Tevere

Ponte Garibaldi, Roma

Soggetto prediletto dagli artisti, il Tevere ha condizionata la storia della città. La fondazione e lo sviluppo della città di Roma, sorta presso l’ultimo guado (l’isola Tiberina) prima della foce, sono intimamente legati alla presenza del Tevere. Il fiume, oltre ad essere la principale fonte di approvvigionamento idrico, ha rappresentato nell’antichità e fino all’età moderna anche un’importante via di collegamento e di commercio tra la costa tirrenica e l’entroterra. La particolare conformazione del territorio, che presentava un punto di facile attraversamento a valle dell’Isola Tiberina (nell’area del Velabro, dove convergevano le popolazioni etrusche, latine e greche per effettuare scambi commerciali) e - sulla riva sinistra - un sistema collinare favorevole all’insediamento (Campidoglio e Palatino), fu tra le principali cause dello sviluppo dei primi nuclei abitativi. La centralità del fiume nella storia della città è indicata in modo emblematico dall’antica istituzione del Pontifex (il Pontefice, ossia il costruttore dei ponti), figura destinata a diventare la più alta carica religiosa del mondo romano. In età repubblicana e in età imperiale il più importante scalo commerciale cittadino si sviluppava tra il Velabro e le pendici dell’Aventino (Portus Tiberinus e Emporium), mentre sulla sponda del Campo Marzio sorgeva un porto militare con un cantiere (Navalia). In età tardoantica e medievale gli scali fluviali rimasero in funzione anche se il volume delle attività diminuì per il crollo della fitta rete di commerci dell’età imperiale. L’abitato, fortemente ridimensionato, si concentrò in prossimità del fiume e sulle sue sponde si sviluppò un’economia di tipo locale animata da attività commerciali collegate soprattutto ai bisogni primari della popolazione. Si diffusero così i mulini ad acqua, le botteghe dei pescatori e dei carpentieri, le officine dei vasai, le concerie, le tintorie. La stretta correlazione con il fiume diede inoltre impulso alla creazione di nuovi approdi (tra i quali il Porto di Ripa Grande e il Porto di Ripetta) e rappresentò uno degli aspetti più caratterizzanti della vita cittadina, nonostante i disagi derivanti dalle frequenti esondazioni, fino alla costruzione degli argini ottocenteschi che isolarono il Tevere dal contesto urbano, distruggendo edifici e palazzi storici come quello di Bindo Altoviti a Piazza di Ponte.

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Soggetto prediletto dagli artisti, il Tevere ha condizionata la storia della città. La fondazione e lo sviluppo della città di Roma, sorta presso l’ultimo guado (l’isola Tiberina) prima della foce, sono intimamente legati alla presenza del Tevere. Il fiume, oltre ad essere la principale fonte di approvvigionamento idrico, ha rappresentato nell’antichità e fino all’età moderna anche un’importante via di collegamento e di commercio tra la costa tirrenica e l’entroterra. La particolare conformazione del territorio, che presentava un punto di facile attraversamento a valle dell’Isola Tiberina (nell’area del Velabro, dove convergevano le popolazioni etrusche, latine e greche per effettuare scambi commerciali) e - sulla riva sinistra - un sistema collinare favorevole all’insediamento (Campidoglio e Palatino), fu tra le principali cause dello sviluppo dei primi nuclei abitativi. La centralità del fiume nella storia della città è indicata in modo emblematico dall’antica istituzione del Pontifex (il Pontefice, ossia il costruttore dei ponti), figura destinata a diventare la più alta carica religiosa del mondo romano. In età repubblicana e in età imperiale il più importante scalo commerciale cittadino si sviluppava tra il Velabro e le pendici dell’Aventino (Portus Tiberinus e Emporium), mentre sulla sponda del Campo Marzio sorgeva un porto militare con un cantiere (Navalia). In età tardoantica e medievale gli scali fluviali rimasero in funzione anche se il volume delle attività diminuì per il crollo della fitta rete di commerci dell’età imperiale. L’abitato, fortemente ridimensionato, si concentrò in prossimità del fiume e sulle sue sponde si sviluppò un’economia di tipo locale animata da attività commerciali collegate soprattutto ai bisogni primari della popolazione. Si diffusero così i mulini ad acqua, le botteghe dei pescatori e dei carpentieri, le officine dei vasai, le concerie, le tintorie. La stretta correlazione con il fiume diede inoltre impulso alla creazione di nuovi approdi (tra i quali il Porto di Ripa Grande e il Porto di Ripetta) e rappresentò uno degli aspetti più caratterizzanti della vita cittadina, nonostante i disagi derivanti dalle frequenti esondazioni, fino alla costruzione degli argini ottocenteschi che isolarono il Tevere dal contesto urbano, distruggendo edifici e palazzi storici come quello di Bindo Altoviti a Piazza di Ponte.

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Soggetto prediletto dagli artisti, il Tevere ha condizionata la storia della città. La fondazione e lo sviluppo della città di Roma, sorta presso l’ultimo guado (l’isola Tiberina) prima della foce, sono intimamente legati alla presenza del Tevere. Il fiume, oltre ad essere la principale fonte di approvvigionamento idrico, ha rappresentato nell’antichità e fino all’età moderna anche un’importante via di collegamento e di commercio tra la costa tirrenica e l’entroterra. La particolare conformazione del territorio, che presentava un punto di facile attraversamento a valle dell’Isola Tiberina (nell’area del Velabro, dove convergevano le popolazioni etrusche, latine e greche per effettuare scambi commerciali) e - sulla riva sinistra - un sistema collinare favorevole all’insediamento (Campidoglio e Palatino), fu tra le principali cause dello sviluppo dei primi nuclei abitativi. La centralità del fiume nella storia della città è indicata in modo emblematico dall’antica istituzione del Pontifex (il Pontefice, ossia il costruttore dei ponti), figura destinata a diventare la più alta carica religiosa del mondo romano. In età repubblicana e in età imperiale il più importante scalo commerciale cittadino si sviluppava tra il Velabro e le pendici dell’Aventino (Portus Tiberinus e Emporium), mentre sulla sponda del Campo Marzio sorgeva un porto militare con un cantiere (Navalia). In età tardoantica e medievale gli scali fluviali rimasero in funzione anche se il volume delle attività diminuì per il crollo della fitta rete di commerci dell’età imperiale. L’abitato, fortemente ridimensionato, si concentrò in prossimità del fiume e sulle sue sponde si sviluppò un’economia di tipo locale animata da attività commerciali collegate soprattutto ai bisogni primari della popolazione. Si diffusero così i mulini ad acqua, le botteghe dei pescatori e dei carpentieri, le officine dei vasai, le concerie, le tintorie. La stretta correlazione con il fiume diede inoltre impulso alla creazione di nuovi approdi (tra i quali il Porto di Ripa Grande e il Porto di Ripetta) e rappresentò uno degli aspetti più caratterizzanti della vita cittadina, nonostante i disagi derivanti dalle frequenti esondazioni, fino alla costruzione degli argini ottocenteschi che isolarono il Tevere dal contesto urbano, distruggendo edifici e palazzi storici come quello di Bindo Altoviti a Piazza di Ponte.

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