore del popolo di Roma, di Eugenio IV (Gabriele Condulmer 1431-1447) nel XV sec. e di Innocenzo XI (Benedetto Odescalchi 1676-1689) nel 1679, alla fine dell’ottocento i lavori di Raffaele Canevari per i nuovi argini comportarono la demolizione del vecchio ponte, il cui rivestimento originario di travertino fu riutilizzato nella nuova struttura.

L’ampliamento del ramo destro del Tevere comportò l’allargamento delle arcate laterali.

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