San Sebastiano al Palatino, già Santa Maria in Pallara

Sorta nel X secolo sul Palatino, sui ruderi del Tempio di Elagabalo, la chiesa ebbe nel medioevo diverse denominazioni essendo ricordata sia come Santa Maria che come San Sebastiano (oppure Santi Sebastiano e Zotico) “in Palladio” o “in Pallara”, appellativo derivato dal Palladium, il simulacro delle dea Atena custodito nel tempio. Nel corso del tempo prevalse l’abitudine di menzionare nell’intitolazione solo San Sebastiano, martirizzato secondo la tradizione nel luogo dove sorgeva la chiesa. All’inizio dell’Ottocento la chiesa prese anche l’appellativo di “San Sebastiano alla Polveriera” per la sistemazione nelle sue vicinanze, durante l'occupazione francese, dei depositi di armamenti e polveri. L’edificio attuale fu realizzato nel 1624 da Luigi Arrigucci , per volontà di Urbano VIII (Maffeo Barberini, 1623-44), che preservò della vecchia costruzione solamente l’abside. L’alta facciata, che nella sua lineare semplicità sembra richiamare i modelli templari classici, presenta una larga incorniciatura in stucco ed è sormontata da un timpano triangolare. Gli unici elementi decorativi sono rappresentati dal coronamento del portale, costituito da un timpano triangolare inscritto in un timpano arcuato, e dallo stemma papale che campeggia al centro del prospetto. L’interno è a navata unica e nel catino absidale si conserva parte della decorazione del X secolo: Cristo tra i Santi Lorenzo, Stefano, Sebastiano e Zotico. Al di sotto, un’epigrafe del committente Petrus illustris medicus ricorda la consacrazione dell’opera pittorica alla Vergine e ai Santi Sebastiano e Zotico.

Arrigucci Luigi (1575-1643 post).

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Sorta nel X secolo sul Palatino, sui ruderi del Tempio di Elagabalo, la chiesa ebbe nel medioevo diverse denominazioni essendo ricordata sia come Santa Maria che come San Sebastiano (oppure Santi Sebastiano e Zotico) “in Palladio” o “in Pallara”, appellativo derivato dal Palladium, il simulacro delle dea Atena custodito nel tempio. Nel corso del tempo prevalse l’abitudine di menzionare nell’intitolazione solo San Sebastiano, martirizzato secondo la tradizione nel luogo dove sorgeva la chiesa. All’inizio dell’Ottocento la chiesa prese anche l’appellativo di “San Sebastiano alla Polveriera” per la sistemazione nelle sue vicinanze, durante l'occupazione francese, dei depositi di armamenti e polveri. L’edificio attuale fu realizzato nel 1624 da Luigi Arrigucci , per volontà di Urbano VIII (Maffeo Barberini, 1623-44), che preservò della vecchia costruzione solamente l’abside. L’alta facciata, che nella sua lineare semplicità sembra richiamare i modelli templari classici, presenta una larga incorniciatura in stucco ed è sormontata da un timpano triangolare. Gli unici elementi decorativi sono rappresentati dal coronamento del portale, costituito da un timpano triangolare inscritto in un timpano arcuato, e dallo stemma papale che campeggia al centro del prospetto. L’interno è a navata unica e nel catino absidale si conserva parte della decorazione del X secolo: Cristo tra i Santi Lorenzo, Stefano, Sebastiano e Zotico. Al di sotto, un’epigrafe del committente Petrus illustris medicus ricorda la consacrazione dell’opera pittorica alla Vergine e ai Santi Sebastiano e Zotico.

Arrigucci Luigi (1575-1643 post).

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Sorta nel X secolo sul Palatino, sui ruderi del Tempio di Elagabalo, la chiesa ebbe nel medioevo diverse denominazioni essendo ricordata sia come Santa Maria che come San Sebastiano (oppure Santi Sebastiano e Zotico) “in Palladio” o “in Pallara”, appellativo derivato dal Palladium, il simulacro delle dea Atena custodito nel tempio. Nel corso del tempo prevalse l’abitudine di menzionare nell’intitolazione solo San Sebastiano, martirizzato secondo la tradizione nel luogo dove sorgeva la chiesa. All’inizio dell’Ottocento la chiesa prese anche l’appellativo di “San Sebastiano alla Polveriera” per la sistemazione nelle sue vicinanze, durante l'occupazione francese, dei depositi di armamenti e polveri. L’edificio attuale fu realizzato nel 1624 da Luigi Arrigucci , per volontà di Urbano VIII (Maffeo Barberini, 1623-44), che preservò della vecchia costruzione solamente l’abside. L’alta facciata, che nella sua lineare semplicità sembra richiamare i modelli templari classici, presenta una larga incorniciatura in stucco ed è sormontata da un timpano triangolare. Gli unici elementi decorativi sono rappresentati dal coronamento del portale, costituito da un timpano triangolare inscritto in un timpano arcuato, e dallo stemma papale che campeggia al centro del prospetto. L’interno è a navata unica e nel catino absidale si conserva parte della decorazione del X secolo: Cristo tra i Santi Lorenzo, Stefano, Sebastiano e Zotico. Al di sotto, un’epigrafe del committente Petrus illustris medicus ricorda la consacrazione dell’opera pittorica alla Vergine e ai Santi Sebastiano e Zotico.

Arrigucci Luigi (1575-1643 post).

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