Teatro di Pompeo

Via di Grotta Pinta, Roma

Il Teatro di Pompeo fu eretto per volere del console Pompeo tra il 61 a.C. e il 55 a.C. e fu per Roma una innovazione straordinaria. Infatti, la legge romana vietava la costruzione di teatri in muratura, per mantenere il carattere religioso che il teatro possedeva dalla tradizione greca: teatri provvisori in legno venivano eretti soltanto in prossimità di luoghi di culto. Pompeo, per portare al termine il suo progetto, costruì su un podio rialzato un tempio dedicato a Venere Vincitrice, la cui gradinata di accesso era costituita dall'intera cavea teatrale: in questo modo gli fu possibile aggirare il divieto del Senato. Disponeva di 17.500 posti a sedere e si estendeva fino all'area sacra di Largo Argentina. In quest'area sacra si collocava la grande aula detta Curia Pompeii, dove si tenevano riunioni del Senato e dove Cesare nel 44 a.C. fu assassinato. Benché Augusto avesse fatto murare la Curia come locus sceleratus, il teatro rimase in uso e venne restaurato dagli imperatori fino al V secolo. Nel Medioevo però questo impianto divenne cava di materiali edilizi e fondamento di successivi edifici. Sulle rovine della cavea vennero edificate le dimore degli Orsini e la Chiesa di Santa Barbara dei Librai. Il profilo della cavea è ancora riconoscibile nella via di Grottapinta, per la parte interna, e nel percorso tra via del Biscione e via dei Giubbonari per la parte esterna. Resti delle murature e delle arcate del portico, oltre che inclusi nelle cantine degli edifici successivi, sono visibili nei locali sotterranei dei palazzi nobiliari della zona.

Il Teatro di Pompeo fu eretto per volere del console Pompeo tra il 61 a.C. e il 55 a.C. e fu per Roma una innovazione straordinaria. Infatti, la legge romana vietava la costruzione di teatri in muratura, per mantenere il carattere religioso che il teatro possedeva dalla tradizione greca: teatri provvisori in legno venivano eretti soltanto in prossimità di luoghi di culto. Pompeo, per portare al termine il suo progetto, costruì su un podio rialzato un tempio dedicato a Venere Vincitrice, la cui gradinata di accesso era costituita dall'intera cavea teatrale: in questo modo gli fu possibile aggirare il divieto del Senato. Disponeva di 17.500 posti a sedere e si estendeva fino all'area sacra di Largo Argentina. In quest'area sacra si collocava la grande aula detta Curia Pompeii, dove si tenevano riunioni del Senato e dove Cesare nel 44 a.C. fu assassinato. Benché Augusto avesse fatto murare la Curia come locus sceleratus, il teatro rimase in uso e venne restaurato dagli imperatori fino al V secolo. Nel Medioevo però questo impianto divenne cava di materiali edilizi e fondamento di successivi edifici. Sulle rovine della cavea vennero edificate le dimore degli Orsini e la Chiesa di Santa Barbara dei Librai. Il profilo della cavea è ancora riconoscibile nella via di Grottapinta, per la parte interna, e nel percorso tra via del Biscione e via dei Giubbonari per la parte esterna. Resti delle murature e delle arcate del portico, oltre che inclusi nelle cantine degli edifici successivi, sono visibili nei locali sotterranei dei palazzi nobiliari della zona.

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Il Teatro di Pompeo fu eretto per volere del console Pompeo tra il 61 a.C. e il 55 a.C. e fu per Roma una innovazione straordinaria. Infatti, la legge romana vietava la costruzione di teatri in muratura, per mantenere il carattere religioso che il teatro possedeva dalla tradizione greca: teatri provvisori in legno venivano eretti soltanto in prossimità di luoghi di culto. Pompeo, per portare al termine il suo progetto, costruì su un podio rialzato un tempio dedicato a Venere Vincitrice, la cui gradinata di accesso era costituita dall'intera cavea teatrale: in questo modo gli fu possibile aggirare il divieto del Senato. Disponeva di 17.500 posti a sedere e si estendeva fino all'area sacra di Largo Argentina. In quest'area sacra si collocava la grande aula detta Curia Pompeii, dove si tenevano riunioni del Senato e dove Cesare nel 44 a.C. fu assassinato. Benché Augusto avesse fatto murare la Curia come locus sceleratus, il teatro rimase in uso e venne restaurato dagli imperatori fino al V secolo. Nel Medioevo però questo impianto divenne cava di materiali edilizi e fondamento di successivi edifici. Sulle rovine della cavea vennero edificate le dimore degli Orsini e la Chiesa di Santa Barbara dei Librai. Il profilo della cavea è ancora riconoscibile nella via di Grottapinta, per la parte interna, e nel percorso tra via del Biscione e via dei Giubbonari per la parte esterna. Resti delle murature e delle arcate del portico, oltre che inclusi nelle cantine degli edifici successivi, sono visibili nei locali sotterranei dei palazzi nobiliari della zona.

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