Sant'Agnese in Agone

Dal titulus della metà del IV sec. sorto sul luogo del martirio di S. Agnese nell’area dello Stadio di Domiziano, papa Callisto II (Guido di Borgogna 1119-1124) modificò nel 1123 il piccolo oratorio in basilica. La chiesa, a tre navate con l’abside verso il campus agonis (piazza Navona) e ingresso su via di S. Maria dell’Anima, accoglieva le sepolture delle nobili famiglie dei palazzi vicini. Solo nel 1652 per volere di papa Innocenzo X (Giovanni Battista Pamphilj 1644-1655), nella ristrutturazione dell’ “isola pamphiliana”, la chiesa mutò il suo orientamento, aprendosi su Piazza Navona e divenendo la chiesa di famiglia dei Pamphilj. Al progetto lavorarono Girolamo e il figlio Carlo Rainaldi, ai quali dal 1653 subentrò Francesco Borromini, cui fu affidato anche il progetto per il vicino Collegio Innocenziano. La facciata borrominiana, capolavoro del barocco - concava a tre sezioni e a ordine unico - esaltava lo slancio della cupola e dei due campanili. Un’apertura nella cupola (opera di G.M. Baratta, con affreschi di Ciro Ferri e del Baciccio) permetteva di assistere alle funzioni dal vicino palazzo Pamphilj. Alla morte di Innocenzo X, per divergenze con il nipote Camillo, Borromini lasciò i lavori affidati ad un collegio di architetti. Nel 1667, infine, Donna Olimpia Maidalchini, madre di Camillo Pamphilj incaricò il Bernini di completare l’opera. La cancellata alla base della scalinata è un’aggiunta di Busiri Vici del 1855.

L’innovativa decorazione dell’interno è costituita da pale marmoree sui sette altari delle cappelle. La chiesa ospita la tomba traslata di Innocenzo X, con la statua ritratto di Alessandro Algardi.

Futouring Lazio

ORARI:

feriali dalle ore 9:30 alle 12:30 e dalle ore 15:30 alle 19:00

festivi dalle ore 10:00 alle 13:00 e dalle ore 16:00 alle 20:00

lunedì chiuso

La chiesa

Dal titulus della metà del IV sec. sorto sul luogo del martirio di S. Agnese nell’area dello Stadio di Domiziano, papa Callisto II (Guido di Borgogna 1119-1124) modificò nel 1123 il piccolo oratorio in basilica. La chiesa, a tre navate con l’abside verso il campus agonis (piazza Navona) e ingresso su via di S. Maria dell’Anima, accoglieva le sepolture delle nobili famiglie dei palazzi vicini. Solo nel 1652 per volere di papa Innocenzo X (Giovanni Battista Pamphilj 1644-1655), nella ristrutturazione dell’ “isola pamphiliana”, la chiesa mutò il suo orientamento, aprendosi su Piazza Navona e divenendo la chiesa di famiglia dei Pamphilj. Al progetto lavorarono Girolamo e il figlio Carlo Rainaldi, ai quali dal 1653 subentrò Francesco Borromini, cui fu affidato anche il progetto per il vicino Collegio Innocenziano. La facciata borrominiana, capolavoro del barocco - concava a tre sezioni e a ordine unico - esaltava lo slancio della cupola e dei due campanili. Un’apertura nella cupola (opera di G.M. Baratta, con affreschi di Ciro Ferri e del Baciccio) permetteva di assistere alle funzioni dal vicino palazzo Pamphilj. Alla morte di Innocenzo X, per divergenze con il nipote Camillo, Borromini lasciò i lavori affidati ad un collegio di architetti. Nel 1667, infine, Donna Olimpia Maidalchini, madre di Camillo Pamphilj incaricò il Bernini di completare l’opera. La cancellata alla base della scalinata è un’aggiunta di Busiri Vici del 1855.

L’innovativa decorazione dell’interno è costituita da pale marmoree sui sette altari delle cappelle. La chiesa ospita la tomba traslata di Innocenzo X, con la statua ritratto di Alessandro Algardi.

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Dal titulus della metà del IV sec. sorto sul luogo del martirio di S. Agnese nell’area dello Stadio di Domiziano, papa Callisto II (Guido di Borgogna 1119-1124) modificò nel 1123 il piccolo oratorio in basilica. La chiesa, a tre navate con l’abside verso il campus agonis (piazza Navona) e ingresso su via di S. Maria dell’Anima, accoglieva le sepolture delle nobili famiglie dei palazzi vicini. Solo nel 1652 per volere di papa Innocenzo X (Giovanni Battista Pamphilj 1644-1655), nella ristrutturazione dell’ “isola pamphiliana”, la chiesa mutò il suo orientamento, aprendosi su Piazza Navona e divenendo la chiesa di famiglia dei Pamphilj. Al progetto lavorarono Girolamo e il figlio Carlo Rainaldi, ai quali dal 1653 subentrò Francesco Borromini, cui fu affidato anche il progetto per il vicino Collegio Innocenziano. La facciata borrominiana, capolavoro del barocco - concava a tre sezioni e a ordine unico - esaltava lo slancio della cupola e dei due campanili. Un’apertura nella cupola (opera di G.M. Baratta, con affreschi di Ciro Ferri e del Baciccio) permetteva di assistere alle funzioni dal vicino palazzo Pamphilj. Alla morte di Innocenzo X, per divergenze con il nipote Camillo, Borromini lasciò i lavori affidati ad un collegio di architetti. Nel 1667, infine, Donna Olimpia Maidalchini, madre di Camillo Pamphilj incaricò il Bernini di completare l’opera. La cancellata alla base della scalinata è un’aggiunta di Busiri Vici del 1855.

L’innovativa decorazione dell’interno è costituita da pale marmoree sui sette altari delle cappelle. La chiesa ospita la tomba traslata di Innocenzo X, con la statua ritratto di Alessandro Algardi.

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