Santa Maria della Pace

Vicolo della Volpe, 6-7 Roma

Sul luogo della piccola chiesa di Santa Andrea de Aquarizariis (cioè degli “acquaroli”), che avevano qui la sede, tra il 1480 e il 1482 Sisto IV (Francesco della Rovere 1471-1484) incaricò della realizzazione di una nuova chiesa forse Baccio Bontelli o, più probabilmente, uno degli allievi di Francesco di Giorgio Martini o di Leon Battista Alberti. La dedica a Santa Maria della Pace è legata alla fine dei conflitti che, a partire dalla congiura dei Pazzi (1478), avevano sconvolto Firenze e l’Italia.Il completo rifacimento seicentesco della chiesa, assoluto capolavoro del barocco, si deve a Pietro da Cortona, su incarico di papa Alessandro VII (Fabio Chigi 1655-1667) nel 1656-58. L’artista, con un gioco di superfici concave e convesse, ne ideò la scenografica facciata a due ordini, preceduta da elegante un pronao semicircolare, di forma convessa, che sporge tra due ali con funzione di quinte che integrano armoniosamente la chiesa nella piazza, in un inedito rapporto con lo spazio urbano. All’interno, la cappella del banchiere Agostino Chigi con gli affreschi di Raffaello delle Sibille e dei Profeti, per i quali fu accusato di plagio da Michelangelo.

Annesso alla chiesa, il cinquecentesco Chiostro del Bramante, con portico su arcate e loggiato superiore, è tra le prime opere romane dell’architetto, eseguito su commissione del cardinale Oliviero Carafa.

Autori: Berrettini Pietro (Pietro da Cortona) (1596-1669), Bramante Donato (1444-1514).

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Sul luogo della piccola chiesa di Santa Andrea de Aquarizariis (cioè degli “acquaroli”), che avevano qui la sede, tra il 1480 e il 1482 Sisto IV (Francesco della Rovere 1471-1484) incaricò della realizzazione di una nuova chiesa forse Baccio Bontelli o, più probabilmente, uno degli allievi di Francesco di Giorgio Martini o di Leon Battista Alberti. La dedica a Santa Maria della Pace è legata alla fine dei conflitti che, a partire dalla congiura dei Pazzi (1478), avevano sconvolto Firenze e l’Italia.Il completo rifacimento seicentesco della chiesa, assoluto capolavoro del barocco, si deve a Pietro da Cortona, su incarico di papa Alessandro VII (Fabio Chigi 1655-1667) nel 1656-58. L’artista, con un gioco di superfici concave e convesse, ne ideò la scenografica facciata a due ordini, preceduta da elegante un pronao semicircolare, di forma convessa, che sporge tra due ali con funzione di quinte che integrano armoniosamente la chiesa nella piazza, in un inedito rapporto con lo spazio urbano. All’interno, la cappella del banchiere Agostino Chigi con gli affreschi di Raffaello delle Sibille e dei Profeti, per i quali fu accusato di plagio da Michelangelo.

Annesso alla chiesa, il cinquecentesco Chiostro del Bramante, con portico su arcate e loggiato superiore, è tra le prime opere romane dell’architetto, eseguito su commissione del cardinale Oliviero Carafa.

Autori: Berrettini Pietro (Pietro da Cortona) (1596-1669), Bramante Donato (1444-1514).

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Sul luogo della piccola chiesa di Santa Andrea de Aquarizariis (cioè degli “acquaroli”), che avevano qui la sede, tra il 1480 e il 1482 Sisto IV (Francesco della Rovere 1471-1484) incaricò della realizzazione di una nuova chiesa forse Baccio Bontelli o, più probabilmente, uno degli allievi di Francesco di Giorgio Martini o di Leon Battista Alberti. La dedica a Santa Maria della Pace è legata alla fine dei conflitti che, a partire dalla congiura dei Pazzi (1478), avevano sconvolto Firenze e l’Italia.Il completo rifacimento seicentesco della chiesa, assoluto capolavoro del barocco, si deve a Pietro da Cortona, su incarico di papa Alessandro VII (Fabio Chigi 1655-1667) nel 1656-58. L’artista, con un gioco di superfici concave e convesse, ne ideò la scenografica facciata a due ordini, preceduta da elegante un pronao semicircolare, di forma convessa, che sporge tra due ali con funzione di quinte che integrano armoniosamente la chiesa nella piazza, in un inedito rapporto con lo spazio urbano. All’interno, la cappella del banchiere Agostino Chigi con gli affreschi di Raffaello delle Sibille e dei Profeti, per i quali fu accusato di plagio da Michelangelo.

Annesso alla chiesa, il cinquecentesco Chiostro del Bramante, con portico su arcate e loggiato superiore, è tra le prime opere romane dell’architetto, eseguito su commissione del cardinale Oliviero Carafa.

Autori: Berrettini Pietro (Pietro da Cortona) (1596-1669), Bramante Donato (1444-1514).

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