Rione VII – Regola

Piazza Farnese, 67 Roma

Stemma del gonfalone: cervo in oro in campo argento, che ricorderebbe il ritrovamento di una testa di cervo in oro dopo una piena del Tevere.

Il rione si estendeva nell’ambito della IX regione augustea. Due assi longitudinali costituivano il tessuto viario del rione. La direttrice che parte dal ponte Elio con parte di via dei Banchi Vecchi, via di Monserrato, via dei Venti, via Capodiferro, via di San Paolo alla Regola ricalcava una viabilità antica. Una seconda direttrice longitudinale, parallela alla prima, mantiene nei nomi (via dei Giubbonari, via dei Cappellari) il ricordo delle attività artigianali che vi si praticavano a partire dal medioevo. Nel XVI secolo l’apertura di via Giulia voluta da Giulio II (Giuliano della Rovere 1503-1513), con orientamento lievemente divergente, intercetta il tessuto medievale preesistente. Già dal medioevo il quartiere ospita residenze di potenti famiglie romane, come i Savelli e i Cenci, cui succedono i Ricci, i Medici e i Sacchetti di origine fiorentina. Un decisivo ruolo nella trasformazione dell’area fu svolto dalla famiglia dei Farnese che vi costruirono il palazzo di famiglia nel 1523, condizionando l’assetto tra il Tevere e Campo de’ Fiori. Gli interventi ottocenteschi per la realizzazione dei muraglioni del Tevere e l’apertura di via Arenula comportarono la distruzione di edifici e chiese medievali e rinascimentali, mutando la fisionomia del rione.

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Stemma del gonfalone: cervo in oro in campo argento, che ricorderebbe il ritrovamento di una testa di cervo in oro dopo una piena del Tevere.

Il rione si estendeva nell’ambito della IX regione augustea. Due assi longitudinali costituivano il tessuto viario del rione. La direttrice che parte dal ponte Elio con parte di via dei Banchi Vecchi, via di Monserrato, via dei Venti, via Capodiferro, via di San Paolo alla Regola ricalcava una viabilità antica. Una seconda direttrice longitudinale, parallela alla prima, mantiene nei nomi (via dei Giubbonari, via dei Cappellari) il ricordo delle attività artigianali che vi si praticavano a partire dal medioevo. Nel XVI secolo l’apertura di via Giulia voluta da Giulio II (Giuliano della Rovere 1503-1513), con orientamento lievemente divergente, intercetta il tessuto medievale preesistente. Già dal medioevo il quartiere ospita residenze di potenti famiglie romane, come i Savelli e i Cenci, cui succedono i Ricci, i Medici e i Sacchetti di origine fiorentina. Un decisivo ruolo nella trasformazione dell’area fu svolto dalla famiglia dei Farnese che vi costruirono il palazzo di famiglia nel 1523, condizionando l’assetto tra il Tevere e Campo de’ Fiori. Gli interventi ottocenteschi per la realizzazione dei muraglioni del Tevere e l’apertura di via Arenula comportarono la distruzione di edifici e chiese medievali e rinascimentali, mutando la fisionomia del rione.

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Stemma del gonfalone: cervo in oro in campo argento, che ricorderebbe il ritrovamento di una testa di cervo in oro dopo una piena del Tevere.

Il rione si estendeva nell’ambito della IX regione augustea. Due assi longitudinali costituivano il tessuto viario del rione. La direttrice che parte dal ponte Elio con parte di via dei Banchi Vecchi, via di Monserrato, via dei Venti, via Capodiferro, via di San Paolo alla Regola ricalcava una viabilità antica. Una seconda direttrice longitudinale, parallela alla prima, mantiene nei nomi (via dei Giubbonari, via dei Cappellari) il ricordo delle attività artigianali che vi si praticavano a partire dal medioevo. Nel XVI secolo l’apertura di via Giulia voluta da Giulio II (Giuliano della Rovere 1503-1513), con orientamento lievemente divergente, intercetta il tessuto medievale preesistente. Già dal medioevo il quartiere ospita residenze di potenti famiglie romane, come i Savelli e i Cenci, cui succedono i Ricci, i Medici e i Sacchetti di origine fiorentina. Un decisivo ruolo nella trasformazione dell’area fu svolto dalla famiglia dei Farnese che vi costruirono il palazzo di famiglia nel 1523, condizionando l’assetto tra il Tevere e Campo de’ Fiori. Gli interventi ottocenteschi per la realizzazione dei muraglioni del Tevere e l’apertura di via Arenula comportarono la distruzione di edifici e chiese medievali e rinascimentali, mutando la fisionomia del rione.

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