Porta Trigemina

Costruite da Servio Tullio alla metà del VI secolo a.C., le mura serviane subirono ampliamenti e risistemazioni sostanziali nel IV secolo a.C. quando la cinta più antica in cappellaccio fu sostituita con quella in opera quadrata di blocchi di tufo giallo, della quale sono conservati alcuni tratti. La porta Trigemina si apriva nel tratto di mura che correva tra l’Aventino e il foro Boario, all’estremità del Clivus Publicius (attuale Clivo di Rocca Savella). Nonostante la sua importanza, la posizione esatta della porta resta ipotetica. Menzionata in connessione con l’emporio del 164 a.C, si apriva forse in direzione del ponte Sublicio, come ricordano le fonti nel racconto degli eventi legati alla fine di Caio Gracco che, fuggendo dall’Aventino verso Trastevere, sarebbe passato dalla porta verso il ponte.

Probabilmente la Trigemina fu trasformata nell’arco trionfale eretto da Publio Lentulo Scipione e Tito Quinzio Crispino Valeriano nel 2 d.C., poi distrutto nel XV secolo, nell’ambito del più vasto programma augusteo di trasformazione su larga scala in archi trionfali delle porte antiche della città, ormai prive della loro funzione e inglobate dallo sviluppo urbano. Lo stesso processo interessò altre porte delle antiche mura serviane, come la Collina e la Celimontana.

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Costruite da Servio Tullio alla metà del VI secolo a.C., le mura serviane subirono ampliamenti e risistemazioni sostanziali nel IV secolo a.C. quando la cinta più antica in cappellaccio fu sostituita con quella in opera quadrata di blocchi di tufo giallo, della quale sono conservati alcuni tratti. La porta Trigemina si apriva nel tratto di mura che correva tra l’Aventino e il foro Boario, all’estremità del Clivus Publicius (attuale Clivo di Rocca Savella). Nonostante la sua importanza, la posizione esatta della porta resta ipotetica. Menzionata in connessione con l’emporio del 164 a.C, si apriva forse in direzione del ponte Sublicio, come ricordano le fonti nel racconto degli eventi legati alla fine di Caio Gracco che, fuggendo dall’Aventino verso Trastevere, sarebbe passato dalla porta verso il ponte.

Probabilmente la Trigemina fu trasformata nell’arco trionfale eretto da Publio Lentulo Scipione e Tito Quinzio Crispino Valeriano nel 2 d.C., poi distrutto nel XV secolo, nell’ambito del più vasto programma augusteo di trasformazione su larga scala in archi trionfali delle porte antiche della città, ormai prive della loro funzione e inglobate dallo sviluppo urbano. Lo stesso processo interessò altre porte delle antiche mura serviane, come la Collina e la Celimontana.

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Costruite da Servio Tullio alla metà del VI secolo a.C., le mura serviane subirono ampliamenti e risistemazioni sostanziali nel IV secolo a.C. quando la cinta più antica in cappellaccio fu sostituita con quella in opera quadrata di blocchi di tufo giallo, della quale sono conservati alcuni tratti. La porta Trigemina si apriva nel tratto di mura che correva tra l’Aventino e il foro Boario, all’estremità del Clivus Publicius (attuale Clivo di Rocca Savella). Nonostante la sua importanza, la posizione esatta della porta resta ipotetica. Menzionata in connessione con l’emporio del 164 a.C, si apriva forse in direzione del ponte Sublicio, come ricordano le fonti nel racconto degli eventi legati alla fine di Caio Gracco che, fuggendo dall’Aventino verso Trastevere, sarebbe passato dalla porta verso il ponte.

Probabilmente la Trigemina fu trasformata nell’arco trionfale eretto da Publio Lentulo Scipione e Tito Quinzio Crispino Valeriano nel 2 d.C., poi distrutto nel XV secolo, nell’ambito del più vasto programma augusteo di trasformazione su larga scala in archi trionfali delle porte antiche della città, ormai prive della loro funzione e inglobate dallo sviluppo urbano. Lo stesso processo interessò altre porte delle antiche mura serviane, come la Collina e la Celimontana.

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