Torre del Papito

Via Florida, 20 Roma

La denominazione della torre del Papito o dei Boccamazza (proprietari nel XIII-XIV secolo), viene legata ora all’antipapa Anacleto II (Pietro Pierleoni, 1132-1138), detto dai suoi contemporanei “Papetto” o “Papito”, ora al papa Innocenzo II (Gregorio Papareschi,1130-1143). Recentemente è stata ipotizzata un’origine della torre in età carolingia (IX e X secolo), come parte di un recinto fortificato di forma quadrata con torri angolari, a delimitare il perimetro delle proprietà di uno dei principali nuclei familiari del quartiere. La torre, attualmente isolata dagli edifici circostanti, era inglobata in un fabbricato prospiciente via San Nicola dei Cesarini, demolito per la realizzazione delle modifiche urbanistiche che interessarono il settore negli anni ’20 del Novecento. Il monumento fu oggetto di rilevanti interventi di restauro nei successivi anni ’30 e ’40, durante i quali venne ricostruito il portico che si addossa al lato est della torre, un edificio a sei campate coperte con finte volte a crociera su colonne e capitelli di recupero. La torre, che domina oggi l’area archeologica di Largo di Torre Argentina, è a base quadrangolare con i lati sud ed est fondarsi su due muraglioni in blocchi di tufo e muratura laterizia pertinenti al recinto fortificato carolingio. L’edificio, che si sviluppa in altezza per cinque piani ed è coronato da un tetto ad una falda, ha la muratura costituita da una cortina in laterizi a vista a tessitura irregolare, datata dagli studiosi tra il XII e il XIV secolo.

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La denominazione della torre del Papito o dei Boccamazza (proprietari nel XIII-XIV secolo), viene legata ora all’antipapa Anacleto II (Pietro Pierleoni, 1132-1138), detto dai suoi contemporanei “Papetto” o “Papito”, ora al papa Innocenzo II (Gregorio Papareschi,1130-1143). Recentemente è stata ipotizzata un’origine della torre in età carolingia (IX e X secolo), come parte di un recinto fortificato di forma quadrata con torri angolari, a delimitare il perimetro delle proprietà di uno dei principali nuclei familiari del quartiere. La torre, attualmente isolata dagli edifici circostanti, era inglobata in un fabbricato prospiciente via San Nicola dei Cesarini, demolito per la realizzazione delle modifiche urbanistiche che interessarono il settore negli anni ’20 del Novecento. Il monumento fu oggetto di rilevanti interventi di restauro nei successivi anni ’30 e ’40, durante i quali venne ricostruito il portico che si addossa al lato est della torre, un edificio a sei campate coperte con finte volte a crociera su colonne e capitelli di recupero. La torre, che domina oggi l’area archeologica di Largo di Torre Argentina, è a base quadrangolare con i lati sud ed est fondarsi su due muraglioni in blocchi di tufo e muratura laterizia pertinenti al recinto fortificato carolingio. L’edificio, che si sviluppa in altezza per cinque piani ed è coronato da un tetto ad una falda, ha la muratura costituita da una cortina in laterizi a vista a tessitura irregolare, datata dagli studiosi tra il XII e il XIV secolo.

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La denominazione della torre del Papito o dei Boccamazza (proprietari nel XIII-XIV secolo), viene legata ora all’antipapa Anacleto II (Pietro Pierleoni, 1132-1138), detto dai suoi contemporanei “Papetto” o “Papito”, ora al papa Innocenzo II (Gregorio Papareschi,1130-1143). Recentemente è stata ipotizzata un’origine della torre in età carolingia (IX e X secolo), come parte di un recinto fortificato di forma quadrata con torri angolari, a delimitare il perimetro delle proprietà di uno dei principali nuclei familiari del quartiere. La torre, attualmente isolata dagli edifici circostanti, era inglobata in un fabbricato prospiciente via San Nicola dei Cesarini, demolito per la realizzazione delle modifiche urbanistiche che interessarono il settore negli anni ’20 del Novecento. Il monumento fu oggetto di rilevanti interventi di restauro nei successivi anni ’30 e ’40, durante i quali venne ricostruito il portico che si addossa al lato est della torre, un edificio a sei campate coperte con finte volte a crociera su colonne e capitelli di recupero. La torre, che domina oggi l’area archeologica di Largo di Torre Argentina, è a base quadrangolare con i lati sud ed est fondarsi su due muraglioni in blocchi di tufo e muratura laterizia pertinenti al recinto fortificato carolingio. L’edificio, che si sviluppa in altezza per cinque piani ed è coronato da un tetto ad una falda, ha la muratura costituita da una cortina in laterizi a vista a tessitura irregolare, datata dagli studiosi tra il XII e il XIV secolo.

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