Via del Corso

Via del Corso, Roma

L’attuale via del Corso, elemento centrale del tridente di piazza del Popolo, ricalca puntualmente il percorso della principale direttrice di età romana del Campo Marzio settentrionale, nota come via Lata, tratto della via Flaminia incluso nel circuito delle mura Aureliane del III sec. d.C.. Al sistema assiale della via Flaminia- Via Lata facevano capo le principali strade che interessavano il settore settentrionale della città almeno dal XIV secolo. Nella Roma del Quattrocento il tratto urbano della via Flaminia assume particolare rilievo negli interventi urbanistici volti all’allargamento della via, con la demolizione degli antichi portici che la delimitavano che culminarono nell’intervento di Paolo II (Pietro Barbo 1464-1471) prima e di Paolo III (Alessandro Farnese 1534-1549) poi. La strada accrebbe infatti la sua importanza come asse diretto al nuovo polo urbano voluto dai due pontefici con la nuova residenza pontificia di Palazzo San Marco. Dopo il trasferimento dal 1466 delle corse dei cavalli barberi, tradizionale evento del Carnevale romano, la via prese il nome di Corso e divenne uno dei luoghi più frequentati durante i festeggiamenti. Anche in funzione del nuovo utilizzo, fu ampliata la sede stradale con la demolizione prima dell’Arco Maggiore davanti a Santa Maria in via Lata e di parte dell’arco di Claudio (Clemente VII), poi con la demolizione della chiesa di San Giacomo in Augusta (Paolo III) e infine con l’eliminazione dell’ultima strettoia presso San Lorenzo in Lucina, con la distruzione dell’arco di Portogallo (Alessandro VII). La costruzione delle due chiese seicentesche di Santa Maria dei Miracoli e Santa Maria di Montesanto, che segnano l’inizio del tridente ai lati del Corso, dà l’assetto definitivo alla via, sulla quale si apre lo slargo in corrispondenza della chiesa dei Santi Ambrogio e Carlo e piazza Colonna. Tra il Seicento e il Settecento lungo la direttrice si dispongono i palazzi di alcune tra principali famiglie della città, come quello dei Doria Pamphilj, degli Sciarra di Carbognano, dei Fiano, dei Ruspoli, dei Ferrajoli.

Tra le più eleganti strade della Roma dell’Ottocento, via del Corso si arricchisce, tra la fine secolo e gli inizi del Novecento, delle Gallerie Sciarra (1885-1888) e Colonna, oggi Alberto Sordi (inaugurata solo nel 1922), dei Magazzini Bocconi poi palazzo della Rinascente (1889) e di locali alla moda come il celebre Caffè Aragno (1888).

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L’attuale via del Corso, elemento centrale del tridente di piazza del Popolo, ricalca puntualmente il percorso della principale direttrice di età romana del Campo Marzio settentrionale, nota come via Lata, tratto della via Flaminia incluso nel circuito delle mura Aureliane del III sec. d.C.. Al sistema assiale della via Flaminia- Via Lata facevano capo le principali strade che interessavano il settore settentrionale della città almeno dal XIV secolo. Nella Roma del Quattrocento il tratto urbano della via Flaminia assume particolare rilievo negli interventi urbanistici volti all’allargamento della via, con la demolizione degli antichi portici che la delimitavano che culminarono nell’intervento di Paolo II (Pietro Barbo 1464-1471) prima e di Paolo III (Alessandro Farnese 1534-1549) poi. La strada accrebbe infatti la sua importanza come asse diretto al nuovo polo urbano voluto dai due pontefici con la nuova residenza pontificia di Palazzo San Marco. Dopo il trasferimento dal 1466 delle corse dei cavalli barberi, tradizionale evento del Carnevale romano, la via prese il nome di Corso e divenne uno dei luoghi più frequentati durante i festeggiamenti. Anche in funzione del nuovo utilizzo, fu ampliata la sede stradale con la demolizione prima dell’Arco Maggiore davanti a Santa Maria in via Lata e di parte dell’arco di Claudio (Clemente VII), poi con la demolizione della chiesa di San Giacomo in Augusta (Paolo III) e infine con l’eliminazione dell’ultima strettoia presso San Lorenzo in Lucina, con la distruzione dell’arco di Portogallo (Alessandro VII). La costruzione delle due chiese seicentesche di Santa Maria dei Miracoli e Santa Maria di Montesanto, che segnano l’inizio del tridente ai lati del Corso, dà l’assetto definitivo alla via, sulla quale si apre lo slargo in corrispondenza della chiesa dei Santi Ambrogio e Carlo e piazza Colonna. Tra il Seicento e il Settecento lungo la direttrice si dispongono i palazzi di alcune tra principali famiglie della città, come quello dei Doria Pamphilj, degli Sciarra di Carbognano, dei Fiano, dei Ruspoli, dei Ferrajoli.

Tra le più eleganti strade della Roma dell’Ottocento, via del Corso si arricchisce, tra la fine secolo e gli inizi del Novecento, delle Gallerie Sciarra (1885-1888) e Colonna, oggi Alberto Sordi (inaugurata solo nel 1922), dei Magazzini Bocconi poi palazzo della Rinascente (1889) e di locali alla moda come il celebre Caffè Aragno (1888).

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L’attuale via del Corso, elemento centrale del tridente di piazza del Popolo, ricalca puntualmente il percorso della principale direttrice di età romana del Campo Marzio settentrionale, nota come via Lata, tratto della via Flaminia incluso nel circuito delle mura Aureliane del III sec. d.C.. Al sistema assiale della via Flaminia- Via Lata facevano capo le principali strade che interessavano il settore settentrionale della città almeno dal XIV secolo. Nella Roma del Quattrocento il tratto urbano della via Flaminia assume particolare rilievo negli interventi urbanistici volti all’allargamento della via, con la demolizione degli antichi portici che la delimitavano che culminarono nell’intervento di Paolo II (Pietro Barbo 1464-1471) prima e di Paolo III (Alessandro Farnese 1534-1549) poi. La strada accrebbe infatti la sua importanza come asse diretto al nuovo polo urbano voluto dai due pontefici con la nuova residenza pontificia di Palazzo San Marco. Dopo il trasferimento dal 1466 delle corse dei cavalli barberi, tradizionale evento del Carnevale romano, la via prese il nome di Corso e divenne uno dei luoghi più frequentati durante i festeggiamenti. Anche in funzione del nuovo utilizzo, fu ampliata la sede stradale con la demolizione prima dell’Arco Maggiore davanti a Santa Maria in via Lata e di parte dell’arco di Claudio (Clemente VII), poi con la demolizione della chiesa di San Giacomo in Augusta (Paolo III) e infine con l’eliminazione dell’ultima strettoia presso San Lorenzo in Lucina, con la distruzione dell’arco di Portogallo (Alessandro VII). La costruzione delle due chiese seicentesche di Santa Maria dei Miracoli e Santa Maria di Montesanto, che segnano l’inizio del tridente ai lati del Corso, dà l’assetto definitivo alla via, sulla quale si apre lo slargo in corrispondenza della chiesa dei Santi Ambrogio e Carlo e piazza Colonna. Tra il Seicento e il Settecento lungo la direttrice si dispongono i palazzi di alcune tra principali famiglie della città, come quello dei Doria Pamphilj, degli Sciarra di Carbognano, dei Fiano, dei Ruspoli, dei Ferrajoli.

Tra le più eleganti strade della Roma dell’Ottocento, via del Corso si arricchisce, tra la fine secolo e gli inizi del Novecento, delle Gallerie Sciarra (1885-1888) e Colonna, oggi Alberto Sordi (inaugurata solo nel 1922), dei Magazzini Bocconi poi palazzo della Rinascente (1889) e di locali alla moda come il celebre Caffè Aragno (1888).

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