San Bartolomeo all’Isola

Narra la leggenda che nel 293 a.C. una grave epidemia scoppiò a Roma. Consultati i libri Sibillini venne deciso di inviare ad Epidauro, in Grecia, un’ambasceria per ottenere un simulacro del dio della medicina, Asclepio, da riportare a Roma. Durante i riti propiziatori un grosso serpente, simbolo e personificazione del dio, uscì dal santuario per rifugiarsi all'interno della nave romana. Giunti sul Tevere, il serpente uscì dalla nave e si nascose sull'isola Tiberina che venne quindi prescelta come sede del nuovo tempio dedicato ad Esculapio. Dopo poco tempo l'epidemia ebbe fine. Poco è visibile oggi dell’antico edificio: alcuni tratti di murature rinvenuti durante gli scavi eseguiti nel 2005 sotto le fondamenta della chiesa di San Bartolomeo; le colonne nelle navate della chiesa potrebbero appartenere all’edificio romano; il pozzo d'età ottoniana, profondo nove metri, posto in prossimità dell'altare è probabilmente in asse con l'antica sorgente del santuario di Esculapio. Per volere dell’imperatore Ottone III di Sassonia (996-1002) nel X secolo sulle rovine del tempio sorse una chiesa in onore di Sant’Adalberto martirizzato nel 998 presso Danzica. Sul capitello delle colonne tortili della cripta, è visibile il rilievo di un’aquila, simbolo di Ottone III. Nella chiesa vennero conservate anche le reliquie dell’apostolo Bartolomeo, famoso per la sua facoltà di guarire i malati e gli ossessi, Dalla piena età medievale l’edificio è noto appunto col nome di San Bartolomeo all’Isola. Distrutta da una piena del Tevere nel 1557 la chiesa venne ricostruita nel 1583 da Martino Longhi il Vecchio e ulteriormente modificata nel 1623.

Futouring Lazio

ORARI:

Lunedì - Sabato: 9:30 - 13:30 / 15:30 - 17:30

Domenica: 9:30 - 13:00

Narra la leggenda che nel 293 a.C. una grave epidemia scoppiò a Roma. Consultati i libri Sibillini venne deciso di inviare ad Epidauro, in Grecia, un’ambasceria per ottenere un simulacro del dio della medicina, Asclepio, da riportare a Roma. Durante i riti propiziatori un grosso serpente, simbolo e personificazione del dio, uscì dal santuario per rifugiarsi all'interno della nave romana. Giunti sul Tevere, il serpente uscì dalla nave e si nascose sull'isola Tiberina che venne quindi prescelta come sede del nuovo tempio dedicato ad Esculapio. Dopo poco tempo l'epidemia ebbe fine. Poco è visibile oggi dell’antico edificio: alcuni tratti di murature rinvenuti durante gli scavi eseguiti nel 2005 sotto le fondamenta della chiesa di San Bartolomeo; le colonne nelle navate della chiesa potrebbero appartenere all’edificio romano; il pozzo d'età ottoniana, profondo nove metri, posto in prossimità dell'altare è probabilmente in asse con l'antica sorgente del santuario di Esculapio. Per volere dell’imperatore Ottone III di Sassonia (996-1002) nel X secolo sulle rovine del tempio sorse una chiesa in onore di Sant’Adalberto martirizzato nel 998 presso Danzica. Sul capitello delle colonne tortili della cripta, è visibile il rilievo di un’aquila, simbolo di Ottone III. Nella chiesa vennero conservate anche le reliquie dell’apostolo Bartolomeo, famoso per la sua facoltà di guarire i malati e gli ossessi, Dalla piena età medievale l’edificio è noto appunto col nome di San Bartolomeo all’Isola. Distrutta da una piena del Tevere nel 1557 la chiesa venne ricostruita nel 1583 da Martino Longhi il Vecchio e ulteriormente modificata nel 1623.

Futouring Lazio

ORARI:

Lunedì - Sabato: 9:30 - 13:30 / 15:30 - 17:30

Domenica: 9:30 - 13:00

41.8903329,12.478211399999964,17

Narra la leggenda che nel 293 a.C. una grave epidemia scoppiò a Roma. Consultati i libri Sibillini venne deciso di inviare ad Epidauro, in Grecia, un’ambasceria per ottenere un simulacro del dio della medicina, Asclepio, da riportare a Roma. Durante i riti propiziatori un grosso serpente, simbolo e personificazione del dio, uscì dal santuario per rifugiarsi all'interno della nave romana. Giunti sul Tevere, il serpente uscì dalla nave e si nascose sull'isola Tiberina che venne quindi prescelta come sede del nuovo tempio dedicato ad Esculapio. Dopo poco tempo l'epidemia ebbe fine. Poco è visibile oggi dell’antico edificio: alcuni tratti di murature rinvenuti durante gli scavi eseguiti nel 2005 sotto le fondamenta della chiesa di San Bartolomeo; le colonne nelle navate della chiesa potrebbero appartenere all’edificio romano; il pozzo d'età ottoniana, profondo nove metri, posto in prossimità dell'altare è probabilmente in asse con l'antica sorgente del santuario di Esculapio. Per volere dell’imperatore Ottone III di Sassonia (996-1002) nel X secolo sulle rovine del tempio sorse una chiesa in onore di Sant’Adalberto martirizzato nel 998 presso Danzica. Sul capitello delle colonne tortili della cripta, è visibile il rilievo di un’aquila, simbolo di Ottone III. Nella chiesa vennero conservate anche le reliquie dell’apostolo Bartolomeo, famoso per la sua facoltà di guarire i malati e gli ossessi, Dalla piena età medievale l’edificio è noto appunto col nome di San Bartolomeo all’Isola. Distrutta da una piena del Tevere nel 1557 la chiesa venne ricostruita nel 1583 da Martino Longhi il Vecchio e ulteriormente modificata nel 1623.

Futouring Lazio

ORARI:

Lunedì - Sabato: 9:30 - 13:30 / 15:30 - 17:30

Domenica: 9:30 - 13:00

itinerari che contengono questo punto di interesse

Nei pressi

  • Bistrot

    I vicini bistrot

    Via di Torre Argentina, 70, Roma