Tempio di Giove Capitolino

Uno dei più antichi templi di Roma, secondo la tradizione fu fondato da Tarquinio Prisco sul Campidoglio. La struttura originaria, in legno con decorazioni in terracotta, che ripeteva quella del tempio etrusco, era coronata da una quadriga opera dello scultore veiente Vulca, commissionata da Tarquinio il Superbo, secondo gli autori antichi. Il tempio, a tre celle e con quattro colonne sulla fronte, era dedicato alla triade capitolina: Giove, Giunone e Minerva. La sua consacrazione dopo la fine della monarchia, nel 508, sanciva la presa di possesso del potere da parte dell’oligarchia di Roma. Il tempio custodiva i Libri oracolari noti come Libri Sibillini ed era la meta del corteo trionfale che risaliva il Clivo capitolino. Il tempio di Giove, più volte ricostruito, dopo l’incendio dell’83 a.C. fu dedicato da Q. Lutazio Catulo (69 a.C.). La nuova struttura fu ingrandita con sei colonne sulla fronte. Danneggiato dall’incendio che sconvolse il Campidoglio nella guerra civile che precedette l’ascesa dei flavi nel 69 d.C., fu ricostruito da Vespasiano in forme fastose con colonne corinzie e un ricco apparato decorativo e poi di nuovo restaurato da Domiziano. Saccheggiato più volte alla caduta dell’impero romano, fu demolito nel medioevo per recuperare il materiale edilizio. Nel 1880 se ne individuarono le fondazioni, inglobate all’interno del palazzo del Museo dei Conservatori, dove recenti indagini archeologiche hanno rimesso in luce più parti del podio del tempio.

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Uno dei più antichi templi di Roma, secondo la tradizione fu fondato da Tarquinio Prisco sul Campidoglio. La struttura originaria, in legno con decorazioni in terracotta, che ripeteva quella del tempio etrusco, era coronata da una quadriga opera dello scultore veiente Vulca, commissionata da Tarquinio il Superbo, secondo gli autori antichi. Il tempio, a tre celle e con quattro colonne sulla fronte, era dedicato alla triade capitolina: Giove, Giunone e Minerva. La sua consacrazione dopo la fine della monarchia, nel 508, sanciva la presa di possesso del potere da parte dell’oligarchia di Roma. Il tempio custodiva i Libri oracolari noti come Libri Sibillini ed era la meta del corteo trionfale che risaliva il Clivo capitolino. Il tempio di Giove, più volte ricostruito, dopo l’incendio dell’83 a.C. fu dedicato da Q. Lutazio Catulo (69 a.C.). La nuova struttura fu ingrandita con sei colonne sulla fronte. Danneggiato dall’incendio che sconvolse il Campidoglio nella guerra civile che precedette l’ascesa dei flavi nel 69 d.C., fu ricostruito da Vespasiano in forme fastose con colonne corinzie e un ricco apparato decorativo e poi di nuovo restaurato da Domiziano. Saccheggiato più volte alla caduta dell’impero romano, fu demolito nel medioevo per recuperare il materiale edilizio. Nel 1880 se ne individuarono le fondazioni, inglobate all’interno del palazzo del Museo dei Conservatori, dove recenti indagini archeologiche hanno rimesso in luce più parti del podio del tempio.

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Uno dei più antichi templi di Roma, secondo la tradizione fu fondato da Tarquinio Prisco sul Campidoglio. La struttura originaria, in legno con decorazioni in terracotta, che ripeteva quella del tempio etrusco, era coronata da una quadriga opera dello scultore veiente Vulca, commissionata da Tarquinio il Superbo, secondo gli autori antichi. Il tempio, a tre celle e con quattro colonne sulla fronte, era dedicato alla triade capitolina: Giove, Giunone e Minerva. La sua consacrazione dopo la fine della monarchia, nel 508, sanciva la presa di possesso del potere da parte dell’oligarchia di Roma. Il tempio custodiva i Libri oracolari noti come Libri Sibillini ed era la meta del corteo trionfale che risaliva il Clivo capitolino. Il tempio di Giove, più volte ricostruito, dopo l’incendio dell’83 a.C. fu dedicato da Q. Lutazio Catulo (69 a.C.). La nuova struttura fu ingrandita con sei colonne sulla fronte. Danneggiato dall’incendio che sconvolse il Campidoglio nella guerra civile che precedette l’ascesa dei flavi nel 69 d.C., fu ricostruito da Vespasiano in forme fastose con colonne corinzie e un ricco apparato decorativo e poi di nuovo restaurato da Domiziano. Saccheggiato più volte alla caduta dell’impero romano, fu demolito nel medioevo per recuperare il materiale edilizio. Nel 1880 se ne individuarono le fondazioni, inglobate all’interno del palazzo del Museo dei Conservatori, dove recenti indagini archeologiche hanno rimesso in luce più parti del podio del tempio.

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