Stazione Termini

Piazza dei Cinquecento, Roma

La stazione ferroviaria di Roma Termini deve il suo nome alle vicine terme di Diocleziano. Nel 1937 in previsione dell’Esposizione Universale del 1942 viene decisa la realizzazione di un nuovo impianto in sostituzione del precedente creato sotto Pio IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti 1846-1878) dal 1867ad opera di Salvatore Bianchi. Vincitore del concorso è l’architetto Angiolo Mazzoni del Grande con un progetto in cui la funzionalità, soprattutto nel monumentale prospetto anteriore con enorme atrio fronteggiato da colonne binate, era offuscata dall’enfasi propagandista di regime. A causa della guerra i lavori vennero interrotti. Rimanevano conclusi gli impianti, le pensiline e i corpi di fabbrica laterali. Questi ultimi costituiscono un raro esempio di architettura futurista che, soprattutto nelle torri tecniche poste al termine di un precorso di oltre due chilometri, presenta precisi richiami all'estetica metafisica di De Chirico. Abbandonato il progetto di Mazzoni , nel 1947 il Ministero dei Trasporti decide di indire un concorso per la nuova facciata, vinto ex aequo dagli architetti Leo Calini e Eugenio Montuori e dal gruppo capeggiato da Annibale Vitellozzi. Il progetto, ultimato nel 1950, è composto da un prospetto frontale, rivestito di travertino, il cui andamento orizzontale è sottolineato da sottili finestre continue, all’interno del quale trova posto il grande atrio arrivi e partenze. L'accesso ai treni avviene tramite la Galleria Gommata, strada pedonale interna che collega via Giolitti a via Marsala. Elemento caratterizzante il prospetto è la lunga sinuosa pensilina in cemento, popolarmente chiamata "il dinosauro" il cui andamento riecheggia il profilo delle vicine Mura Serviane.

Autori: Mazzoni del Grande Angiolo (1894-1934), Vitellozzi Annibale (1902-1990), Calini Leo (1903-1985), Montuori Eugenio (1907-1982).

Futouring Lazio

La stazione ferroviaria di Roma Termini deve il suo nome alle vicine terme di Diocleziano. Nel 1937 in previsione dell’Esposizione Universale del 1942 viene decisa la realizzazione di un nuovo impianto in sostituzione del precedente creato sotto Pio IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti 1846-1878) dal 1867ad opera di Salvatore Bianchi. Vincitore del concorso è l’architetto Angiolo Mazzoni del Grande con un progetto in cui la funzionalità, soprattutto nel monumentale prospetto anteriore con enorme atrio fronteggiato da colonne binate, era offuscata dall’enfasi propagandista di regime. A causa della guerra i lavori vennero interrotti. Rimanevano conclusi gli impianti, le pensiline e i corpi di fabbrica laterali. Questi ultimi costituiscono un raro esempio di architettura futurista che, soprattutto nelle torri tecniche poste al termine di un precorso di oltre due chilometri, presenta precisi richiami all'estetica metafisica di De Chirico. Abbandonato il progetto di Mazzoni , nel 1947 il Ministero dei Trasporti decide di indire un concorso per la nuova facciata, vinto ex aequo dagli architetti Leo Calini e Eugenio Montuori e dal gruppo capeggiato da Annibale Vitellozzi. Il progetto, ultimato nel 1950, è composto da un prospetto frontale, rivestito di travertino, il cui andamento orizzontale è sottolineato da sottili finestre continue, all’interno del quale trova posto il grande atrio arrivi e partenze. L'accesso ai treni avviene tramite la Galleria Gommata, strada pedonale interna che collega via Giolitti a via Marsala. Elemento caratterizzante il prospetto è la lunga sinuosa pensilina in cemento, popolarmente chiamata "il dinosauro" il cui andamento riecheggia il profilo delle vicine Mura Serviane.

Autori: Mazzoni del Grande Angiolo (1894-1934), Vitellozzi Annibale (1902-1990), Calini Leo (1903-1985), Montuori Eugenio (1907-1982).

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La stazione ferroviaria di Roma Termini deve il suo nome alle vicine terme di Diocleziano. Nel 1937 in previsione dell’Esposizione Universale del 1942 viene decisa la realizzazione di un nuovo impianto in sostituzione del precedente creato sotto Pio IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti 1846-1878) dal 1867ad opera di Salvatore Bianchi. Vincitore del concorso è l’architetto Angiolo Mazzoni del Grande con un progetto in cui la funzionalità, soprattutto nel monumentale prospetto anteriore con enorme atrio fronteggiato da colonne binate, era offuscata dall’enfasi propagandista di regime. A causa della guerra i lavori vennero interrotti. Rimanevano conclusi gli impianti, le pensiline e i corpi di fabbrica laterali. Questi ultimi costituiscono un raro esempio di architettura futurista che, soprattutto nelle torri tecniche poste al termine di un precorso di oltre due chilometri, presenta precisi richiami all'estetica metafisica di De Chirico. Abbandonato il progetto di Mazzoni , nel 1947 il Ministero dei Trasporti decide di indire un concorso per la nuova facciata, vinto ex aequo dagli architetti Leo Calini e Eugenio Montuori e dal gruppo capeggiato da Annibale Vitellozzi. Il progetto, ultimato nel 1950, è composto da un prospetto frontale, rivestito di travertino, il cui andamento orizzontale è sottolineato da sottili finestre continue, all’interno del quale trova posto il grande atrio arrivi e partenze. L'accesso ai treni avviene tramite la Galleria Gommata, strada pedonale interna che collega via Giolitti a via Marsala. Elemento caratterizzante il prospetto è la lunga sinuosa pensilina in cemento, popolarmente chiamata "il dinosauro" il cui andamento riecheggia il profilo delle vicine Mura Serviane.

Autori: Mazzoni del Grande Angiolo (1894-1934), Vitellozzi Annibale (1902-1990), Calini Leo (1903-1985), Montuori Eugenio (1907-1982).

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