San Lorenzo in Damaso

Corso Vittorio Emanuele II, 181 Roma

Da un portale sulla facciata del Palazzo della Cancelleria si entra nella chiesa, eretta nel 380 d.C. da papa Damaso e interamente ricostruita, per volere del cardinale Raffaele Riario, alla fine del XV secolo. Il sito della basilica di San Lorenzo in Damaso era in origine occupato dagli edifici dello stabulum factionis Prasinae ovvero dalle scuderie e dalle residenze degli aurighi facenti parte di una delle “squadre” che gareggiavano nel Circo Massimo. Allo stesso complesso è riferibile un santuario dedicato al dio Mitra il cui culto era collegato alla lotta tra il bene e il male e alla purezza dell’anima. Resti dell’edificio paleocristiano sono venuti in luce nel corso di scavi recenti nel cortile e nei sotterranei del palazzo. La struttura, a tre navate separate da colonne, aveva una facciata a tre porte preceduta da un nartece. L’ingresso era posto lungo l’asse dell’attuale Cancelleria, mentre un accesso secondario si apriva verso via del Pellegrino. A seguito di un incendio nell’XI secolo il pavimento venne rialzato, le colonne sostituite con pilastri e la trifora in facciata richiusa. Dopo la ricostruzione quattrocentesca (pianta a tre navate separate da pilastri e abside sul fondo della navata maggiore), modifiche nell’area presbiteriale si ebbero ad opera di Gian Lorenzo Bernini (1638-40). Sconsacrata e adibita a scuderie al tempo dell’occupazione francese la chiesa venne restaurata da Giuseppe Valadier nel 1807 e ulteriormente rimaneggiata da Virginio Vespignani alla fine del XIX secolo.

Autore: Vespignani Virginio (1808-1882).

Futouring Lazio

Da un portale sulla facciata del Palazzo della Cancelleria si entra nella chiesa, eretta nel 380 d.C. da papa Damaso e interamente ricostruita, per volere del cardinale Raffaele Riario, alla fine del XV secolo. Il sito della basilica di San Lorenzo in Damaso era in origine occupato dagli edifici dello stabulum factionis Prasinae ovvero dalle scuderie e dalle residenze degli aurighi facenti parte di una delle “squadre” che gareggiavano nel Circo Massimo. Allo stesso complesso è riferibile un santuario dedicato al dio Mitra il cui culto era collegato alla lotta tra il bene e il male e alla purezza dell’anima. Resti dell’edificio paleocristiano sono venuti in luce nel corso di scavi recenti nel cortile e nei sotterranei del palazzo. La struttura, a tre navate separate da colonne, aveva una facciata a tre porte preceduta da un nartece. L’ingresso era posto lungo l’asse dell’attuale Cancelleria, mentre un accesso secondario si apriva verso via del Pellegrino. A seguito di un incendio nell’XI secolo il pavimento venne rialzato, le colonne sostituite con pilastri e la trifora in facciata richiusa. Dopo la ricostruzione quattrocentesca (pianta a tre navate separate da pilastri e abside sul fondo della navata maggiore), modifiche nell’area presbiteriale si ebbero ad opera di Gian Lorenzo Bernini (1638-40). Sconsacrata e adibita a scuderie al tempo dell’occupazione francese la chiesa venne restaurata da Giuseppe Valadier nel 1807 e ulteriormente rimaneggiata da Virginio Vespignani alla fine del XIX secolo.

Autore: Vespignani Virginio (1808-1882).

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Da un portale sulla facciata del Palazzo della Cancelleria si entra nella chiesa, eretta nel 380 d.C. da papa Damaso e interamente ricostruita, per volere del cardinale Raffaele Riario, alla fine del XV secolo. Il sito della basilica di San Lorenzo in Damaso era in origine occupato dagli edifici dello stabulum factionis Prasinae ovvero dalle scuderie e dalle residenze degli aurighi facenti parte di una delle “squadre” che gareggiavano nel Circo Massimo. Allo stesso complesso è riferibile un santuario dedicato al dio Mitra il cui culto era collegato alla lotta tra il bene e il male e alla purezza dell’anima. Resti dell’edificio paleocristiano sono venuti in luce nel corso di scavi recenti nel cortile e nei sotterranei del palazzo. La struttura, a tre navate separate da colonne, aveva una facciata a tre porte preceduta da un nartece. L’ingresso era posto lungo l’asse dell’attuale Cancelleria, mentre un accesso secondario si apriva verso via del Pellegrino. A seguito di un incendio nell’XI secolo il pavimento venne rialzato, le colonne sostituite con pilastri e la trifora in facciata richiusa. Dopo la ricostruzione quattrocentesca (pianta a tre navate separate da pilastri e abside sul fondo della navata maggiore), modifiche nell’area presbiteriale si ebbero ad opera di Gian Lorenzo Bernini (1638-40). Sconsacrata e adibita a scuderie al tempo dell’occupazione francese la chiesa venne restaurata da Giuseppe Valadier nel 1807 e ulteriormente rimaneggiata da Virginio Vespignani alla fine del XIX secolo.

Autore: Vespignani Virginio (1808-1882).

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