Tempio della Magna Mater

Nel 206 a. C., durante la seconda guerra punica, si verificò a Roma una pioggia di pietre che i sacerdoti interpretarono come di cattivo auspicio. Per capovolgere questo presagio infausto sulle sorti della guerra, il responso oracolare ordinò di recarsi a Pessinunte, in Asia Minore, per prelevare la statua cultuale della Magna Mater, costituita da una pietra nera caduta dal cielo. La Magna Mater Deorum o Cibele, protettrice di Enea, era infatti assimilata nella religione romana a Rhea, madre di Zeus, e a Rhea Silvia, madre di Romolo, e pertanto il suo culto poté essere introdotto all’interno della città, sul Palatino, luogo simbolo delle origini di Roma. In suo onore fu eretto tra il 204 ed il 191 a.C. un maestoso tempio in opera quadrata di blocchi di tufo. Il tempio, a seguito di un incendio, fu ricostruito nel 111 a.C. in opera cementizia. L’edificio, di ordine corinzio, era prostilo esastilo, ossia con pronao a sei colonne antistante la cella. Gli alberi di quercia attualmente visibili sul podio del tempio risalgono al XVI secolo periodo nel quale il Palatino venne occupato dagli Horti Farnesiani.

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Nel 206 a. C., durante la seconda guerra punica, si verificò a Roma una pioggia di pietre che i sacerdoti interpretarono come di cattivo auspicio. Per capovolgere questo presagio infausto sulle sorti della guerra, il responso oracolare ordinò di recarsi a Pessinunte, in Asia Minore, per prelevare la statua cultuale della Magna Mater, costituita da una pietra nera caduta dal cielo. La Magna Mater Deorum o Cibele, protettrice di Enea, era infatti assimilata nella religione romana a Rhea, madre di Zeus, e a Rhea Silvia, madre di Romolo, e pertanto il suo culto poté essere introdotto all’interno della città, sul Palatino, luogo simbolo delle origini di Roma. In suo onore fu eretto tra il 204 ed il 191 a.C. un maestoso tempio in opera quadrata di blocchi di tufo. Il tempio, a seguito di un incendio, fu ricostruito nel 111 a.C. in opera cementizia. L’edificio, di ordine corinzio, era prostilo esastilo, ossia con pronao a sei colonne antistante la cella. Gli alberi di quercia attualmente visibili sul podio del tempio risalgono al XVI secolo periodo nel quale il Palatino venne occupato dagli Horti Farnesiani.

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Nel 206 a. C., durante la seconda guerra punica, si verificò a Roma una pioggia di pietre che i sacerdoti interpretarono come di cattivo auspicio. Per capovolgere questo presagio infausto sulle sorti della guerra, il responso oracolare ordinò di recarsi a Pessinunte, in Asia Minore, per prelevare la statua cultuale della Magna Mater, costituita da una pietra nera caduta dal cielo. La Magna Mater Deorum o Cibele, protettrice di Enea, era infatti assimilata nella religione romana a Rhea, madre di Zeus, e a Rhea Silvia, madre di Romolo, e pertanto il suo culto poté essere introdotto all’interno della città, sul Palatino, luogo simbolo delle origini di Roma. In suo onore fu eretto tra il 204 ed il 191 a.C. un maestoso tempio in opera quadrata di blocchi di tufo. Il tempio, a seguito di un incendio, fu ricostruito nel 111 a.C. in opera cementizia. L’edificio, di ordine corinzio, era prostilo esastilo, ossia con pronao a sei colonne antistante la cella. Gli alberi di quercia attualmente visibili sul podio del tempio risalgono al XVI secolo periodo nel quale il Palatino venne occupato dagli Horti Farnesiani.

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