Terme Neroniane o Alessandrine

Via Giustiniani, 12-23 Roma

Nel mondo romano la pratica del bagno rappresentò un fatto di enorme rilevanza sociale. Il “programma” dei bagni avveniva secondo un percorso stabilito che rispondeva a precise regole igieniche. All’ingresso delle terme era collocato lo spogliatoio (apodytherium) dal quale l’utente poteva entrare in un ambiente tiepido (tepidarium) oppure praticare un’attività sportiva nella palestra. Successivamente entrava nella sauna (laconicum) e da qui in una sala calda (caldarium). Il percorso si concludeva con l’immersione nella vasca di acqua fredda del frigidarium, oppure con un bagno in una grande piscina (natatio). Le Terme Neroniane/Alessandrine, localizzate in Campo Marzio, occupavano un’area compresa tra le attuali via delle Coppelle, piazza del Pantheon, Salita dei Crescenzi, corso Rinascimento. I resti del monumento attualmente non sono visibili in quanto giacciono sotto le fondazioni degli edifici moderni. Edificate da Nerone (54-68 d.C.) e ricostruite da Alessandro Severo (222-235 d.C.) che le alimentò attraverso l’Aqua Alexandrina, costituiscono l’esempio più antico di “grandi terme” organizzate secondo una disposizione simmetrica delle aule minori rispetto ad un asse centrale occupato da tepidarium, caldarium e frigidarium. Le Terme rimasero in uso almeno fino al V secolo, nel X secolo tra i ruderi si insediarono case, orti, palazzi nobiliari e numerose chiese tra cui quella di Santa Maria intitolata successivamente a San Luigi dei Francesi. A partire dall’età rinascimentale e fino all’età moderna le strutture vennero descritte e disegnate da numerosi artisti ed eruditi tra cui Andrea Palladio, Flaminio Vacca, Luigi Canina, Rodolfo Lanciani. Tra i numerosi reperti appartenenti alla decorazione architettonica dell’edificio si ricordano le due grandi colonne in granito rosa riutilizzate nel pronao del Pantheon.

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Nel mondo romano la pratica del bagno rappresentò un fatto di enorme rilevanza sociale. Il “programma” dei bagni avveniva secondo un percorso stabilito che rispondeva a precise regole igieniche. All’ingresso delle terme era collocato lo spogliatoio (apodytherium) dal quale l’utente poteva entrare in un ambiente tiepido (tepidarium) oppure praticare un’attività sportiva nella palestra. Successivamente entrava nella sauna (laconicum) e da qui in una sala calda (caldarium). Il percorso si concludeva con l’immersione nella vasca di acqua fredda del frigidarium, oppure con un bagno in una grande piscina (natatio). Le Terme Neroniane/Alessandrine, localizzate in Campo Marzio, occupavano un’area compresa tra le attuali via delle Coppelle, piazza del Pantheon, Salita dei Crescenzi, corso Rinascimento. I resti del monumento attualmente non sono visibili in quanto giacciono sotto le fondazioni degli edifici moderni. Edificate da Nerone (54-68 d.C.) e ricostruite da Alessandro Severo (222-235 d.C.) che le alimentò attraverso l’Aqua Alexandrina, costituiscono l’esempio più antico di “grandi terme” organizzate secondo una disposizione simmetrica delle aule minori rispetto ad un asse centrale occupato da tepidarium, caldarium e frigidarium. Le Terme rimasero in uso almeno fino al V secolo, nel X secolo tra i ruderi si insediarono case, orti, palazzi nobiliari e numerose chiese tra cui quella di Santa Maria intitolata successivamente a San Luigi dei Francesi. A partire dall’età rinascimentale e fino all’età moderna le strutture vennero descritte e disegnate da numerosi artisti ed eruditi tra cui Andrea Palladio, Flaminio Vacca, Luigi Canina, Rodolfo Lanciani. Tra i numerosi reperti appartenenti alla decorazione architettonica dell’edificio si ricordano le due grandi colonne in granito rosa riutilizzate nel pronao del Pantheon.

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Nel mondo romano la pratica del bagno rappresentò un fatto di enorme rilevanza sociale. Il “programma” dei bagni avveniva secondo un percorso stabilito che rispondeva a precise regole igieniche. All’ingresso delle terme era collocato lo spogliatoio (apodytherium) dal quale l’utente poteva entrare in un ambiente tiepido (tepidarium) oppure praticare un’attività sportiva nella palestra. Successivamente entrava nella sauna (laconicum) e da qui in una sala calda (caldarium). Il percorso si concludeva con l’immersione nella vasca di acqua fredda del frigidarium, oppure con un bagno in una grande piscina (natatio). Le Terme Neroniane/Alessandrine, localizzate in Campo Marzio, occupavano un’area compresa tra le attuali via delle Coppelle, piazza del Pantheon, Salita dei Crescenzi, corso Rinascimento. I resti del monumento attualmente non sono visibili in quanto giacciono sotto le fondazioni degli edifici moderni. Edificate da Nerone (54-68 d.C.) e ricostruite da Alessandro Severo (222-235 d.C.) che le alimentò attraverso l’Aqua Alexandrina, costituiscono l’esempio più antico di “grandi terme” organizzate secondo una disposizione simmetrica delle aule minori rispetto ad un asse centrale occupato da tepidarium, caldarium e frigidarium. Le Terme rimasero in uso almeno fino al V secolo, nel X secolo tra i ruderi si insediarono case, orti, palazzi nobiliari e numerose chiese tra cui quella di Santa Maria intitolata successivamente a San Luigi dei Francesi. A partire dall’età rinascimentale e fino all’età moderna le strutture vennero descritte e disegnate da numerosi artisti ed eruditi tra cui Andrea Palladio, Flaminio Vacca, Luigi Canina, Rodolfo Lanciani. Tra i numerosi reperti appartenenti alla decorazione architettonica dell’edificio si ricordano le due grandi colonne in granito rosa riutilizzate nel pronao del Pantheon.

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