Vittoriano

Via del Teatro di Marcello, 5431 Roma

Il Vittoriano venne realizzato a partire dal 1885, su progetto dell’architetto Giuseppe Sacconi, al fine di celebrare Vittorio Emanuele II e con lui l'intera stagione risorgimentale. Il concorso fu indetto nel 1880, due anni dopo la morte del primo re d’Italia. Per la sua realizzazione si alterò lo spazio dell’antica piazza e si sacrificò metà del colle capitolino. Il progetto originario prevedeva l'utilizzo del travertino romano, ma il monumento venne poi realizzato in marmo di Botticino (località in provincia di Brescia, zona d’origine del primo ministro Giuseppe Zanardelli). Nel 1905, alla morte di Sacconi, la direzione del progetto passò a Pio Piacentini, Gaetano Koch e Manfredo Manfredi. Il monumento venne inaugurato nel 1911, cinquantenario dell’Unità d’Italia, ma i lavori proseguirono, soprattutto per quel che riguarda l’apparato decorativo e la sistemazione degli interni, per concludersi solo nel 1935. Ispirato, senza un grande equilibrio, al repertorio classico (dall’ara di Pergamo al santuario di Palestrina, dal Partenone all’Ara Pacis) è costituito da una struttura a terrazze unite da scale e coronata da un alto portico a colonne terminato ai lati da due propilei a forma di tempietto sormontati da quadrighe (Unità della Patria e Libertà dei Cittadini). Al culmine della scalinata principale si trova l'Altare della Patria: all'interno è tumulato il Milite Ignoto, la salma di un soldato italiano sconosciuto selezionata tra quelle dei caduti della Prima guerra mondiale. Da notare l’imponente fregio, ben 80 metri di lunghezza, dominato dalla figura della dea Roma, raffigurante il Trionfo del Lavoro e il Trionfo dell’Amor patrio, al di sopra della quale si erge il grande monumento equestre in bronzo di Vittorio Emanuele II.

Autore: Sacconi Giuseppe (1854-1905).

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Il Vittoriano venne realizzato a partire dal 1885, su progetto dell’architetto Giuseppe Sacconi, al fine di celebrare Vittorio Emanuele II e con lui l'intera stagione risorgimentale. Il concorso fu indetto nel 1880, due anni dopo la morte del primo re d’Italia. Per la sua realizzazione si alterò lo spazio dell’antica piazza e si sacrificò metà del colle capitolino. Il progetto originario prevedeva l'utilizzo del travertino romano, ma il monumento venne poi realizzato in marmo di Botticino (località in provincia di Brescia, zona d’origine del primo ministro Giuseppe Zanardelli). Nel 1905, alla morte di Sacconi, la direzione del progetto passò a Pio Piacentini, Gaetano Koch e Manfredo Manfredi. Il monumento venne inaugurato nel 1911, cinquantenario dell’Unità d’Italia, ma i lavori proseguirono, soprattutto per quel che riguarda l’apparato decorativo e la sistemazione degli interni, per concludersi solo nel 1935. Ispirato, senza un grande equilibrio, al repertorio classico (dall’ara di Pergamo al santuario di Palestrina, dal Partenone all’Ara Pacis) è costituito da una struttura a terrazze unite da scale e coronata da un alto portico a colonne terminato ai lati da due propilei a forma di tempietto sormontati da quadrighe (Unità della Patria e Libertà dei Cittadini). Al culmine della scalinata principale si trova l'Altare della Patria: all'interno è tumulato il Milite Ignoto, la salma di un soldato italiano sconosciuto selezionata tra quelle dei caduti della Prima guerra mondiale. Da notare l’imponente fregio, ben 80 metri di lunghezza, dominato dalla figura della dea Roma, raffigurante il Trionfo del Lavoro e il Trionfo dell’Amor patrio, al di sopra della quale si erge il grande monumento equestre in bronzo di Vittorio Emanuele II.

Autore: Sacconi Giuseppe (1854-1905).

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Il Vittoriano venne realizzato a partire dal 1885, su progetto dell’architetto Giuseppe Sacconi, al fine di celebrare Vittorio Emanuele II e con lui l'intera stagione risorgimentale. Il concorso fu indetto nel 1880, due anni dopo la morte del primo re d’Italia. Per la sua realizzazione si alterò lo spazio dell’antica piazza e si sacrificò metà del colle capitolino. Il progetto originario prevedeva l'utilizzo del travertino romano, ma il monumento venne poi realizzato in marmo di Botticino (località in provincia di Brescia, zona d’origine del primo ministro Giuseppe Zanardelli). Nel 1905, alla morte di Sacconi, la direzione del progetto passò a Pio Piacentini, Gaetano Koch e Manfredo Manfredi. Il monumento venne inaugurato nel 1911, cinquantenario dell’Unità d’Italia, ma i lavori proseguirono, soprattutto per quel che riguarda l’apparato decorativo e la sistemazione degli interni, per concludersi solo nel 1935. Ispirato, senza un grande equilibrio, al repertorio classico (dall’ara di Pergamo al santuario di Palestrina, dal Partenone all’Ara Pacis) è costituito da una struttura a terrazze unite da scale e coronata da un alto portico a colonne terminato ai lati da due propilei a forma di tempietto sormontati da quadrighe (Unità della Patria e Libertà dei Cittadini). Al culmine della scalinata principale si trova l'Altare della Patria: all'interno è tumulato il Milite Ignoto, la salma di un soldato italiano sconosciuto selezionata tra quelle dei caduti della Prima guerra mondiale. Da notare l’imponente fregio, ben 80 metri di lunghezza, dominato dalla figura della dea Roma, raffigurante il Trionfo del Lavoro e il Trionfo dell’Amor patrio, al di sopra della quale si erge il grande monumento equestre in bronzo di Vittorio Emanuele II.

Autore: Sacconi Giuseppe (1854-1905).

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