Santa Caterina dei Funari

Via Michelangelo Caetani, 5-9 Roma

Santa Caterina dei Funari è menzionata per la prima volta in un documento del 1192 come Sancta Maria dominae Rosae e Sancta Maria in castro aureo. La prima denominazione indica la fondatrice della chiesa, sorta con l'annesso monastero intorno al IX secolo sui resti della Crypta Balbi, all'interno del Castrum Aureum (da cui deriva la seconda denominazione). L'attuale appellativo si riferisce ai fabbricanti di funi che praticavano la loro arte nel quartiere. Tra la fine del XII e l'inizio del XIII secolo l'edificio venne ampliato considerevolmente, ma le forme attuali derivano dal rifacimento attuato tra 1560 e 1564 su iniziativa di Ignazio di Loyola, che aveva costituito nel monastero una casa per ragazze povere. Il progetto fu affidato a Guidetto Guidetti, architetto allievo di Michelangelo. La facciata si ispira a modelli tardorinascimentali: si compone di due ordini architettonici sovrapposti con paraste dai capitelli corinzi che delimitano riquadri con nicchie. Tra questi si stende una fascia adorna di festoni con gli emblemi della ruota, della rosa, delle palme; completano il prospetto le volute ed il timpano superiore. I resti di una torre del XV secolo furono impiegati per innalzarvi il piccolo campanile. L'interno è a navata unica coperta a volta, con tre cappelle per lato, ed ospita opere di alcuni tra i più insigni artisti del manierismo romano: Incoronazione di Maria di Annibale Carracci, Deposizione di Girolamo Muziano, Assunzione di Scipione Pulzone, Storie di Santa Caterina di Federico Zuccari, Martirio di Santa Caterina e Gloria della Santa di Livio Agresti, Storie di San Giovanni di Marcello Venusti.

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Santa Caterina dei Funari è menzionata per la prima volta in un documento del 1192 come Sancta Maria dominae Rosae e Sancta Maria in castro aureo. La prima denominazione indica la fondatrice della chiesa, sorta con l'annesso monastero intorno al IX secolo sui resti della Crypta Balbi, all'interno del Castrum Aureum (da cui deriva la seconda denominazione). L'attuale appellativo si riferisce ai fabbricanti di funi che praticavano la loro arte nel quartiere. Tra la fine del XII e l'inizio del XIII secolo l'edificio venne ampliato considerevolmente, ma le forme attuali derivano dal rifacimento attuato tra 1560 e 1564 su iniziativa di Ignazio di Loyola, che aveva costituito nel monastero una casa per ragazze povere. Il progetto fu affidato a Guidetto Guidetti, architetto allievo di Michelangelo. La facciata si ispira a modelli tardorinascimentali: si compone di due ordini architettonici sovrapposti con paraste dai capitelli corinzi che delimitano riquadri con nicchie. Tra questi si stende una fascia adorna di festoni con gli emblemi della ruota, della rosa, delle palme; completano il prospetto le volute ed il timpano superiore. I resti di una torre del XV secolo furono impiegati per innalzarvi il piccolo campanile. L'interno è a navata unica coperta a volta, con tre cappelle per lato, ed ospita opere di alcuni tra i più insigni artisti del manierismo romano: Incoronazione di Maria di Annibale Carracci, Deposizione di Girolamo Muziano, Assunzione di Scipione Pulzone, Storie di Santa Caterina di Federico Zuccari, Martirio di Santa Caterina e Gloria della Santa di Livio Agresti, Storie di San Giovanni di Marcello Venusti.

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Santa Caterina dei Funari è menzionata per la prima volta in un documento del 1192 come Sancta Maria dominae Rosae e Sancta Maria in castro aureo. La prima denominazione indica la fondatrice della chiesa, sorta con l'annesso monastero intorno al IX secolo sui resti della Crypta Balbi, all'interno del Castrum Aureum (da cui deriva la seconda denominazione). L'attuale appellativo si riferisce ai fabbricanti di funi che praticavano la loro arte nel quartiere. Tra la fine del XII e l'inizio del XIII secolo l'edificio venne ampliato considerevolmente, ma le forme attuali derivano dal rifacimento attuato tra 1560 e 1564 su iniziativa di Ignazio di Loyola, che aveva costituito nel monastero una casa per ragazze povere. Il progetto fu affidato a Guidetto Guidetti, architetto allievo di Michelangelo. La facciata si ispira a modelli tardorinascimentali: si compone di due ordini architettonici sovrapposti con paraste dai capitelli corinzi che delimitano riquadri con nicchie. Tra questi si stende una fascia adorna di festoni con gli emblemi della ruota, della rosa, delle palme; completano il prospetto le volute ed il timpano superiore. I resti di una torre del XV secolo furono impiegati per innalzarvi il piccolo campanile. L'interno è a navata unica coperta a volta, con tre cappelle per lato, ed ospita opere di alcuni tra i più insigni artisti del manierismo romano: Incoronazione di Maria di Annibale Carracci, Deposizione di Girolamo Muziano, Assunzione di Scipione Pulzone, Storie di Santa Caterina di Federico Zuccari, Martirio di Santa Caterina e Gloria della Santa di Livio Agresti, Storie di San Giovanni di Marcello Venusti.

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