Ponte Fabricio o dei Quattro Capi

Ponte Quattro Capi, Roma

L’antico ponte Fabricio, che collegava l’Isola Tiberina con la riva sinistra, corrispondeva simmetricamente al ponte Cestio. Una iscrizione ricorda la sua costruzione del 62 a.C. a cura di L. Fabricio, quando la struttura in travertino, tufo e pietra gabina, sostituì quella in legno preesistente. Nel 21 a.C. sono documentati i restauri ad opera dei consoli Lollio e Lepido a seguito dei danni per le piene del 23 e del 22 a.C. ma, per la sua solidità, il ponte resistette per secoli alla forza del fiume. Nella sistemazione del 1447 voluta da papa Eugenio IV (Gabriele Condulmer 1431-1447) il ponte fu pavimentato con lastre di travertino; nel 1679 Innocenzo XI (Benedetto Odescalchi 1676-1689) fece sostituire i parapetti e aggiungere il rivestimento in mattoni.Il ponte conserva due arcate a sesto ribassato poggiate su pilone centrale, sul quale un’apertura ad arco doveva alleggerire la spinta delle acque in caso di piena. Alle estremità, due archi minori, attualmente interrati a seguito dei lavori ottocenteschi per gli argini del Tevere. Ancora oggi restano le erme quadrifronti che ornano il parapetto e che hanno dato forse il nome al ponte, detto dei Quattro Capi. Una delle erme del ponte Fabricio fu inserita nel monumento del 1913 al poeta romano Gioacchino Belli.

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L’antico ponte Fabricio, che collegava l’Isola Tiberina con la riva sinistra, corrispondeva simmetricamente al ponte Cestio. Una iscrizione ricorda la sua costruzione del 62 a.C. a cura di L. Fabricio, quando la struttura in travertino, tufo e pietra gabina, sostituì quella in legno preesistente. Nel 21 a.C. sono documentati i restauri ad opera dei consoli Lollio e Lepido a seguito dei danni per le piene del 23 e del 22 a.C. ma, per la sua solidità, il ponte resistette per secoli alla forza del fiume. Nella sistemazione del 1447 voluta da papa Eugenio IV (Gabriele Condulmer 1431-1447) il ponte fu pavimentato con lastre di travertino; nel 1679 Innocenzo XI (Benedetto Odescalchi 1676-1689) fece sostituire i parapetti e aggiungere il rivestimento in mattoni.Il ponte conserva due arcate a sesto ribassato poggiate su pilone centrale, sul quale un’apertura ad arco doveva alleggerire la spinta delle acque in caso di piena. Alle estremità, due archi minori, attualmente interrati a seguito dei lavori ottocenteschi per gli argini del Tevere. Ancora oggi restano le erme quadrifronti che ornano il parapetto e che hanno dato forse il nome al ponte, detto dei Quattro Capi. Una delle erme del ponte Fabricio fu inserita nel monumento del 1913 al poeta romano Gioacchino Belli.

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L’antico ponte Fabricio, che collegava l’Isola Tiberina con la riva sinistra, corrispondeva simmetricamente al ponte Cestio. Una iscrizione ricorda la sua costruzione del 62 a.C. a cura di L. Fabricio, quando la struttura in travertino, tufo e pietra gabina, sostituì quella in legno preesistente. Nel 21 a.C. sono documentati i restauri ad opera dei consoli Lollio e Lepido a seguito dei danni per le piene del 23 e del 22 a.C. ma, per la sua solidità, il ponte resistette per secoli alla forza del fiume. Nella sistemazione del 1447 voluta da papa Eugenio IV (Gabriele Condulmer 1431-1447) il ponte fu pavimentato con lastre di travertino; nel 1679 Innocenzo XI (Benedetto Odescalchi 1676-1689) fece sostituire i parapetti e aggiungere il rivestimento in mattoni.Il ponte conserva due arcate a sesto ribassato poggiate su pilone centrale, sul quale un’apertura ad arco doveva alleggerire la spinta delle acque in caso di piena. Alle estremità, due archi minori, attualmente interrati a seguito dei lavori ottocenteschi per gli argini del Tevere. Ancora oggi restano le erme quadrifronti che ornano il parapetto e che hanno dato forse il nome al ponte, detto dei Quattro Capi. Una delle erme del ponte Fabricio fu inserita nel monumento del 1913 al poeta romano Gioacchino Belli.

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