Rione VI – Parione

Piazza Navona, 91-93 Roma

Stemma del gonfalone: grifo rosso in campo argento, forse derivante dal simbolo araldico dei Massimo, modificato.

Il rione si estendeva nell’ambito della IX regione augustea. In età imperiale l’area era caratterizzata da monumentali edifici pubblici destinati allo spettacolo, come il teatro di Pompeo e soprattutto l’Odeon e lo stadio di Domiziano, che lasciarono una forte traccia urbanistica, condizionando edifici e spazi urbani che vi si sovrapposero. Ne sono esempi il palazzo dei Massimo alle Colonne, costruito sull’odeon di Domiziano e soprattutto il caso più eclatante di piazza Navona, sullo stadio di Domiziano. Saccheggiato dalle armate di Carlo V nel 1527, il rione fu ricostruito ospitando palazzi patrizi che si installarono lungo il perimetro dell’antico stadio, come quelli dei Mellini, degli Orsini, dei de Torres e dei Pamphilj, che diedero alla piazza la fisionomia barocca che tuttora conserva. Dal Rinascimento l’area accolse l’ importante comunità dei catalani e degli Aragonesi. La viabilità rinascimentale si impostava sugli assi longitudinali della strada Papale e della via Florida (oggi via del Pellegrino). Piazza Navona ha costituito certamente l’elemento urbanistico centrale del rione, sede dal XV secolo del principale mercato cittadino, poi spostato in Campo de’ Fiori. La forte presenza nel quartiere di attività artigianali è evidenziata nei nomi delle strade che ne richiamano i mestieri, come via dei Baullari, via dei Canestrari, via dei Chiavari, via dei Giubbonari.

Tra gli edifici di potere e di rappresentanza, il quattrocentesco palazzo della Cancelleria, già del cardinale Riario. Agli inizi del Seicento nel pontificato di Urbano VIII (Maffeo Barberini 1623-1644) il rione accolse la sede del Governo cittadino presso il palazzo Nardini, sulla strada Papale (oggi via del Governo vecchio).

Negli interventi per la Roma Capitale l’apertura di corso Vittorio Emanuele II e poi di Corso Rinascimento modificarono l’assetto che il quartiere aveva mantenuto almeno dal Rinascimento.

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Stemma del gonfalone: grifo rosso in campo argento, forse derivante dal simbolo araldico dei Massimo, modificato.

Il rione si estendeva nell’ambito della IX regione augustea. In età imperiale l’area era caratterizzata da monumentali edifici pubblici destinati allo spettacolo, come il teatro di Pompeo e soprattutto l’Odeon e lo stadio di Domiziano, che lasciarono una forte traccia urbanistica, condizionando edifici e spazi urbani che vi si sovrapposero. Ne sono esempi il palazzo dei Massimo alle Colonne, costruito sull’odeon di Domiziano e soprattutto il caso più eclatante di piazza Navona, sullo stadio di Domiziano. Saccheggiato dalle armate di Carlo V nel 1527, il rione fu ricostruito ospitando palazzi patrizi che si installarono lungo il perimetro dell’antico stadio, come quelli dei Mellini, degli Orsini, dei de Torres e dei Pamphilj, che diedero alla piazza la fisionomia barocca che tuttora conserva. Dal Rinascimento l’area accolse l’ importante comunità dei catalani e degli Aragonesi. La viabilità rinascimentale si impostava sugli assi longitudinali della strada Papale e della via Florida (oggi via del Pellegrino). Piazza Navona ha costituito certamente l’elemento urbanistico centrale del rione, sede dal XV secolo del principale mercato cittadino, poi spostato in Campo de’ Fiori. La forte presenza nel quartiere di attività artigianali è evidenziata nei nomi delle strade che ne richiamano i mestieri, come via dei Baullari, via dei Canestrari, via dei Chiavari, via dei Giubbonari.

Tra gli edifici di potere e di rappresentanza, il quattrocentesco palazzo della Cancelleria, già del cardinale Riario. Agli inizi del Seicento nel pontificato di Urbano VIII (Maffeo Barberini 1623-1644) il rione accolse la sede del Governo cittadino presso il palazzo Nardini, sulla strada Papale (oggi via del Governo vecchio).

Negli interventi per la Roma Capitale l’apertura di corso Vittorio Emanuele II e poi di Corso Rinascimento modificarono l’assetto che il quartiere aveva mantenuto almeno dal Rinascimento.

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Stemma del gonfalone: grifo rosso in campo argento, forse derivante dal simbolo araldico dei Massimo, modificato.

Il rione si estendeva nell’ambito della IX regione augustea. In età imperiale l’area era caratterizzata da monumentali edifici pubblici destinati allo spettacolo, come il teatro di Pompeo e soprattutto l’Odeon e lo stadio di Domiziano, che lasciarono una forte traccia urbanistica, condizionando edifici e spazi urbani che vi si sovrapposero. Ne sono esempi il palazzo dei Massimo alle Colonne, costruito sull’odeon di Domiziano e soprattutto il caso più eclatante di piazza Navona, sullo stadio di Domiziano. Saccheggiato dalle armate di Carlo V nel 1527, il rione fu ricostruito ospitando palazzi patrizi che si installarono lungo il perimetro dell’antico stadio, come quelli dei Mellini, degli Orsini, dei de Torres e dei Pamphilj, che diedero alla piazza la fisionomia barocca che tuttora conserva. Dal Rinascimento l’area accolse l’ importante comunità dei catalani e degli Aragonesi. La viabilità rinascimentale si impostava sugli assi longitudinali della strada Papale e della via Florida (oggi via del Pellegrino). Piazza Navona ha costituito certamente l’elemento urbanistico centrale del rione, sede dal XV secolo del principale mercato cittadino, poi spostato in Campo de’ Fiori. La forte presenza nel quartiere di attività artigianali è evidenziata nei nomi delle strade che ne richiamano i mestieri, come via dei Baullari, via dei Canestrari, via dei Chiavari, via dei Giubbonari.

Tra gli edifici di potere e di rappresentanza, il quattrocentesco palazzo della Cancelleria, già del cardinale Riario. Agli inizi del Seicento nel pontificato di Urbano VIII (Maffeo Barberini 1623-1644) il rione accolse la sede del Governo cittadino presso il palazzo Nardini, sulla strada Papale (oggi via del Governo vecchio).

Negli interventi per la Roma Capitale l’apertura di corso Vittorio Emanuele II e poi di Corso Rinascimento modificarono l’assetto che il quartiere aveva mantenuto almeno dal Rinascimento.

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